
Massima confuciana: mai umiliare gli Imperi, perché poi si vendicano. A noi europei è successo anche di peggio, come a una Venere invecchiata e un po’ pingue, che dopo una lunga convivenza venga abbandonata al proprio destino dal suo (ex) amante americano, ricco, super armato e volubile. Quindi, l’Europa così mal combinata non ha trovato di meglio che sparlare e spargere disprezzo e diffidenza in tutte le sedi per il suo ex concubino, ovvero per quell’America di Donald Trump che, per la prima volta, le ha chiesto di pagare i conti della difesa e del suo mantenimento, costringendola ad adattare il tenore di vita alle sue effettive disponibilità. Per la verità, prima dell’attuale, molti altri Presidenti americani avevano provato a fare la stessa cosa, ma rinunciato poi all’idea per diverse circostanze storiche, preferendo pagare i conti pur di mantenere un’unità di facciata tra Vecchio e Nuovo Continente. Così, nessuno finora aveva davvero messo mano all’instabilità mediorientale, causata dalla persistente minaccia del nucleare iraniano, e dalla strategia di Teheran del progressivo strangolamento dell’Entità sionista attraverso lo schieramento a tenaglia delle sue milizie proxy, unite in un ideale Asse della Resistenza: Houthi yemeniti, Hamas palestinese e Hezbollah libanese. Quest’ultimo costituiva il gruppo terrorista meglio armato ed equipaggiato di tutti, che faceva riferimento al retroterra siriano per i rifornimenti di missili e armi dall’Iran. Ed è stato proprio l’imprevedibile decisionismo di Donald Trump a spedire i B-2 sui siti nucleari iraniani per il loro smantellamento, dando così prova al resto del mondo di quale sia la reale portata della proiezione della forza armata americana sullo scenario globale.
E, a tutti gli effetti, malgrado possa contare soltanto sull’esigua maggioranza del Partito Repubblicano in entrambe le Camere, Trump appare muoversi come un monarca all’interno di un sistema politico federato, ricco di contrappesi per limitare i poteri dell’Esecutivo, riuscendo a far passare senza grandi turbamenti politici il suo The One Big Beautiful Bill Act. Una storica legge finanziaria, quest’ultima, con una portata e con effetti tali sul sistema fiscale americano che non si vedevano da 50 anni a questa parte, in quanto si privilegia la diminuzione delle tasse per corporate e redditi alti, compensando la relativa riduzione delle entrate con la minore spesa per i programmi di welfare. Per di più, vengono finanziati a deficit ulteriori, importanti stanziamenti per la difesa e per la sicurezza ai confini, aggravando con altri trilioni di dollari un deficit che è il più elevato del mondo (36mila miliardi di dollari). Ma che, a quanto pare, non ha per ora problemi di finanziamento a detta del Governatore della Fed, Jerome Powell, malgrado l’indebolimento del dollaro sui mercati internazionali: altro grande risultato del King, che ne ha perseguito la svalutazione per sostenere l’aumento delle esportazioni Usa. Un ulteriore, eclatante successo del Tycoon ha riguardato il crollo dei flussi alla frontiera degli immigrati irregolari, passati dai 50mila transiti di giugno 2024 sotto l’Amministrazione Biden (in precedenza, a dicembre 2023 si era registrato il picco record di 250mila immigrati illegali), agli appena 6mila di giugno 2025. Anche gli arresti e le espulsioni si sono raddoppiati nel frattempo, malgrado le proteste di piazza, passando da una media di 350 giornalieri agli attuali 750, che premiano le politiche restrittive di Trump, grazie anche all’intensificazione dei controlli e dei respingimenti alla frontiera voluti dall’attuale Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum.
Il balletto delle tariffe iniziato ad aprile 2025 è terminato con l’attuale fase stazionaria che ha, in buona sostanza, lasciato elevato il livello dei dazi per la maggior parte dell’import Usa, cambiando così in modo radicale il sistema economico americano. In merito, la Yale University stima che la tariffa media oggi pagata dagli importatori americani sia dell’ordine del 15 per cento (il più alto livello mai raggiunto dal 1938), contro il 3 per cento dell’era pre-Trump. E, malgrado tutto ciò, l’Armageddon economico da non pochi profetizzato, a causa di questo elevato livello di protezionismo, non si sta verificando, vista la perdurante crescita economica americana. Infatti, nel solo mese di giugno c’è stato un aumento degli occupati di 170mila unità e il tasso di disoccupazione rimane sempre molto basso, al limite fisiologico del 4,1 per cento. Infine, ma non ultimo, è venuto un clamoroso successo giudiziario, il cui la Corte Suprema ha affermato che i giudici delle Corti locali non possano adottare provvedimenti validi su tutto il territorio nazionale per limitare i poteri presidenziali, vincolandoli a statuire solo sui contenziosi presentati nell’ambito delle giurisdizioni di competenza. Oggettivamente, dal punto di vista politico, King Trump beneficia di un’opposizione che ha completamente perduto la sua lucidità, rifugiandosi nell’estremismo di sinistra, inviso alla stragrande maggioranza degli elettori americani.
Così i leader più in vista dei Democrat, come il vincitore delle primarie a sindaco di New York, Zohran Mamdani, e la parlamentare pro-immigrati Alexandria Ocasio-Cortez, che hanno pensato bene di sostenere le proteste violente degli immigranti illegali contro le forze di polizia; di ergersi a difesa della libertà di parola per gli studenti e i manifestanti pro-Pal e pro-Hamas; di denunciare in ogni sede le iniziative presidenziali contro i “nemici della Nazione”. I successi più eclatanti, però, King Trump li ha registrati in politica estera, dapprima con l’attacco a sorpresa ai danni del nucleare iraniano, seguito alla tregua imposta a Israele e Iran dopo solo 12 giorni di guerra, e poi con l’adesione (quanto meno teorica e simbolica) dei Paesi Nato all’aumento delle spese comuni per la difesa fino al 5 per cento del loro Pil, cosa mai riuscita in 40 anni a nessun Presidente Usa. Idem per quanto riguarda l’attacco all’Iran (dove Trump ha fatto vedere chi comanda ancora nel mondo), che tutti i suoi predecessori non avevano mai osato nemmeno immaginare, pur sapendo quanto fosse pericolosa la minaccia iraniana nella regione mediorientale. Ovviamente, sarà solo nel medio periodo che si potranno verificare con maggiore certezza gli esiti delle scelte trumpiane su dazi, politiche commerciali, deficit e finanza in merito all’entrata in vigore del The Big Beautiful Bill Act e, soprattutto, in materia di sicurezza internazionale, per quanto riguarda la fine delle guerre a Gaza e in Ucraina e la reale volontà degli iraniani di addivenire a un accordo sul nucleare. Tuttavia, è ora che il mondo prenda atto che l’universo irenista dell’Occidente democratico e della supremazia dello Stato di Diritto è tramontato per sempre: oggi sono le leadership forti (Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping, Narenda Modi) che forgiano i sistemi, e non più viceversa!
Aggiornato il 07 luglio 2025 alle ore 10:45