Volodymyr Zelensky fa suoi i toni usati spesso da Donald Trump, il quale dal palco del forum di Davos ha scelto di riversare la propria frustrazione contro gli europei, alleati storici degli Stati Uniti. Accusati di mancare di “volontà politica” nel confronto con Vladimir Putin, mentre la guerra continua a bruciare ai confini orientali dell’Europa, e di apparire “persi” e “frammentati” di fronte alla tempesta Trump. Nel frattempo, il presidente ucraino ha annunciato di aver raggiunto con il tycoon un’intesa sulle tanto attese garanzie di sicurezza americane, uno dei passaggi chiave nel percorso verso una possibile conclusione del conflitto. Resta però irrisolto il nodo territoriale: “Non ne abbiamo discusso”, ha chiarito il commander-in-chief Usa dopo il bilaterale con Zelensky a Davos, mentre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner volavano alla volta di Mosca per incontrare Vladimir Putin e raccogliere la posizione russa al tavolo negoziale.
Al forum dell’economia globale, la wake up call di Zelensky lascia subito presagire un brutto quarto d’ora per i leader europei. “Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni”, afferma il presidente ucraino, richiamando il film Il giorno della marmotta: “È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato”. Da qui prende forma un atto d’accusa compatto contro il Vecchio continente. Zelensky ricorda come, “al momento” di utilizzare gli asset russi per sostenere la difesa ucraina, la decisione sia stata “bloccata”, e sottolinea l’assenza di “veri progressi” sull’istituzione di un tribunale internazionale per l’aggressione russa. “È una questione di tempo o di volontà politica?”, si chiede, descrivendo l’Europa come “un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze”. Un continente “perso, nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà”. E soprattutto “non ascolterà questo tipo di Europa”.
Noi ucraini, ricorda Zelensky, “abbiamo detto più volte ai nostri partner europei: agite ora”. Eppure l’Europa “rimane ancora in modalità Groenlandia. Ci viene detto di non menzionare i Tomahawk per non guastare l’umore agli americani. Ci dicono di non parlare dei missili Taurus”. Il risultato, denuncia il leader di Kiev, è un continente intrappolato in “discussioni infinite, omissioni, rivalità interne che impediscono di unirsi e parlare con sincerità, per trovare soluzioni reali”. Ma l’appello finale prova a ribaltare la narrazione: “Non dobbiamo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze, condita con i nemici dell’Europa stessa”. Perché, conclude Zelensky, “quando è unita, l’Europa è davvero invincibile”.
OGGI INIZIANO I COLLOQUI TRILATERALI USA-RUSSIA-UCRAINA
Lo sguardo si sposta ora su Abu Dhabi, dove tra oggi e domani sono in programma colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, come annunciato dallo stesso presidente ucraino. Si tratta del primo formato di questo tipo, dopo i tentativi falliti di Istanbul dello scorso anno. Negli Emirati Arabi Uniti sono arrivati gli inviati americani Witkoff e Kushner; per Kiev parteciperanno il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. Mosca sarà rappresentata dal negoziatore di Putin Kirill Dmitriev e dal capo dell’intelligence militare. Stasera il primo incontro. Tra le ipotesi che circolano sui media, una possibile “tregua energetica” per fermare gli attacchi alle infrastrutture ucraine e alle raffinerie e petroliere russe. Le aspettative restano tuttavia contenute: “Vedremo quale sarà il risultato”, ha detto Zelensky ai giornalisti a Davos. “I russi devono essere pronti ai compromessi”. Un messaggio che il Cremlino accoglie con freddezza, limitandosi a ribadire di “apprezzare gli sforzi di Trump”, mentre agli inviati Usa spetta il compito di strappare aperture nel fine settimana emiratino.
Da Mosca arriva intanto un segnale di cauto favore. Il Cremlino definisce “utile sotto ogni aspetto” l’incontro tra Vladimir Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff e conferma che oggi negli Emirati Arabi Uniti si terrà un trilaterale Russia-Usa-Ucraina sulla “sicurezza. È stato concordato che il primo incontro di un gruppo di lavoro trilaterale sulle questioni di sicurezza si terrà oggi ad Abu Dhabi”, ha dichiarato il consigliere diplomatico russo Yuri Ushakov. “Gli americani hanno fatto molto per preparare questo incontro e sperano che sia un successo e apra prospettive di progresso su tutte le questioni relative alla fine del conflitto”. Mosca, aggiunge Ushakov, è “sinceramente interessata a una soluzione attraverso mezzi politici e diplomatici”, ma avverte che “finché ciò non avverrà la Russia continuerà a perseguire i suoi obiettivi sul campo di battaglia”.
Secondo l’agenzia Axios, il controllo territoriale nell’Ucraina orientale sarà il tema centrale dei colloqui trilaterali. Stamattina presto, oltre quattro ore di confronto con Vladimir Putin, gli emissari di Trump, Witkoff e Kushner, hanno lasciato Mosca alla volta di Abu Dhabi. Al tavolo siederà anche il segretario dell’Esercito statunitense Dan Driscoll. La delegazione ucraina comprenderà, oltre a Umerov, Budanov e al consigliere diplomatico Sergiy Kyslytsia, anche il capo di Stato maggiore Andrii Hnatov. Per la Russia, accanto a Kirill Dmitriev, sarà presente il capo dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov. Il confronto si annuncia complesso, con il dossier territoriale destinato a rappresentare il vero banco di prova di questo ennesimo tentativo negoziale.
Aggiornato il 23 gennaio 2026 alle ore 16:06
