Il colonnello Orio Giorgio Stirpe ormai da tempo fornisce analisi molto lucide su diversi scacchieri bellici, basate su dati oggettivi e non su griglie ideologiche preconcepite. Queste analisi meriterebbero l’attenzione della stampa e della televisione, perché sostituire nei talk show o nei Tg l’incompetenza dimostrata dai vari Alessandro Barbero, Carlo Rovelli, Alessandro Orsini etc. con un analista finalmente competente e non urlante, sarebbe un passo molto importante per la cultura politica della popolazione italiana.
Nei giorni scorsi Orio Giorgio Stirpe ha fatto chiarezza sulla reale possibilità da parte di Russia e/o Cina di “sbarcare” in Groenlandia.
L’isola ha 56mila abitanti soltanto ed è parte autonoma della Danimarca, dalla quale i groenlandesi vorrebbero separarsi, ma senza fretta, tanto che non vogliono sentir parlare di referendum. Scrive Stirpe che lo standard di vita scandinavo cui sono abituati e alcune facilitazioni (per esempio la libertà di pesca data alla popolazione inuit, o i fondi comunitari della Ue) sono ineludibili.
Di recente aziende cinesi hanno avuto modo di ricavare Terre rare nell’isola, ma poi sono state espulse perché troppo invasive, per il loro l’impatto ambientale in un territorio così particolare.
Orio ricorda che: “La Groenlandia è a tutti gli effetti nella Nato e, in quanto tale, il suo territorio ricade – come il Canada – sotto la responsabilità del Comando per la Difesa del Nord America, essenzialmente gestito dagli Usa, e ospita [già] installazioni della Difesa Spaziale e anti-balistica americana (la famosa base di Thule/Pituffik, ma anche altre installazioni al momento disattivate per decisione americana)”.
L’analisi poi passa al contesto sbandierato da Trump su possibili “invasioni” dell’isola soft o armate: “Nel corso della Guerra Fredda l’Urss manteneva una “Flotta del Nord” basata nell’Artico sovietico… (ed era in grado) di contrastare la Us Navy in Atlantico (...), con l’obiettivo in caso di guerra di impedire il traffico commerciale e logistico fra America ed Europa. Pertanto, la Groenlandia era una posizione strategica e faceva parte della linea cosiddetta GIUK (Greenland-Iceland-United Kingdom), dove la Nato si proponeva di chiudere l’Atlantico alla marina sovietica”.
“Oggi tuttavia… la Flotta del Nord russa è pesantemente decaduta prima di essere rivitalizzata da Putin proprio allo scopo di acquisire un controllo crescente dell’Artico in fase di riscaldamento. Tale revival militare è stato molto enfatizzato anche a scopo propagandistico, ma lo sforzo è effettivamente risultato consistente, in particolare attraverso il varo di numerose navi rompighiaccio. Di fatto però la Flotta del Nord non è mai tornata neppure lontanamente ai livelli dei tempi dell’Urss, le navi da guerra sono in larga parte di epoca sovietica e soprattutto l’aviazione di supporto è ridotta a livelli minimi. Con la guerra in Ucraina la situazione militare russa nell’Artico è praticamente collassata e di fatto la minaccia militare russa nell’Artico risulta limitata alla presenza dei sottomarini strategici (un massimo di 7, di cui due costantemente in mare, ma su cinque di essi – Classe Delta IV di epoca sovietica – l’operatività è molto dubbia), delle unità da ricognizione oceanografica, e delle capacità puramente ibride. Non esiste al momento una capacità anfibia o aerotrasportabile in grado di invadere la Groenlandia; qualora venissero sbarcati gruppi di sabotatori-ricognitori (gli Spetznaz), risulterebbe impossibile rifornirli e dovrebbero essere soccorsi dalla Nato prima di morire di freddo, come osservato recentemente dal Comando danese per la Groenlandia”.
Orio passa poi a analizzare la possibile minaccia militare cinese: “La base cinese più vicina dista dalla Groenlandia oltre 5000 miglia marittime, e questo potrebbe bastare, ma ammettiamo che la Cina intenda utilizzare basi russe. Ora, è vero che la Cina ha costruito diversi rompighiaccio recentemente, e che ambisce a utilizzare le rotte artiche nel prossimo futuro. Ma è anche vero che si tratta di navi prive di capacità militari significative e sicuramente senza alcun potenziale anfibio o di attacco contro la terraferma… Non esiste al momento una capacità di proiezione navale cinese a grande distanza. Al massimo si potrebbe parlare di eventualità di minacce future a lungo termine”, ma in questo caso la Nato avrebbe tutto il tempo di organizzarsi, mentre vi sono eventualità più concrete: in Ucraina da parte russa e lo scacchiere indo-pacifico da parte cinese.
