I giornali mondiali per l’ingresso a Gaza

Gaza è stata a lungo vietata ai cronisti internazionali. Lo resta ancora nonostante la tregua del 10 ottobre 2025 tra israeliani e palestinesi. Il premier Benjamin Netanyahu ha respinto sempre le richieste d’ingresso per motivi di sicurezza.

Il momento per aprire l’ingresso ai giornalisti di tutto il mondo è arrivato. La Corte Suprema d’Israele ha deciso che in questi primi giorni di gennaio 2026 il governo dovrà rispondere alla richiesta dell’Associazione della stampa estera di Gerusalemme al fine di permettere ai media di visitare Gaza. La richiesta è stata appoggiata da 400 testate tra cui la Bbc, la Rai, il Financial Times, il Time, Le Monde, l’agenzia Reuters, Fox News, il New York Times, l’agenzia Die Zenit.

Primo obiettivi: conoscere lo stato di vita delle popolazioni, secondo quanti giornalisti delle due parti sono stati uccisi nell’adempiere il loro lavoro, terzo i finanziamenti illegali ricevuti dalle associazioni del pianeta Hamas e come governa Gaza. I giornalisti del mondo non hanno potuto recarsi a Gaza dal 7 ottobre 2023 se non in casi sporadici e selezionati, con accompagnamento dell’esercito e controllo delle pubblicazioni.

Il libero ingresso dei giornalisti potrebbe fare luce sui molti episodi oscuri che sono accaduti in questa dolorosa guerra. Un elemento di verifica dovrebbe essere quello relativo al blocco agli accessi di Gaza nord e sud di 6.500 camion di aiuti umanitari con forniture essenziali per l’inverno (tende, coperte, indumenti pesanti, prodotti igienici, mezzi di riscaldamento). Il secondo aspetto riguarda le strutture sanitare: in quali condizioni si trovano gli ospedali e i presidi sanitari? Fondamentali sarebbero le notizie che si riferiscono ai bambini e l’eventuale perdita di due anni d’istruzione.

Più delicata è la questione degli aiuti umanitari e dei finanziamenti giunti a Gaza da parte di molte associazioni che hanno sposato la causa palestinese. L’ingresso nella zona potrebbe fare luce sul numero dei giornalisti uccisi: indicazioni non controllate riferiscono di 250 cronisti palestinesi e di circa 50 israeliani.

Al dolore, alle atrocità denunciate si aggiungono gli episodi di corruzione e di favoreggiamento a favore dei gruppi terroristici. Ha fatto clamore in Italia l’inchiesta della Procura di Genova sui metodi degli aiuti finanziari che l’associazione guidata da Mohammad Hannoun adottati per finanziare gruppi legati ad Hamas.

Secondo gli inquirenti italiani è stata messa in atto un’operazione immobiliare a Genova, Milano, Roma per accumulare dollari da inviare a Gaza con vari mezzi. La raccolta di denaro (chiamate zakat) avveniva nei luoghi di preghiera, nelle moschee e i finanziamenti venivano gestiti dalle organizzazioni controllate da Hamas. Cellule (dette arene) simili a quelle italiane (Reggio Emilia, Sassuolo) erano state create in Olanda, Austria, Inghilterra.

Il problema futuro che i giornalisti potrebbe vedere de visu è come procede il piano di ricostruzione della “Striscia” che prevede la ristrutturazione delle abitazioni, reti elettriche basate sull’intelligenza artificiale, hotel lungo la costa. La tragedia in atto nel Medio Oriente potrà essere conosciuta nella sua interezza soltanto se i giornalisti potranno raccontare e far conoscere ai lettori del mondo la verità.

Aggiornato il 05 gennaio 2026 alle ore 13:58