I media indiani hanno diffuso nome e fotografie dell’uomo sospettato di aver compiuto l’attentato suicida che ieri sera ha scosso la capitale. L’esplosione di un’auto nei pressi del Red Fort di Delhi ha provocato la morte di almeno 13 persone e il ferimento di altre venti. Il presunto attentatore, identificato come Umar Un Nabi Mohammed, era un medico di origine kashmira. Secondo quanto riferito da due ufficiali della cellula speciale della Polizia di Delhi, Mohammed era il proprietario della Hyundai i20 esplosa e avrebbe avuto legami diretti con due colleghi, anch’essi medici kashmiri, arrestati poche ore prima a Faridabad, città satellite della capitale. I due fermati erano stati trovati in possesso di tre tonnellate di esplosivi, un dato che ha subito orientato le indagini verso l’ipotesi di una rete clandestina di matrice terroristica, camuffata sotto l’apparenza di un’attività medica rispettabile.
Un attentato che chissà possa essere collegato a quello avvenuto poche ore fa a Islamabad, dove un’esplosione davanti al tribunale avrebbe causato almeno 12 morti. Di questo episodio non si sa ancora nulla, stanno avendo luogo in questo momento le operazioni di soccorso. Il timing, però, fa nascere qualche dubbio. Tornando in India, finora le autorità hanno fermato quattro persone: oltre ai due medici arrestati prima dello scoppio, la polizia ha posto sotto interrogatorio anche i due precedenti proprietari della vettura esplosa, per ricostruire la catena di passaggi che ha portato all’attuale proprietario e presunto attentatore. “Tutti i responsabili saranno assicurati alla giustizia” Lo ha dichiarato il primo ministro indiano Narendra Modi, intervenendo sull’attacco avvenuto nei pressi del Red Fort. “Sono rimasto in contatto con tutte le agenzie che indagano su questo incidente per tutta la notte. Le nostre agenzie arriveranno in fondo a questa cospirazione”, ha aggiunto il premier, secondo quanto riferito dalla Bbc, nel corso della sua visita ufficiale di due giorni in Bhutan.
Nel frattempo, l’Archaeological survey of india (Asi) ha disposto la chiusura del forte per tre giorni, decisione motivata con la necessità di evitare assembramenti durante le indagini. Il sito, uno dei simboli dell’indipendenza indiana, è infatti il luogo dove ogni anno, il 15 agosto, il primo ministro issa la bandiera nazionale e pronuncia il tradizionale discorso alla Nazione. La deflagrazione è avvenuta poco prima delle 19 ora locale (le 14:30 in Italia), quando la vettura, su cui viaggiavano tre persone, si è fermata a un semaforo vicino alla stazione metro adiacente alla fortezza. Pochi istanti dopo, l’auto è esplosa, innescando un incendio che ha coinvolto altri veicoli e trasformato la zona in “un inferno”, come hanno raccontato i testimoni. Alcuni di loro hanno descritto la detonazione come “il rumore più forte mai sentito nella vita”.
Su X, Modi aveva espresso cordoglio per le vittime: “Condoglianze a coloro che hanno perso i loro cari nell’esplosione di Delhi. Che i feriti si riprendano al più presto”. Il premier ha inoltre confermato che il caso è da quel momento sotto l’esame diretto del suo Governo. L’esplosione è avvenuta in un orario di massima affluenza, in una delle aree più densamente popolate della capitale, a breve distanza dal centro commerciale di Chandani Chowk, punto nevralgico del traffico cittadino. “Abbiamo visto pezzi di cadaveri sparsi sulla strada. Nessuno riusciva a capire cosa fosse successo, un inferno”, ha raccontato un testimone ai media indiani. Sui social sono circolati numerosi video che mostrano il caos successivo all’attentato, con veicoli distrutti, vetri infranti e persone in fuga. Come sottolineato dal ministro degli Interni Amit Shah, gli inquirenti intendono andare “in profondità” per chiarire le origini e le ramificazioni della cospirazione.
Aggiornato il 11 novembre 2025 alle ore 14:29
