Solo l’uomo di strada può pensare nella sua limitata testolina che Donald Trump e Vladimir Putin siano “uomini soli al comando” (come vulgata comanda e gira). Non ci va al momento di parlare di Xi Jinping, che certamente è spettatore attivo. Ma andiamo con ordine, appunto. Alla gente comune sfugge che, storicamente l’unica rottura contrattuale unilaterale capace di mettere una pietra definitiva su vertenze, interessi e conseguenze sia stata la “Dichiarazione d’Indipendenza” delle tredici colonie britanniche d’America, redatta da Thomas Jefferson il 4 luglio 1776: con quell’atto gli americani si proclamavano liberi da ogni vincolo e contratto con la Gran Bretagna. Quell’atto è l’unico documento fondativo d’una storia senza vincoli col passato, senza obblighi di pagamenti pregressi, senza debiti.
Infatti, nemmeno la Russia può definirsi libera da vincoli col passato come gli Usa, per via anche delle cause intentate in fori internazionali dagli eredi di coloro che contrattualmente possono vantare titoli su proprietà agricole, miniere e aree urbane: diritti precedenti alla Rivoluzione del 1917, che l’Unione Sovietica ha stracciato unilateralmente, dimenticando che copie degli atti di proprietà più importanti venivano depositati presso studi legali e notarili (e banche) di Londra, Parigi, Vienna, Berlino ed anche negli Usa (il più importante è la vendita dell’Alaska agli Usa, trattato o contratto del 30 marzo 1867). Ergo, fatta eccezione per piccole proprietà agricole e urbane, c’è storia dei grandi compendi immobiliari e territoriali negli archivi di quel Vecchio Mondo che va dall’Europa Continentale fino a Londra.
Di queste memorie ne hanno beneficiato non pochi eredi delle aristocrazie europee, tornati in possesso di beni in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacca, ex Jugoslavia, Romania e Bulgaria. Ad essere esclusi da ogni pretesa coloro che, per sfortuna o incapacità degli antenati, hanno perso quei diritti, certamente è il caso di tantissimi in Francia come in Italia, Grecia e dintorni. La storia certamente la scrive il vincitore, il più forte, ma anche il più preparato che ha saputo far valere memorie e atti.
Detto questo, sia Trump che Putin esprimono la noia della loro classe dirigente verso norme e regole nate nella Vecchia Europa: in questa logica va interpretata la loro politica di destrutturazione del vecchio “Nuovo Ordine Mondiale”: che obbediva alla visione londinese che ha orientato Congresso di Vienna, Prima e Seconda Guerra Mondiale. Oggi, caduto in vecchiaia e disgrazia il potere della Gran Loggia di Londra in coppia con quello della City di Londra, Washington e Mosca s’interrogano sul come limitare i danni causati dagli ultimi giorni del “Grande Vecchio con astute badanti venute dalle Indie” (così qualche ben informato definirebbe Londra e dintorni). La stessa domanda probabilmente se la pongono nella capitale religiosa dell’Occidente, in quel Vaticano retto non casualmente dallo statunitense Leone XIV. Va detto che Mosca, Washington e Roma (e aggiungerei anche Israele) sono i luoghi fisici dove è conservata memoria e copia di tutti gli atti e contrattualistica su cui il Vecchio Continente ha basato il proprio potere coloniale e post-coloniale.
Ecco che questo nuovo “Nuovo Ordine”, che non può assolutamente basarsi sui desiderata di Bruxelles e Londra, certamente ha in mente di raccontare tutta la storia ai popoli (forse non tutta), spiegando anche quegli aspetti reconditi che, certamente, non permettono di liquidare il Novecento meramente come un “secolo breve”, di cui sbarazzarsi in nome di una giusta amnesia: forse Eric Hobsbawm sarebbe potuto andare oltre la descrizione di un secolo iniziato nel ‘15 con la Prima Guerra mondiale e poi con la caduta degli Imperi Centrali e chiusosi nell’89 con la fine del socialismo reale, ma i tempi non erano maturi per dire tutta la verità e sancire un Nuovo Ordine ultroneo al Vecchio Continente.
