In un mondo sempre più interconnesso, la tutela e la promozione dei diritti umani rappresentano la grande sfida del nostro tempo. Le Nazioni Unite, nate proprio con l’obiettivo di prevenire le atrocità del passato e costruire un ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sulla dignità umana, rimangono tuttora l’unico organismo multilaterale in grado di riunire tutte le nazioni su questi valori. Tuttavia, l’attuale architettura dell’Onu mostra limiti strutturali rispetto alle crescenti esigenze globali, rendendo urgente una riforma che renda questa istituzione veramente efficace nella protezione dei diritti umani, a partire da una battaglia simbolo e sostanza: l’abolizione universale della pena di morte. La pena di morte è considerata da molti organismi internazionali come una violazione intrinseca del diritto alla vita e contro trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Il principale ufficio dell’Onu per i diritti umani sostiene l’abolizione universale basandosi su questi principi fondamentali, sottolineando che non vi è evidenza che la pena capitale abbia una funzione deterrente reale e che il rischio di esecuzioni di persone innocenti è un argomento irrinunciabile per la sua eliminazione. Nel corso degli anni l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato risoluzioni sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali, sostenute da una vasta maggioranza degli Stati membri, segnando un passo importante in termini di consenso internazionale sulla necessità di ridurre e progressivamente eliminare l’uso della pena di morte.
Ciononostante, l’adozione di tali risoluzioni non impone obblighi vincolanti e lascia margini significativi alle scelte sovrane dei singoli Stati. È qui che emerge la necessità di rafforzare gli strumenti e le istituzioni dell’Onu: perché la promozione dei diritti umani non rimanga un elenco di buone intenzioni, ma diventi impegno concreto e sistematico. Organizzazioni non governative come Nessuno Tocchi Caino, storica Ong italiana impegnata nell’abolizione della pena di morte e della tortura, hanno svolto un ruolo fondamentale nel sostenere campagne internazionali e nel portare queste tematiche all’attenzione delle Nazioni Unite, contribuendo alla costruzione di risoluzioni e mobilitando opinione pubblica, parlamentari e governi.
La partecipazione delle Ong all’Onu, pur essendo importante, resta secondaria rispetto all’efficacia normativa dell’Organizzazione, proprio perché manca un quadro istituzionale che consenta di tradurre la pressione civile in obblighi vincolanti per gli Stati membri. La riforma dell’Onu deve puntare a una trasformazione strutturale che parta dal rafforzamento del Consiglio dei Diritti Umani, dotandolo di poteri sanzionatori e di monitoraggio per superare la fase della semplice denuncia, e prosegua con l’adozione di meccanismi di prevenzione vincolanti basati su standard comuni, integrando al contempo la società civile in un ruolo consultivo permanente e definendo un corpus normativo internazionale superiore all’autonomia dei singoli Stati sulle libertà fondamentali.
Aggiornato il 28 gennaio 2026 alle ore 11:23