Infine, Orio analizza il contesto geografico: “Da dove dovrebbero provenire le navi cinesi – non importa se militari o civili – che solcherebbero le rotte artiche e minaccerebbero la Groenlandia? Esiste un solo accesso possibile all’Artico da parte cinese – o di chiunque altro voglia utilizzare le rotte artiche fra il Pacifico e l’Atlantico: lo Stretto di Bering, che separa il Nordamerica dall’Asia... Questo stretto è largo solamente 50 miglia marittime, e al suo centro ha anche due isole, una americana e una russa, con stazioni di ascolto, rilevamento e tracciamento che rendono impossibile il passaggio senza che questo sia rilevato. Ora, ricordando lo stato della Marina russa, forse è il caso di ricordare a tutti e anche al Presidente Trump, che questo stretto è completamente sotto il controllo della Marina degli Stati Uniti: controllo facilmente mantenuto dalla base di Dutch Harboor nelle Aleutine e sostenuto da Anchorage in Alaska. Il commercio marittimo cinese non è oggetto di interdizione in tempo di pace (…). Se invece parliamo di tempo di guerra, l’accesso all’Artico da parte cinese sarebbe reso impossibile già prima di raggiungere lo Stretto di Bering, quindi la minaccia militare cinese alla Groenlandia è pari a zero”.
Questi sono i dati di fatto, spiegati in maniera cristallina dal colonnello Orio. Agli aspetti tecnici, geopolitici e militari, vorrei aggiungerne altri, utili a comprendere perché la mossa di Donald Trump sulla Groenlandia sia suicida e priva di fondamenti. L’aspetto dell’impatto negativo sulle opinioni pubbliche mondiali.
Finora Trump si è mosso male sul piano interno (non solo con l’I.c.e. a Minneapolis e altrove, ma ha avuto successo in azioni di tipo “neocon” nel contesto internazionale. Queste azioni non erano del tipo iracheno, cioè invadere per liberare popoli, ma consistevano nel:
1) trattare con l’Arabia per chiudere la partita con Hamas;
2) “liberare la Siria, anche se con ciò ha dato chance alla Turchia e a un revanscismo integralista in Siria, nazione che Trump ha però sottratto de facto alla Russia e all’Iran, così come il Libano (se il komeinismo cadesse);
3) organizzare un blitz aereo per chiudere la partita con Maduro, avendo il preventivo silenzio-assenso da parte dell’esercito venezuelano;
4) arrivare (quasi, si tratta di capire cosa succederà nei prossimi giorni) a chiudere la partita con la dittatura komeinista.
Queste azioni, comunque la si pensi, avevano una logica e hanno ottenuto dei risultati non solo per gli Usa, ma anche perché avevano e hanno il sostegno massiccio delle popolazioni liberate. Invece in Groenlandia: non ci sono problemi umanitari; non ci sono problemi di sicurezza per gli Usa; non ci sono interessi apparenti per le Terre rare (per difficoltà tecnico-ambientali) o per il petrolio, anche se sul petrolio potrebbero esserci cose che non sappiamo.
La mancanza di “giustificazioni” sulla questione groenlandese porta a un suicidio politico e denota una grave mancanza di lucidità e intelligenza geopolitica.
Ripeto: le altre mosse di Trump avevano una logica chiara (anche se non per le sinistre e la loro popolazione): bloccare l’espansionismo sino-russo-iraniano. Adesso invece Trump va in una direzione opposta. Spaccare il Patto Atlantico è una imbecillità bella e buona, ed è un aiuto a Putin nel delicato contesto ucraino-europeo. Spero che a questo punto succeda qualche braccio di ferro dalle parti del Gop e dello staff presidenziale, Elon Musk incluso, dato che così proseguendo l’America perderebbe ogni consenso, il che significa anche chiusura dei mercati e crearsi problemi economici enormi, cosa di cui una qualsiasi Potenza deve guardarsi bene.
Aggiornato il 20 gennaio 2026 alle ore 10:45
