Trump e Milei travolgono Davos (Podcast)

Generazioni Liberali

Nell’undicesima puntata di Generazioni Liberali esaminiamo due discorsi che hanno scioccato i globalisti del World Economic Forum 2026 a Davos: quello di Donald Trump, dal carattere trionfalista e muscolare, e quello di Javier Milei, che si ispira a una concezione filosofica radicalmente libertaria. Trump rivendica i traguardi conseguiti nel primo anno del suo mandato presidenziale, parlando di un “miracolo economico”. La crescita annua del Pil è pari al 5,4%, l’inflazione è stata ridotta al 2,6% e gli investimenti stranieri attirati negli ultimi dodici mesi ammontano a circa 20 miliardi di dollari. Nello speech abbondano i temi caratteristici della piattaforma trumpiana: dazi doganali a profusione, deregulation massiccia, ritorno al fossile e all’energia nucleare, benzina sotto i 2,50 dollari al gallone. Quella di Trump è una visione improntata al realismo in politica estera, alla difesa dei confini e a un protezionismo selettivo, che critica senza mezzi termini un’Europa ormai “irriconoscibile” e i Paesi della Nato, accusati di essere dei “free riders”.

Milei, invece, ha esordito con la frase emblematica “Machiavelli è morto” e ha delineato un ordine morale che si fonda sul capitalismo di libero mercato. Dopo aver citato Senofonte come primo pensatore economico della storia, ha inanellato riferimenti alle opere di Huerta de Soto, Rothbard, Mises, Hayek, Kirzner e persino alla sua nemesi Hoppe, che lo ha attaccato più volte in maniera irricevibile. Milei ha dimostrato che solo il rispetto dei diritti di proprietà privata genera l’efficienza dinamica e l’etica individuale. Ha messo in discussione John Stuart Mill per aver incoraggiato una prospettiva utilitarista volta alla redistribuzione dei redditi, ha accusato la woke culture di essere il socialismo del XXI secolo e ha annunciato il risveglio globale dell’Occidente con l’America che si erge a faro di libertà. Inoltre, ha concluso il suo discorso con un accenno alla Parashat Bo dell’Esodo, usando le piaghe d’Egitto come metafora del destino di un mondo che nega la libertà.

Due visioni complementari che, all’apparenza, sembrano divergere nei valori: il pragmatismo nazionale di Trump contro l’universalismo etico di Milei. Entrambi demoliscono lo statalismo, la burocrazia e le politiche green, ma da angolazioni opposte. Quale modello può davvero salvare l’Occidente dal declino? Il ritorno alla sovranità economica o la rivoluzione anarco-capitalista?

Aggiornato il 27 gennaio 2026 alle ore 17:08