La bufala rossa e il chavismo-fascismo

Chavez era un terrorista, e si definiva di sinistra. Tuttavia era un fascista, oltre che un nazionalizzatore del petrolio per interesse suo e di Maduro. Va infatti detto che il suo primo consigliere politico era Norberto Ceresole un argentino fascista filoiraniano, già vicino all’ammiraglio argentino Emilio Eduardo Massera (giunta militare Videla) e al generale Roberto Eduardo Viola, e già infiltrato nella sinistra argentina estrema (Montoneros, Erp e altri gruppi armati), di cui fece arrestare i capi, prima di riparare in Spagna, dove all’indomani della morte (2003) ho potuto leggere la sua glorificazione da parte dell’ultradestra spagnola (“Gloria al camerata Norberto Ceresole”).

Ogni informazione su Ceresole è sparita o è stata “ammorbidita”. Scrisse circa 30 libri tra cui uno per Chavez: Caudillo, Ejercito, pueblo, edito anche in Italia: un programma degno di Lenin, ma anche di Mussolini & Company, con lo Stato onnipotente e occupato da cicisbei venduti al tiranno (altro che contadini e operai). Ceresole scrisse anche un libro in lode del komeinismo, e incrementò la presenza di Hezbollah in Venezuela (vi furono ministri di Hezbollah con Chavez). Sono purtroppo notizie che non circolano, ovvio, sui Tg. Chavez conobbe l’italo-argentino quando andò in Argentina dopo la sua liberazione dal carcere dove era stato piazzato, dopo un tentato golpe (era colonnello dei parà venezuelani). Chavez poi dovette licenziare (ufficialmente) Ceresole, dopo che questi aveva ecceduto nell’antisionismo e gli ebrei venezuelani avevano cominciato a protestare.
P.S. A sinistra leggo titoli assurdi. Forse dovrebbe almeno cominciare a sostenere il popolo iraniano, massacrato dagli ayatollah, dopo che se ne sono fregati di tutti i popoli tirannizzati, compresi naturalmente i venezuelani. Il chavismo è finito da un pezzo. Sopravviveva col terrore della milizia di regime, come avviene in Iran, Hamas, Putinlandia e via maledicendo. Non ci saranno caos e guerre civili.

I PROBLEMI DELLE DEMOCRAZIE NON SONO QUELLI LAMENTATI DAI NUOVI BARBARI

Siamo dentro a una battaglia delle democrazie contro le dittature, e le democrazie purtroppo hanno contro tre derive interne:

1) Il filoputunismo ambidestro;

2) La deriva burocratica che ha colpito la Ue, che, come sostiene Vladimir Bukovskji, ha voluto salvare il socialismo sovietico persino nel nome (“Unione” Europea);

3) La deriva autoritaria e autocefala degli Usa, che invece avrebbero dovuto essere inclusivi col resto dell’Occidente, per mantenere saldi rapporti con Europa, Americhe, Australia, Giappone, India...

Purtroppo, siamo in una fase di guerra ibrida, e in guerra tertium non datur: o con le democrazie o con le dittature. Vedo che i nipoti più o meno diretti e non apocrifi di Lenin scelgono la seconda opzione, e mi vengono in mente le parole di Bertolt Brecht su coloro che, quando i nazisti andarono a prendere prima gli ebrei, poi le minoranze etniche, poi le minoranze sessuali etc. alzavano le spalle. Però alla fine i nazisti presero anche loro, quelli che oggi sono gli illusi che ieri glorificavano Stalin e fanno gli ipocriti parlando di democrazia, così sostenendo di fatto dei regimi insostenibili per i loro stessi popoli.

BALLE SULLE RISORSE VENEZUELANE

Sui Tg si è riecheggiato anche troppo il mantra delle sinistre su “Gli Usa l’hanno fatto per il petrolio”. Due cose da chiarire: la prima è che la Cina il petrolio venezuelano lo prelevava da tempo, e senza che nessuno pigolasse (con le famiglie Chavez e Maduro). Il problema del petrolio in Venezuela in realtà è legato allo scontro geopolitico in atto tra Cina e Usa. Inoltre, la materia del contendere ‒ più che il petrolio ‒ (e quello venezuelano non è di qualità eccelsa, al contrario di quello arabo) è il litio, di cui il Venezuela ha notevoli risorse, e che è una di quelle Terre rare su cui Pechino vuole avere il monopolio mondiale, il che ci manderebbe a bagno.

