Trump e Putin si dividono l’Europa

Se fra gli appunti del Beato Rosario Livatino, campeggiava l’affermazione secondo cui “non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”, c’è un motivo.

Ed è che nell’ambito della coesistenza umana, si acquisisce legittimazione ad interloquire non se si coltivi il dono della fede, ma se sia riscontrabile una coerenza fra quello che si predica e quello che si fa in concreto: in altre parole, il solo modo di essere socialmente creduti è – per usare un termine oggi desueto ma insostituibile – quello di “testimoniare” la verità delle proprie affermazioni.

Del resto, la storia abbonda di esempi in proposito: Socrate, Giordano Bruno, Emile Zola, per citarne alcuni. Se di fronte alle condanne ricevute, costoro avessero abdicato, per salvarsi, alle proprie idee, la storia ne avrebbe cancellato il ricordo.   

In questa prospettiva, occorre ammettere come sia impossibile dar credito alle censure che Trump muove in questi giorni nei confronti del regime teocratico iraniano – responsabile di oltre duemila morti e migliaia di feriti e di arresti fra i dimostranti – minacciando addirittura un intervento militare simile a quello già sperimentato in Venezuela.

Infatti, pochi giorni fa Trump ha pubblicamente affermato che dalla visione del filmato della uccisione consumata a Minneapolis da un agente dell’ICE – la forza di polizia responsabile del controllo sulla immigrazione – di una giovane donna trentasettenne madre di tre figli – René Good – si deduce agevolmente come egli abbia agito per legittima difesa.

Qui davvero non ci siamo. Il filmato, mandato in onda per decine di volte anche al rallentatore, mostra chiaramente come sia impossibile invocare la legittima difesa.

La donna, infatti, in atteggiamento per nulla ostile (che sarebbe il presupposto della legittima difesa), mentre il braccio sinistro le penzola fuori dal finestrino, fa per allontanarsi anche per sottrarsi ad un agente che si era avventato nel tentativo di aprire la portiera, quando all’improvviso un altro ne sbuca davanti all’auto esplodendo tre colpi al capo della donna che, morta, perde il controllo del mezzo e si schianta ai bordi della strada.

Qui, trattandosi di omicidio volontario ed aggravato, occorreva immediatamente arrestare l’agente per poi processarlo per tale gravissimo delitto, punibile anche con la pena dell’ergastolo.

Invece, nulla di nulla. Anzi, Trump, contro ogni evidenza, lo protegge e lo proteggono anche gli organismi federali agli ordini di Trump, come l’FBI che infatti ha avocato a se le indagini estromettendo la polizia dello Stato, non controllabile dal Presidente.

Insomma, una vergogna doppia. La prima perché questo agente pensa evidentemente di poter fare tutto ciò che gli passa per la testa, anche ammazzare la gente a sangue freddo – valendosi del fatto che questo corpo di polizia, beffandosi di ogni trasparenza democratica, agisce a volto coperto – senza poi pagarne le conseguenze; la seconda perché dopo il tragico omicidio sono subito scattate le misure di protezione del suo operato da parte degli organi federali, incuranti delle più elementari esigenze della giustizia e della verità.   

E questa sarebbe la democrazia americana? In realtà, c’è da averne paura.

E allora, stando così le cose, pare evidente che Trump non goda di credito alcuno per minacciare la dirigenza iraniana accusandola di violare i diritti umani del popolo, anche se in questo caso i morti sarebbero duemila: da questo punto di vista, uno o duemila son la medesima cosa, perché dentro ciascuno di noi dimora e si esprime un mondo intero e con la giovane americana è un mondo intero ad essere tragicamente scomparso.

Il fatto è che purtroppo noi europei viviamo oggi una specie di incubo ad occhi aperti, che vede, da un lato Trump agire come un autocrate che, sprezzante dei diritti più elementari, vuole controllare per scopi economici o di puro potere l’Occidente intero, mentre Putin, dall’altro, da consumato dittatore, vuole fare la medesima cosa da Oriente, per poi stringersi la mano a misfatti compiuti.

E l’Europa? Culla della civiltà, patria del diritto, ma candidata all’estinzione.

Noi europei potremo salvarci solo ad una condizione: rammentando che abbiamo una popolazione tripla della Russia e doppia degli Usa; che abbiamo una realtà economica, federando i ventisette Stati, ben superiore a quella di chiunque altro; che abbiamo un potenziale militare, federando i ventisette Stati, del tutto ragguardevole.

Rammentando cioè, che abbiamo tutto per incutere rispetto, ma che lo abbiamo disperso con la creazione di una folle aggregazione di Stati basata solo sul denaro e sulla finanza globalista.

Urge allora stracciare i Trattati che hanno dato luogo a questo scempio, per dar vita – secondo la visione profetica di De Gasperi, Adenauer e Schuman – agli Stati Uniti d’Europa. In fretta, perché il tempo è finito.     

Aggiornato il 19 gennaio 2026 alle ore 13:23