Perché “questa” Europa non conta nulla nell’era della rinascita degli imperi? Basta fare due conti, chiedendoci la ragione per cui, al contrario, le nazioni del Vecchio Continente siano oggi più forti che mai nella loro individualità. Prendiamo l’Italia post-risorgimentale: dopo Porta Pia, quale evento ci ha veramente uniti? La risposta è: il tricolore. Quando, cioè, in quei drammatici quattro anni in cui abbiamo combattuto la Prima guerra mondiale (Ww-1), genti fino allora divise si sono miscelate e unite sotto una stessa bandiera, al grido di “Viva l’Italia!”. Così, per fermare lo straniero, popoli italici da sempre separati (sardi, siciliani, calabresi, laziali, piemontesi, e così via) hanno scoperto l’eroismo e una lingua comune, come l’italiano, per comunicare tra di loro e capire gli ordini di battaglia. Oggi, chi degli europei è pronto a sacrificare la propria vita in nome di quella bandiera a sfondo blu, con al centro una corona di stelline gialle, creata a tavolino dai burocrati di Bruxelles? Non si capisce la ragione per cui, dai trattati di Roma in poi, l’Europa non abbia adottato una lingua comunitaria obbligatoria, che poteva essere solo l’inglese, visto che proprio agli angloamericani dovevamo la nostra libertà e la rinascita economica. Ora, con quale arroganza stiamo sanzionando l’operato degli Stati Uniti d’America, solo perché hanno fatto ricorso alla forza per far cadere una feroce dittatura, dopo aver, manu militari, catturato, incarcerato e sottoposto a giudizio secondo legge il suo capo (criminale) indiscusso? Piuttosto, non si giustifica come in questi ottanta anni il dio laico del diritto internazionale non abbia impedito a dittatori e autocrati di ogni risma di fare violenza e depredare in tutti i modi delle loro risorse i popoli sottomessi. Né si può perdonare il silenzio imposto sulle responsabilità delle grandi migrazioni di massa di genti in fuga da terre ricchissime, tragedia immane che è il frutto delle politiche scellerate delle élite locali.
Del resto, nessun paladino del diritto internazionale ha mai pensato di rendere giustizia a quei nove milioni di transfughi venezuelani, riparati all’estero, per sfuggire al regime folle e pauperista di Nicólas Maduro, che ha ridotto il ricchissimo Venezuela in catene e alla miseria morale e materiale. Per non parlare, poi, degli orrori che “questo” diritto internazionale ha consentito che avvenissero, senza muovere un dito né un contingente Onu di salvezza pubblica, in decine di Nazioni africane, sconvolte da genocidi, stragi indiscriminate, guerre tribali, stupri di massa e ogni genere di delitti contro l’umanità. E che cosa dire dello sviluppo incontrastato delle narco-economie e della dittatura dei cartelli della droga in decine di Stati sudamericani, senza che qualcuno, in nome del diritto internazionale, intervenisse a salvare centinaia di milioni di persone dal dominio arbitrario della violenza? E visto che questa Europa non conta, e non conterà mai nulla, dato che noi europei non siamo stati finora capaci di darci una Costituzione in senso federale, Donald Trump, senza il nostro permesso, ha di recente spedito una salva di missili Tomahawk all’indirizzo delle feroci tribù nigeriane della jihad, per dire loro di smetterla con i massacri di cristiani (e di musulmani!), altrimenti ci penserà ancora una volta lo Zio Sam a metterli definitivamente fuori gioco. Sempre in dispregio del nostro finto diritto internazionale, il presidente Usa ha avvertito allo stesso modo gli assassini del popolo iraniano a farsi da parte, pena un’altra tornata di B-2 sul loro territorio, corredata da un’azione di commando per istradare la famigerata Guida suprema davanti a un tribunale legittimo, che lo giudichi per aver favorito il terrorismo internazionale jihadista e commesso crimini contro l’umanità.