Ma i segnali ancora una volta arrivano al popolo anche attraverso il cinema, è nelle sale Norimberga, film prodotto dalla “Walden Media”: società di produzione cinematografica Usa di proprietà del miliardario Philip Anschutz. Anschutz, patrimonio stimato in 7,8 miliardi di dollari, è secondo Forbes al trentunesimo posto delle persone più ricche degli Usa. Philip Anschutz è membro della Chiesa evangelica presbiteriana, è un conservatore cristiano (supporta Trump e i Repubblicani), suo nonno era un ortodosso emigrato negli Usa dalla Russia perché antibolscevico: padre e nonno hanno costruito una delle più importanti proprietà terriere americane tra Colorado, Utah e Wyoming; e Philip ha superato i Getty nel ramo delle collezioni private di arte, ma è anche proprietario delle ferrovie Usa Union Pacific, e detiene quota importante nella Forest Oil Corporation (una delle imprese che vantano inottemperanze contrattuali da parte del Venezuela). Anschutz non è il solo a credere ad un progetto di un nuovo “Nuovo Ordine” condivisibile da Trump e Putin, con lui circa un centinaio di potenti stanchi dei condizionamenti europei e londinesi. Stanchi anche per ragioni personali, valga l’esempio degli investimenti di Anschutz nel Millennium Dome di Londra, a cui hanno fatto seguito inottemperanze britanniche (secondo i legali di Anschutz) e polemiche da parte di John Prescott: quest’ultimo, già Vice Primo Ministro britannico, e fino alla sua morte (avvenuta nel 2024) grande consigliere dell’attuale premier laburista Keir Starmer. Quella vicenda fortificava nei potenti Usa il concetto che “Londra prende solo e non dà mai nulla”.
Ecco che il film Norimberga punta il dito sulle responsabilità del Vecchio Continente, anche mandando messaggi sottili, come facendo ammettere ad Hermann Göring di essere stato chiamato dai genitori Hermann “in onore di Hermann Ritter von Epstein”: non è un caso che gli Epstein abbiano eliso il “von” nobiliare dopo aver spostato le loro fortune negli Usa, e che Jeffrey Epstein forse incarni uno dei tanti aspetti oscuri della famiglia. I von Epstein politici viennesi e banchieri tedeschi, animatori insieme a qualche parente poeta dei von Opel delle logge esoteriche bavaresi: le stesse dove Rudolf Steiner sanciva il divorzio tra “Illuminati di Baviera” e nazionalisti, creando il grande sacerdote Rudolf Hess. Anche quest’ultimo è dipinto nel film Norimberga, e si parla anche del suo viaggio in Scozia per raggiungere il castello del Duca di Hamilton: i motivi di quel viaggio non sono stati chiariti durante il processo di Norimberga, Hess parlava del suo volo come “iniziativa individuale”, e per i giudici valeva la versione radiofonica di Hiltler secondo cui “Hess è un pazzo”.
Probabilmente, col “Vecchio Continente” in decozione, sia Washington che Mosca hanno interesse ad aprire gli archivi. E non s’esclude che anche il Vaticano lo faccia. Infatti nel film Norimberga viene anche rappresentato l’incontro, forse mai avvenuto, tra Papa Pio XII (Eugenio Pacelli) ed un giudice di Norimberga: la domanda è perché il Papa sapeva tante cose fin da quando era nunzio apostolico a Monaco di Baviera? Soprattutto il film televisivo italiano su Suor Pascalina racconta una favola rispetto al colossal Norimberga. Pascalina, al secolo Josephine Lehnert, era tante cose secondo fonti storiche mai smentite: di origini viennesi, sua zia era governante presso una importante famiglia austriaca imparentata con i von Epstein, e suo cugino dopo gli studi d’arte optava per parlare di politica con reduci della Grande Guerra, soprattutto con chi temeva il bolscevismo potesse scrivere l’epitaffio sulla gloriosa storia germanica. Suor Pascalina è stata la prima (forse unica) donna a svolgere un ruolo di potere nella amministrazione del Vaticano: Al suo funerale, svoltosi nella chiesa di Santa Maria della Pietà a Roma, partecipava l’allora cardinale Ratzinger; e il suo corpo tumulato nel Cimitero Teutonico nel Vaticano. E qui non stiamo a fantasticare: dicono avesse una figlia col Papa, dicono anche la bimba sia stata fatta adottare da una famiglia addetta alla “Terza Loggia del Papa”, forse una famiglia poi al centro di un grande caso di cronaca. Ma non appaghiamo la “pruderie” da bar.
Rimane il fatto che probabilmente gli Usa potrebbero avere in serbo gli stessi segreti della Santa Sede, visto e considerato che ambasciatore a Berlino nel ‘40 era il cattolico Joseph Patrick Kennedy (padre di JFK e Bob Kennedy e fratelli), notoriamente in contatto con Suor Pascalina. Ecco che l’Europa e Londra, avvinghiate nei loro segreti, stanno cadendo sotto la spartizione decisa da un nuovo “Nuovo Ordine”. L’ultimo atto potrebbe essere anche rivelare cosa ha fatto il Vecchio Continente da Napoleone ad oggi. Parleranno da soli gli accordi, i contratti, i trattati segreti, i finanziamenti, le privative e le commodity dei vecchi colonialisti. Trump e Putin, certo muscolari, ma alla luce del sole.
Aggiornato il 08 gennaio 2026 alle ore 12:55