LA BUFALA SULLA NUOVA SPARTIZIONE IN STILE YALTA

È vero il contrario: la cattura di Maduro è stata ‒ secondo le parole di Trump ‒ “un segnale” dato alle tre dittature rossobrune e a quella integralista. Non è credibile che si arrivi a piani di spartizione, in un quadro che resta di scontro ibrido. Può al più arrivare un accordo commerciale che chiuda la partita delle guerre periferiche. Non credo che Trump (nonostante Trump) possa accordarsi col nuovo imperialismo dei tiranni: non è nel dna anglosassone, uniche nazioni dove la dittatura non ha mai albergato. Ci saranno altre trattative, con Putin in Europa, e con Xi Jinping per Taiwan, il Sudest asiatico e per l’apertura dei commerci con la rampante Asia centrale, ma saranno dei bracci di ferro duri. L’Iran sciita ha i giorni contati, mentre la Corea del Nord resta un apocrifo del nulla, anche se la follia del suo tiranno la rende temibile per gli equilibri asiatici. A Yalta si incontrarono degli (quasi ex) Alleati militari. Oggi vi sono due culture opposte, e quindi la separazione è più profonda della politica e degli interessi più spicci.

GROENLANDIA

Questa non è una bufala (se ci fosse una corrispondenza tra le parole di Trump e i fatti). In effetti, la Groenlandia è parte, con la Danimarca, della sfera occidentale: le sue Terre rare restano comunque in Occidente e ‒ se servono ai produttori di chip come Nvidia etc ‒ non finiscono comunque nel tentativo di monopolio mondiale dei minerali strategici portato avanti dal Partito Comunista cinese. Al contrario, Trump non può rinunciare all’atlantismo: se ne faccia una ragione.

PUTIN

La fine di Putin non è vicina, e non sarà simile a quella di Maduro. Sarà uno stillicidio lungo e faticoso, giocato soprattutto sullo strangolamento economico della Russia. Come scrive Giuliano Ferrara su Il Foglio, la democrazia si può esportare come sostenevano i neocon. Comunque la si pensi al riguardo, non si può paragonare l’estradizione di Nicolas Maduro con la guerra di Putin contro l’Ucraina. Chi lo fa o mente sapendo di mentire, o mente non sapendo di mentire. Naturalmente, gli iraniani e i russi e gli ucraini e gli uighuri… stanno con Marco Rizzo, Il Manifesto, il Pd ritarghettato Vladimir Lenin, e tutto quel crollo della dignità che fa scegliere le dittature e i macellai dei loro popoli, piuttosto che la coscienza e la conoscenza della politica.

IL VULNUS AL DIRITTO INTERNAZIONALE

Nel 1989 gli Usa hanno estradato il presidente di Panama Noriega in Florida per traffico di droga. Noriega era stato un doppiogiochista pur di restare al potere: dava informazioni alla Cia, e intanto cogestiva il traffico di coca verso gli Usa. Nel 2011 il presidente Barack Obama non ha certo chiesto il permesso al Congresso, prima di dare il via ai bombardamenti utili a sostenere ‒ con la Francia ‒ la fine del regime di Muhammad Gheddafi. I partiti e le nazioni che protestano per questa azione sono ridicoli: è ovvio che non si dà notizia di uno strike prima che questo avvenga. Sarebbe come se i giapponesi avessero fatto una discussione parlamentare prima dell’attacco di Pearl Harbor. Ridicolo pensare e pretendere una cosa simile. Poi è chiaro che le tirannie si possono sconfiggere economicamente, ma nel frattempo muoiono i loro popoli (le sinistre dovrebbero farsi un esame di coscienza sull’Iran: è un’indecenza voltare il capo dall’altra parte). Il fatto è che coi dittatori i mazzi di fiori non servono. Purtroppo.

Aggiornato il 08 gennaio 2026 alle ore 10:27