Iran, la libertà degli altri è la libertà di tutti

Il regime iraniano – in questo ennesimo tentativo di liberazione degli iraniani dalla teocrazia khomeinista – si starebbe servendo delle milizie di Hamas, Hezbollah e dei talebani dell’Afghanistan. I miliziani sparano coi mitra sulla folla, “ripuliscono le strade” e a buttano giù dai terrazzi di Teheran le donne che appartengono a famiglie curde. Purtroppo troppi malpensanti hanno applicato sulle milizie che ora combattono contro il popolo iraniano l’idea politica e falsamente illuminista, del “non vanno toccati”, che è complicità indiretta a chi sta commettendo massacri di massa. Succede così da decenni, da quando liberatori indecenti hanno goduto il favore di benpensanti che ignorano di essere dei sepolcri imbiancati. Sono gli stessi che – finché Saddam Hussein invadeva il Kuwait, lanciava iprite e altri gas sui villaggi curdi, e finché reprimeva la maggioranza sciita dell’Iraq – tutto andava bene.
Sono gli stessi che Hugo Chávez e Nicolás Maduro sono dei bolivariani in lotta per il popolo.

Sono gli stessi che Viva Putin. Sono gli stessi di chi se ne frega del Sudan. Sono gli stessi di chi se ne frega della Nigeria. Sono gli stessi di chi se ne frega delle afgane. Sono gli stessi di Pol Pot è un bravo politico. Sono gli stessi che su L’Unità titolarono alla morte di Stalin “Gloria eterna all’uomo che più ha fatto per la liberazione e il progresso dell’umanità”. Lo adoravano come un nuovo Cristo, invece era un nuovo Torquemada, un gemello diverso di Adolf Hitler. Sono gli stessi che tacevano sui misfatti di Jacques Chirac in Costa d’Avorio. Sono gli stessi che – quando la Russia sovietica puntava i suoi missili contro di noi – tacevano, ma protestavano quando gli Usa piazzavano in risposta i Pershing e Cruise per giunta pagati da Washington. Sono gli stessi che non volevano la tivù a colori e non erano divorzisti (salvo cambiare idea, quando il divorzio venne imposto con referendum da radicali, laici e socialisti). Sono gli stessi di chi se ne frega del Tibet (che la Cina ha invaso nel 1950 e poi schiavizzato nel 1959).

Sono gli stessi di l’Ucraina è russa (studiassero la Storia). Sono gli stessi di chi se ne frega della deportazione degli uomini uiguri dallo Xinjiang. Sono gli stessi di chi se ne frega dei gulag russi e dei laogai cinesi. Sono gli stessi che hanno di fatto riconsegnato Abdullah Öcalan alla Turchia, cedendo alle pressioni di Bill Clinton e della Turchia. Sono gli stessi di chi se ne frega delle donne e dei giovani iraniani, uccisi a decine di migliaia in quasi cinquant’anni di dittatura. Sono gli stessi che sono sempre rimasti gli stessi, ma spero comincino adesso a capire che la libertà degli altri è la libertà di tutti. Siamo noi stessi, tutti, che da troppo tempo consideriamo la politica come un mezzo per stare meglio a spese degli altri.

Aggiornato il 13 gennaio 2026 alle ore 11:08