La Germania farà altro debito ma solo per le spese militari

Sì, il debito pubblico, sì. Ce lo chiede la Bundeswehr. La pressione sul Governo e sull’opinione pubblica tedesca da parte dei mezzi di comunicazione si fa sempre più feroce. I giornali vicini alla Cdu spingono per l’approvazione immediata del secondo fondo speciale per la difesa, che necessita della maggioranza dei due terzi dell’attuale Bundestag, che rimarrà in carica fino a metà marzo. Una decisione che la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha definito “l’opzione meno dannosa” per garantire “il più rapidamente possibile l’ampliamento urgente delle spese per la difesa per un periodo a medio termine”. Il primo fondo da 100 miliardi è stato approvato subito dopo l’invasione russa in Ucraina. Ora il Parlamento uscente dovrebbe approvarne una altro, che Cdu-Csu e Spd stanno ovviamente già negoziando, di almeno 200 miliardi di euro, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Bloomberg. La sicurezza esterna, le cui condizioni generali stanno peggiorando, fa notare la Faz, giustifica in via eccezionale un ulteriore debito pubblico, che la Germania può e, a questo punto, deve permettersi.

Attenzione, però: allentare i cordoni della borsa per difendersi dalla minaccia russa non deve creare il precedente che giustifichi la sospensione generale del freno al debito. Anzi, precisa il giornale: proprio perché non bisogna eccedere col debito pubblico, è quindi “del tutto possibile” che le spese correnti per la difesa nei prossimi anni “possano essere finanziate solo con i risparmi nelle spese civili”. Una nuova mannaia sul mercato interno e sui servizi pubblici tedeschi servirà, dunque, ad aumentare la spesa militare. Meno soldi alla sanità per foraggiare la protezione dei confini dalle invasioni barbariche. Il fondo nazionale speciale non potrà essere istituito per sovvenzionare altre “voci”, e sarà dunque un unicum, che come tale potrà permettere alla Germania di non ricorrere a un fondo europeo di difesa. Berlino fa da sé, non fosse altro perché si è data tempi molto più ridotti, e perché ha già 3 anni di ritardo rispetto al progetto da 107 miliardi annunciato da Olaf Scholz a febbraio 2022.

Secondo ambienti militari alleati, i deliri putiniani potrebbero favorire un attacco di Mosca ai territori Nato entro il 2029. Ma se Donald Trump agirà come promesso, cioè di ritirare anche solo una parte dei 90mila soldati americani presenti in Europa, e tra questi i 20mila che Joe Biden ha inviato in Polonia, Romania e negli Stati baltici, dicono sempre gli stessi ambienti, è probabile che i tempi dell’Armageddon si anticiperanno inevitabilmente. Al netto della domanda, “perché Putin dovrebbe attaccare Paesi membri della Nato? E quali?”. Alla Germania servirebbero dai 2 ai 5 anni per ricevere la metà degli ordini degli armamenti, e non si sa quanto tempo per l’altra metà. Negli ultimi decenni, fa sapere il Kiel Institute for the World Economy, le scorte di equipaggiamento sono diminuite notevolmente. I carri armati, per esempio sono passati da 2.398 a 339. Il finanziamento da 200 miliardi potrebbe non essere sufficiente per rifornire gli arsenali al ritmo dovuto, se è vero che, secondo gli analisti, ci potranno volere decenni solo per la scorta degli obici.

A livello occupazionale, sarà proprio la necessità di riarmo a compensare i tagli del personale nei settori della siderurgia e dell’auto. A differenza di dieci anni fa, rilevano gli economisti, saranno disponibili risorse industriali e umane. Anche perché, aggiungono, molte case automobilistiche e i loro fornitori sono già legati all’industria degli armamenti: la Daimler Truck produce veicoli militari, il fornitore ZF di Friedrichshafen fornisce loro le trasmissioni, anche altri fornitori di automobili producono componenti per i carri armati. Ci sarà grande richiesta di profili come meccanico industriale, operaio metalmeccanico, ingegnere meccatronico e saldatore. Rispetto agli anni Novanta, quando le risorse dell’industria bellica furono reindirizzate a scopi civili, si procederà all’inverso. Gli ex dipendenti della Continental, per esempio, i cui posti di lavoro presso la sede di Gifhorn in Bassa Sassonia saranno soppressi, saranno presto assunti dalla Rheinmetall nella stessa regione.

Aggiornato il 27 febbraio 2025 alle ore 11:20