Il summit economico di Davos va sempre seguito. Perdere gli interventi dei potenti della Terra, anche attraverso agenzie e filmati in rete, significherebbe non avere elementi per prevedere il futuro di noi ansiosi (e sfiduciati) occidentali. Dalle parole di Larry Fink, lucido megafono del potere finanziario, emerge ci sarà un mondo sempre più diviso tra chi ha potuto investire grandi cifre tra “big data” ed intelligenza artificiale e chi, per mancanza di capitali, dovrà sopravvivere da disoccupato emarginato. Perché l’intelligenza artificiale concentrerà potere e danaro in poche mani, privando la maggior parte degli umani di un reddito da lavoro tradizionale. Quindi secondo Larry Fink di BlackRock, il dominio sul mondo sarebbe ormai di chi ha investito in energia per alimentare l’intelligenza artificiale: chi ne ha avuto la forza economica godrà del dominio planetario sulla gente normale.
L’ospite del Wef ci ha detto che, chi possiede gli investimenti nelle “big data” (i centri elaborazione ed immagazzinamento dati) deterrà sia il potere politico che economico, quindi non avrà più bisogno del lavoro della gente normale. Ma Fink s’è anche reso conto dell’enorme problema sociale insito negli investimenti in tecnologia: ma evidenziando che, al momento, la politica non pare abbia proposto al capitale un modo perché i normali possano beneficiare della ricchezza generata dall’intelligenza artificiale.
Le agenzie dicono che Fink avrebbe incontrato a Davos parte dei “potenti della Terra”. Soprattutto che, a margine del forum Wef, avrebbe spiegato ad alcuni giornalisti come non ci siano le premesse perché dei benefici dell’Ia possano goderne anche miliardi di umani: quelli che non hanno potuto investire capitali propri nella tecnologia. BlackRock detiene a livello planetario la gestione degli investimenti, le altre società sono certamente più piccole e non reggono il confronto. E il Ceo di BlackRock ha spiegato come oggi la gestione del capitale (ma anche degli umani e della vita terrestre) passi attraverso la costruzione di colossali centri d’immagazzinamento dati: soprattutto gli investimenti in questo settore sono tutti detenuti dai “potenti della Terra”, quindi da privati e non da Stati. Ne deriva che la cosiddetta politica tradizionale possa poco o nulla influenzare le scelte, come del resto la tassazione delle ricchezze prodotte dalle nuove tecnologie.
Obiettivo di chi gestisce l’intelligenza artificiale rimane garantire sempre maggiori dividendi per gli investitori, non certo una vita felice e senza problemi economici all'intera umanità. Anche se la gente comune s’è fatta non poche illusioni d’arricchimento con le criptovalute, ma va ricordato che il panorama d’investimento nell’Ia è detenuto da poche mani occidentali: da un lato Open Ai di Elon Musk, che ha costruito una joint venture con Softbank e Oracle per concentrare nel prossimo triennio investimenti in infrastrutture d’intelligenza artificiale per 500 miliardi di dollari; dall'altro c’è BlackRock che con Microsoft di Bill Gates ha costituito un fondo d’investimento di 30 miliardi per i “data center” e garantire sempre più produzione d’energia elettrica per l’alimentazione dei silos informatici.
Investimenti che influenzano non poco il mercato energetico: condizionando la preferenza nella fornitura elettrica verso le “big data”, a tutto discapito dell’utenza comune che paga maggiori costi e problemi d’interruzione di fornitura. Quindi in Occidente (Usa e Ue) da dopo pandemia la domanda di elettricità è cresciuta solo per il fabbisogno dell’Intelligenza artificiale. Il fabbisogno d’utenza domestica è calato, anche a causa del risparmio energetico familiare dovuto alle diminuite possibilità economiche.
L’Iea (Agenzia internazionale dell’energia) ha sede a Parigi, come ogni anno ha stilato per l’Ocse il report sulle politiche energetiche: dal monitoraggio Iea emerge che i consumi di energia da parte delle “big data” e per la produzione di criptovalute dovrebbero raddoppiare entro il 2026 e crescere repentinamente nei prossimi anni. Lecito domandarsi dove le “big data” prenderanno l’energia per alimentare l’Ia. Secondo Larry Fink nell’immediato l’Occidente (che per lui sono Usa e Ue) userà gas naturale e derivati dell’estrazione petrolifera, mentre nel futuro il nucleare verrà incontro alla produzione d’energia elettrica. Dalle parole di Fink emerge come gli investimenti privati spingano anche per il nucleare: perché il mercato dei capitali chiede fornitura stabile e continua ai centri d’elaborazione dati.
Del resto, l’investimento delle Big Tech occidentali (Microsoft, Open Ai, Oracle Meta, Alphabet, Amazon) è in gran parte già concentrato verso joint-venture sulla gestione di centrali nucleari. La stessa costruzione di nuovi reattori in Usa si basa sul capitale messo a disposizione dalle “big data”.
Quindi petrolio, gas e nucleare lavoreranno insieme per il potere delle aziende tecnologiche: a dircelo è lo stesso Dale Klein (ex-presidente della Nuclear Regulatory Commission Usa) che afferma: “In gran parte sarà il gas a soddisfare la crescita della domanda di elettricità legata ai data center... tempi tecnici ancora lunghi per l’attivazione di nuovi reattori nucleari”.
Avevamo previsto, e molto prima d’ascoltare Larry Fink, che l’intelligenza artificiale avrebbe cambiato il mondo del lavoro, generato esclusione sociale e totale controllo sugli umani “normali”. Ora è importante che, lo stesso Fink si sia posto il problema del profondo fossato tra chi avrà tantissimo e chi nulla. Questa rivoluzione certamente archivia la cultura del lavoro evolutasi al sorgere del “contratto sociale”. Probabilmente un medioevo cibernetico imporrà una nuova servitù della gleba, disegnando compiti per i tanti esclusi dai benefici tecnologici. Probabilmente questa fase si svilupperà anche ad Oriente, nella Cina ipertecnologica. Probabilmente ad un prossimo Wef verrà affrontato il problema degli esclusi, come fardello, minaccia per la sicurezza, costo e zavorra per una tecnologia in grado di governare le galassie.
Aggiornato il 23 gennaio 2026 alle ore 14:48
