
Massima odierna: “La sovranità delle grandi potenze prevale su quella dei loro vicini”. Così si spiega una delle tante reazioni stizzite di tempo fa della più famosa portavoce del Ministero degli Esteri russo, che aveva a suo tempo stigmatizzato il nostro presidente della Repubblica per aver equiparato Vladimir Putin ad Adolf Hitler. Così l’algida Marija Vladimirovna Zacharova aveva fatto notare, con ira dissimulata, che più di 80 anni fa erano stati proprio i tedeschi e gli italiani a invadere la Russia, costringendola a sacrificare 21 milioni dei suoi uomini e donne per liberare l’Europa dal nazismo. Forse, sarebbe stato meglio paragonare (con sua grande gioia) Putin agli Zar imperiali, assimilando en passant Donald Trump a Ronald Reagan, di cui tutti si presero gioco al momento della sua elezione per il suo cappello da cowboy, salvo poi dovergli rendere eterno omaggio per aver vinto la guerra fredda alla fine degli anni Ottanta. Oggi, il suo successore, il 47° presidente degli Stati Uniti, preso atto che stiamo vivendo e vivremo in un mondo multipolare, in cui contano solo i rapporti di forza (mentre noi europei siamo in merito un mega nulla), trova giusto, di conseguenza, provare a spartirsi il mondo con Putin e Xi Jinping. Agli occhi della nuova America, l’Europa è un’entità opportunista e parassitaria, come lo sono all’interno le sovrastrutture burocratiche federali americane, e il loro personale pubblico soprannumerario e inutile.
Metaforicamente, diciamo che nel triste presepe europeo qualcuno ha sottratto persino i soldatini alla pastorella Ursula (von der Leyen), mentre parla di “Difesa europea”! In merito, occorre definitivamente prendere atto della ragione per cui i popoli dell’Occidente votano in maggioranza contro le élite woke, multilateraliste, globaliste e immigrazioniste, poiché sono disposti a barattare a casa propria più autoritarismo e decisionismo securitario, in cambio di meno lassismo e libertarismo. Con il loro voto democratico i cittadini fanno così giustizia di sparute, ma agguerrite minoranze che intendono dettar legge alle maggioranze, attraverso il monopolio del mainstream e dei media. Se l’ordine e la pax americana sono ormai definitivamente tramontati, la colpa è soprattutto dell’Europa che non è mai diventata una potenza continentale con le carte in regola, nel senso di possedere un suo autonomo deterrente nucleare e una difesa comune degna di questo nome. Ai rapporti di forza politico-economici e militari tra grandi potenze, noi europei sappiamo solo contrapporre la sterile rivendicazione dei “valori” occidentali, ai quali non sembrano interessati i quattro quinti dell’umanità (collettivamente denominati global south), e che oggi trovano il coraggio di dirlo.
Così, si rivelano vani e fallimentari i tentativi personalistici, come quelli del presidente francese Emmanuel Macron, di mantenere un minimo sindacale di rispetto del diritto internazionale convocando, senza un esito finale positivo, inutili mini-vertici extra istituzionali di leader europei in difesa dell’Ucraina e in funzione anti-trumpiana. Il tutto, nella segreta speranza di fare da portavoce del ristretto condominio dei grandi Paesi dell’Unione e, un giorno, da comandante in capo di un esercito europeo tutto da costruire. In pratica, si tratta da parte di Macron di una richiesta implicita di surroga nella propria persona della rappresentanza comune, per ovviare alla pluridecennale assenza di un vero “capo” dell'Europa unita (che proprio la Francia ha eliminato dal tavolo della Comunità europea dal 1954), in grado di trattare da pari a pari con Putin, Xi, Trump e Narendra Modi. Malgrado i recenti eventi storici lo impongano, i governi di Francia, Germania, Italia e Spagna, pur rendendosi conto dell’inutilità sostanziale dei sovranismi nazionali, non hanno né richiesto, né ricevuto alcun mandato dai propri elettori per un nuovo Trattato federativo, con governo, finanze, feluca e difesa unici e comuni. Ed è così che oggi, per sopravvivere da bravo erbivoro, il wokism morente si inventa la contrapposizione tra i nostri “valori” (quelli dei diritti sanciti dalle costituzioni democratiche) e gli “interessi” dei predatori neo imperialisti di Russia, Cina e America.
In tutto ciò, dimenticandosi la cosa più importante: i valori (auto riferiti) si affermano e si difendono se si è una potenza egemonica mondiale, più forte nelle armi e nel potere di coercizione politico-commerciale. Ma se oggi la Ue è soltanto un opificio di regolamenti e una religione di valori astratti, perché i padroni del mondo dovrebbero accordarsi con lei, non essendo l’Europa una grande potenza? Certo, non mancheremo ancora una volta di dividerci tra chi sceglierà la Russia, o la Cina, ovvero (come Giorgia Meloni) l’America, della quale non potremmo mai essere nemici ma soltanto dei competitor, nella nostra qualità di primo mercato integrato del mondo. Insomma, è chiaro a tutti che l’Europa di oggi si trova in una buca di potenziale, come lo sa meglio di tutti Bruxelles, costretta a dialogare con i tre grandi imperi rinascenti, nella speranza di un miracolo (quantistico) che riporti tutto a com’era prima del Trump II. Ed è “umanissimo” che la sinistra democrat voglia annientare chi l’ha violentemente espulsa dalla sua comfort zone, organizzando le sue forze come farebbe un ordine monastico e settario in via di estinzione, minacciata da un secolo di dominio Maga.
In fondo, dopo la Bastiglia di liberté, egalité, fraternité, c’è stata solo discesa agli inferi, a partire dalla rivoluzione d’Ottobre per finire a Hitler, Iosif Stalin, Putin e Trump. Per mantenere la propria libertà, l’Europa non deve affidare i suoi destini ai feudatari del mondo, ma disfarsi definitivamente dei suoi demoni woke, quali dirittismo, multiculturalismo, frontiere aperte e relativismo multietnico. L’inizio delle fine ha coinciso nel febbraio 2022 con il posizionamento di 250mila soldati dell’esercito russo a ridosso della frontiera ucraina. In quel momento stesso Joe Biden avrebbe dovuto attivare la famosa linea rossa, e chiedere all’autocrate di Mosca un incontro per la preparazione realistica di una Yalta 2.0, finalizzata alla sottoscrizione di un nuovo Trattato sulla sicurezza in Europa. Ma il demone woke-democrat glielo ha impedito (dato che Putin rappresenta il loro nemico giurato), provocando una guerra devastante alle porte dell’Europa, di cui ancora non si vede la fine malgrado le rodomontate di The Donald.
Aggiornato il 02 aprile 2025 alle ore 13:58