Ecco, verrebbe da dire, perché non si è mai pensato, a norma del diritto internazionale, di istituire un Tribunale internazionale permanente, stile Norimberga, per giudicare (dopo averli catturati ed esfiltrati) i dittatori sanguinari che negano libertà, diritti umani fondamentali ed esercizio di voto ai propri cittadini? Per esempio, sarebbe fuori o dentro un decente diritto internazionale dire che le ricchezze del suolo e del sottosuolo debbano venire ripartite, in base al reddito posseduto, sul popolo avente diritto, facendo supervisionare i bilanci nazionali da un’auditing internazionale indipendente, in modo da mettere legittimamente sotto inchiesta clan e gruppi di potere che ne facciano incetta? Quindi, i giullari che, a ogni passo, scrollano come tanti lebbrosi il sonaglino del diritto internazionale, dovrebbero innanzitutto prendersi cura delle loro piaghe interne, per non aver saputo prevenire con l’uso ragionato della forza chi, invece dei codici, mette sul tavolo delle trattative internazionali una pistola carica, come Vladimir Putin e non solo. Allora, non resta che fare la cronaca dell’ennesimo colpo di scena introdotto da The Donald con l’esfiltrazione di Maduro davanti al tribunale federale di New York. Le avvisaglie che qualcosa di importante sarebbe accaduto si sono avute con l’improvviso picco di vendite di pizza da asporto nei pressi del Pentagono, all’alba di sabato 3 gennaio del nuovo anno. Da lì a poco, una Delta force avrebbe condotto a termine in tempo record l’arresto del dittatore venezuelano e della moglie, senza subire perdite. Il che la dice lunga sulla cialtroneria di certi regimi, violenti con i propri cittadini inermi, e pusillanimi di fronte a un nemico perfettamente organizzato e addestrato.
Poi, per non farsi ridere dietro dagli americani totipotenti, Gran Bretagna e Francia hanno pensato bene di dare una strapazzatina al Daesh siriano, per far capire loro che l’intero Occidente non desidera che tornino a minacciare la stabilità della Siria e del Medio Oriente. Certo, i maligni dicono che tutte questi sconvolgimenti geopolitici made in Usa, in Venezuela, Iran e Nigeria coinvolgono i Paesi petroliferi che vantano in assoluto le riserve più grandi della terra. Ma, non è così. Se triplicasse il numero di milioni barili al giorno, per quanto riguarda il petrolio iraniano, nigeriano e venezuelano, le relative quotazioni scenderebbero sotto l’attuale soglia di acquisto a buon mercato, con cui oggi viene contrabbandato in Cina e India il petrolio venezuelano, creando così ingenti risparmi per i due più grandi Paesi del mondo. E, per giunta, con l’arrivo delle grandi major supertecnologiche americane del petrolio, gli immensi giacimenti non sfruttati di Caracas triplicherebbero la ricchezza disponibile per il popolo venezuelano. Piuttosto, la rovinosa caduta di Maduro potrebbe comportare come sub-evento concatenato anche quella di Teheran, che perderebbe il suo più prezioso hub per la vendita di contrabbando del suo petrolio, amplificando così a dismisura la crisi economica (per mala gestione dei mullah) senza precedenti che oggi sta vivendo l’Iran, anche a causa di una svalutazione incontrollata della sua moneta nazionale.
Ma, del resto: che cosa ci faceva un’alleanza contro natura che metteva assieme i “puristi” islamici anti-occidentali con un regime ateo e populista di sinistra come quello di Maduro? Di certo, erano tali e quali, nell’uno come nell’altro caso, i commando di motociclisti mascherati, che sparavano sulle folle indifese e uccidevano a caso i manifestanti antiregime. Pensateci: dov’erano allora, come oggi, i paladini del diritto internazionale? Ma la questione vera è la seguente: “Se uno Stato ha il monopolio della Forza per far rispettare il diritto interno, chi dovrebbe avere il suddetto monopolio per far rispettare il diritto internazionale?”.
Aggiornato il 07 gennaio 2026 alle ore 10:23
