L’Europa non è più la farmacia del mondo

Da attore protagonista a comprimario. C’era una volta la prima potenza farmaceutica al mondo. Poi, il solito, e micidiale, combinato disposto: l’ascesa commerciale, militare, scientifica e tecnica della Cina, e una strategia americana che unisce pressione sui prezzi e accaparramento degli investimenti. L’Europa è nell’angolo, stretta dalla strategia Usa di “iper-attrattività” e dalla politica cinese di “iper-competitività”, e sta cercando faticosamente una strategia, non più per riprendersi quello che era suo, e che non lo sarà più, ma almeno per ritagliarsi un posto nella riorganizzazione del panorama farmaceutico globale.

Per la Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (Efpia), il bilancio è desolante: “Eravamo la potenza farmaceutica mondiale 50 anni fa, ma abbiamo perso metà dei nostri studi clinici in 10 anni”, rileva il presidente Nathalie Moll, come riporta Bfmtv. “Il nuovo quadro normativo farmaceutico europeo adottato la scorsa settimana  ̶  ammette   ̶  non sarà sufficiente a cambiare la situazione. Non c’è, infatti, nulla di entusiasmante o attraente per incoraggiare la ricerca e garantire l’approvvigionamento”.

L’Europa, che rappresenta il 22,7 per cento delle vendite farmaceutiche globali rispetto a oltre il 54 del Nord America, conferma Sylvie Matelly, direttrice dell’Istituto Jacques Delors, ha “sotto investito” nel settore farmaceutico, proprio come ha fatto nella difesa. Nel frattempo, gli Usa hanno imposto dazi sui prodotti sanitari per costringere i produttori ad aumentare la produzione negli Stati Uniti e a incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo, e hanno inoltre avviato un processo di rinegoziazione al ribasso dei prezzi di alcuni farmaci. Un modello che cambierà necessariamente il modo in cui verrà definito l’accesso al mercato statunitense in futuro e che, di conseguenza, avrà un impatto sull’accesso al mercato nei Paesi europei, portando certamente a pressioni sui prezzi senza precedenti in Europa.

L’invito degli esperti, in questo senso, è di considerare un’iniziativa europea per creare, per esempio, un meccanismo per la negoziazione dei prezzi dei farmaci a livello Ue e di esplorare l’attuazione di “accordi di prestazione” che colleghino il valore delle innovazioni lanciate sul mercato alla loro efficacia nel mondo reale sui pazienti. La Cina, da par suo, ha compiuto progressi metodici nell’ultimo decennio, grazie al sostegno dello Stato, e ora supera gli Usa per numero di sperimentazioni cliniche, affermandosi come un attore importante nel settore dei farmaci innovativi.

Nel 2024, rileva l’Efpia, delle 81 nuove molecole lanciate per la prima volta sul mercato globale, 28 provengono da aziende con sede in Cina, 25 da aziende americane e solo 18 da aziende europee. In attesa che maturi una consapevolezza collettiva per un’iniziativa europea, i paesi Ue marciano in ordine sparso, e di fronte alla morsa Usa-Cina, la Germania prova mettersi in proprio. Berlino punta su incentivi e investimenti per attrarre sperimentazioni cliniche. Ma i tentativi personali, avverte l’Efpia, non saranno sufficienti. L’Europa, si sostiene, deve trovare soluzioni rapide per rimanere in gioco e riprendere il sopravvento: senza questa unione specifica dei mercati dei capitali, non sarà in grado di rilanciare l’innovazione. Ed è un’innovazione che dovrà spostarsi su biotecnologie tecnologia tout court, avverte il premio Nobel per l’economia Jean Tirole, in quei settori cioè in cui Stati Uniti e Cina hanno scommesso tutto, a fronte di un’Europa “che sta ancora investendo molto nell’industria automobilistica”.

Se invece scegliesse di non investire nel settore farmaceutico, è il monito degli esperti, è evidente che in una concorrenza internazionale estremamente agguerrita, cederebbe questa sovranità ad altre aree geografiche e probabilmente, a lungo termine, anche un accesso significativo all’innovazione tutta. L’importante, si avverte, è non cedere alla pressione americana per delocalizzare la produzione, e continuare ad attrarre progetti su larga scala. 

Aggiornato il 15 gennaio 2026 alle ore 11:21