Al fianco di Kiev fino al raggiungimento di una pace “giusta e duratura”, ma senza azioni che possano configurare un coinvolgimento militare diretto sul terreno. È la linea ribadita da Giorgia Meloni a Parigi – dove è stato firmato un trilaterale tra Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e Keir Starmer per una forza di pace Ue nel futuro di Kiev – con la presidente del Consiglio che ha confermato con la sua presenza il pieno sostegno italiano all’Ucraina e al presidente Zelensky, chiarendo al tempo stesso i limiti dell’impegno di Roma. L’Italia resta in prima linea nel lavoro sulle garanzie di sicurezza – “affinate” nel formato parigino – e pronta a fare la propria parte all’interno della forza multilaterale chiamata a vigilare sulla pace, cui ciascun Paese potrà aderire su base “volontaria” e in funzione delle proprie capacità. Ma l’invio di soldati italiani “sul terreno” resta escluso. Un punto, quello del perimetro costituzionale, che Palazzo Chigi considera dirimente. Tra i principi “più volte ribaditi da Roma”, la dichiarazione finale dei Volenterosi richiama esplicitamente il “rispetto delle procedure costituzionali” nel caso in cui i Paesi garanti dell’Ucraina fossero chiamati ad assumere decisioni a fronte di un “futuro attacco”. Nel frattempo, viene sottolineato dalla capitale, resta ampia la convergenza sulla “importanza e necessità” di mantenere alta la “pressione” sulla Russia.
Sul fronte negoziale, è lo stesso Zelensky ad aggiornare sull’andamento dei colloqui. “Rustem Umerov ha già presentato un rapporto iniziale sul lavoro del team negoziale ucraino in Francia”. Oggi si terrà un’altra sessione di colloqui con gli inviati del presidente degli Stati Uniti, e questa sarà già la terza sessione di questo tipo in due giorni. “Ci aspettiamo, in particolare, che vengano discusse le questioni più difficili del quadro di base per la fine della guerra, in particolare le questioni relative alla centrale nucleare di Zaporizhzhia e ai territori. Ho anche incaricato il team di discutere possibili formati per gli incontri a livello di leader tra Ucraina, altri Stati europei e Stati Uniti”, ha scritto il presidente ucraino su X. E ha aggiunto: “L’Ucraina non si tira indietro di fronte alle questioni più difficili e non sarà mai un ostacolo alla pace. La pace deve essere dignitosa. E questo dipende dai partner, dalla loro capacità di garantire la reale disponibilità della Russia a porre fine alla guerra. Entro la fine della giornata, mi aspetto un rapporto dettagliato dal nostro team negoziale”.
Da Palazzo Chigi, nel viaggio di rientro dalla Francia, il vertice di ieri viene definito “costruttivo e concreto”. Un confronto che ha permesso di affrontare anche il nodo delle risorse finanziarie per l’Ucraina, con l’ipotesi – ancora in fase di definizione – di un meccanismo stabile per sostenere le necessità di Kiev in coordinamento con gli Stati Uniti. La riunione di Parigi, si legge nella nota ufficiale, “ha confermato un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”, ribadendo che il percorso delle garanzie di sicurezza è “ispirato all’articolo 5” della Nato, come da tempo suggerito dall’Italia.
L’obiettivo resta quello di assicurare, in stretto raccordo con Washington”, la “sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, attraverso il monitoraggio dell’auspicato cessate il fuoco e il “rafforzamento delle forze militari ucraine”, come spiega Palazzo Chigi. Roma, dunque, si schiera senza ambiguità dalla parte di Kiev, ma fissa alcuni punti fermi, primo fra tutti “l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno”. Un’esclusione che non equivale a disimpegno: dopo il cessate il fuoco, l’Italia è pronta a garantire un contributo in altre forme, dalla fornitura di generatori elettrici alla formazione. Per ora, il no all’impegno diretto resta granitico e, all’interno della Coalizione, sarebbero minoritari i Paesi disponibili a inviare militari. Eventuali scenari futuri – magari nella cornice Onu, come ipotizzato nel dibattito interno degli ultimi mesi – restano sullo sfondo. Sempre, ribadisce Roma, nel pieno rispetto “delle procedure costituzionali”.
Aggiornato il 07 gennaio 2026 alle ore 15:29
