Il Senato Usa approva la manovra anti shutdown

La manovra anti shutdown è passata al Senato. La camera alta degli Stati Uniti, con il beneplacito del presidente Donald Trump, ha approvato la norma per rifinanziare il Governo, che ora verrà esaminata dalla Camera dei rappresentanti. Ieri sera, il tycoon ha professato il suo sostegno all’accordo bipartisan raggiunto in Senato. “Direi che sostengo” l’accordo per mettere fine allo shutdown, “rispetterò l’intesa che sarà approvata” in Congresso, ha dichiarato il commander-in-chief, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se appoggiasse il compromesso legislativo. Il Senato degli Stati Uniti ha infatti approvato il provvedimento con 60 voti favorevoli e 40 contrari. Ora sarà compito dello speaker repubblicano Mike Johnson quello di portare a un voto entro mercoledì, così da consentire la ripresa immediata delle attività governative dopo settimane di paralisi.

Nonostante l’apparente distensione, il dibattito politico resta incandescente. Soprattutto sponda Democratici. Trump ha attaccato duramente il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, ritenendolo responsabile della crisi istituzionale. “Ha commesso un errore: ha esagerato. Pensava di poter piegare i repubblicani, invece i repubblicani hanno piegato lui. Non ho mai visto un politico cambiare così tanto. Aveva talento, ora lo ha perso”, ha commentato il presidente. Le tensioni, tuttavia, si estendono anche all’interno dello stesso Partito repubblicano. Trump ha infatti criticato la deputata e sua alleata Marjorie Taylor Greene, che negli ultimi giorni aveva invitato il tycoon a concentrarsi esclusivamente sulla politica interna. “Non so cosa le sia successo. È una brava persona, penso si sia persa per strada”, ha detto Trump, prendendo le distanze dalle recenti dichiarazioni della parlamentare, protagonista di forti attacchi alla leadership repubblicana sulla gestione dello shutdown.

Il compromesso approvato in Senato prevede il rifinanziamento del governo per tre mesi, garantendo tempo alle parti per negoziare una soluzione definitiva. Nell’intesa non figurano, tuttavia, i fondi destinati ai sussidi dellObamacare, ma solo la promessa di un voto a dicembre. Un’esclusione che ha innescato una vera e propria rivolta nel fronte liberal, con duri attacchi contro Schumer, accusato di aver concesso troppo ai repubblicani e di aver “tradito” la base progressista. Il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, ha tentato di difendere il collega, rispondendo con un deciso “Sì e sì” a chi gli chiedeva se Schumer avesse fatto un buon lavoro e dovesse restare al suo posto. Ma le critiche non si sono placate. “L’intesa è stato un errore”, ha denunciato il senatore del Connecticut Chris Murphy. Ro Khanna e Seth Moulton hanno invocato un cambio di leadership, mentre Bernie Sanders ha parlato di una “nottata molto negativa”. Il governatore della California Gavin Newsom, possibile candidato presidenziale per il 2028, ha definito il compromesso una resa: “Questo non è un accordo, è una resa. Non inginocchiatevi!”, ha dichiarato con toni durissimi.

Gli otto senatori democratici che hanno votato insieme ai repubblicani – Angus King, Tim Kaine, Dick Durbin, John Fetterman, Maggie Hassan, Jeanne Shaheen, Catherine Cortez Masto e Jacky Rosen – hanno giustificato la loro decisione sostenendo di non poter più ignorare le difficoltà quotidiane degli americani: dipendenti federali senza stipendio, sospensione dei buoni spesa e caos nei trasporti. Negli aeroporti, in particolare, la situazione è diventata insostenibile, con migliaia di voli cancellati, ritardi e code interminabili ai controlli di sicurezza. Per contenere i disagi, Trump ha invitato i controllori di volo a rientrare immediatamente in servizio, promettendo di “raccomandare un bonus da 10mila dollari” a chi ha continuato a lavorare durante lo shutdown. La Casa Bianca ha definito il compromesso “un passo nella giusta direzione”, e il tycoon ha assicurato che firmerà immediatamente la legge non appena sarà approvata anche dalla Camera.

Sul fronte economico, la tregua politica ha avuto un effetto immediato sui mercati. Le principali borse europee hanno chiuso in forte rialzo, con Milano in aumento del 2,2 per cento, seguita da Londra (+1,08 per cento) e Parigi (+1,32 per cento). Wall Street ha riaperto in terreno positivo, trainata dal rimbalzo dei titoli tecnologici, che intravedono la fine dello stallo istituzionale. Lo shutdown, infatti, aveva costretto la Federal reserve bank a operare “al buio”, senza accesso ai dati economici necessari per valutare le prossime mosse di politica monetaria.

Aggiornato il 11 novembre 2025 alle ore 15:44