Haiti: “I criminali dei Caraibi”

Haiti è uno dei Paesi più poveri delle Americhe. Come ci insegna la storia la povertà e la poca istruzione sono spesso accompagnate dalla violenza. Infatti, il Paese caraibico, soffre da tempo la violenza di bande criminali, riconosciute colpevoli di omicidi, stupri, saccheggi e rapimenti a scopo di estorsione, in un contesto di grande instabilità e crisi, non solo politica ma anche economica e umanitaria. In questo clima di terrore e instabilità politica, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato, nel 2023, il mandato della Missione multinazionale di supporto alla sicurezza (Multinational Security Support-Mss). La missione multinazionale di sostegno, composta da forze di sicurezza, è stata una delle misure raccomandate dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, per ripristinare la sicurezza della popolazione di questo Stato caraibico dove la violenza è prassi.

Non casualmente il Kenya si è offerto di guidare questa forza; in totale ad Haiti sono giunti circa mille agenti di polizia provenienti da sei Paesi, ma nonostante ciò gli attacchi delle gang non sembrano essere diminuiti, anzi queste controllerebbero l’85 per cento della capitale. Scenario degli atti di queste bande è soprattutto la città di Port-au-Prince, capitale del Paese, dove nei giorni tra il 23 e 25 febbraio scorso, le gang criminali hanno aperto il fuoco con fucili automatici e dato alle fiamme case e veicoli. Oltre alle innumerevoli vittime civili, questa volta è rimasto coinvolto un ufficiale di polizia kenyota impegnato nell’operazione “anti-gang”, in particolare contro la “Gran grif”, gruppo armato specializzato in traffico di armi, dirottamenti di camion e rapimenti con scopo di riscatto, guidato da Luckson Elan. La sua gang è la più grande e potente del Dipartimento di Artibonite e ha ampliato il suo controllo territoriale, commettendo violazioni dei diritti umani per i quali è stato sanzionato dagli Usa.

Questi atti di violenza hanno subito un netto peggioramento nel corso dell’ultimo anno, quando, nel febbraio 2024, gruppi armati hanno lanciato attacchi coordinati a Port-au-Prince per costringere, l’allora primo ministro, Ariel Henry alle dimissioni. Henry si è dimesso nel marzo 2024, lasciando il posto ad autorità transitorie che avrebbero dovuto consentire il ritorno a una maggiore sicurezza. La continua conquista da parte delle gang delle aree metropolitane, renderebbe di fatto insostenibili le operazioni internazionali e le attività fin qui operative di sostegno alla popolazione. In discussione quindi, in queste settimane, sarà la sopravvivenza stessa di Haiti come entità statale democratica. L’obiettivo Onu di ripristinare le istituzioni democratiche entro febbraio 2026 è a rischio. Nonostante Haiti si trovi inserita in un contesto culturalmente occidentale, quindi tendenzialmente democratico, sembra essere disfunzionale, soprattutto se confrontato con la società che si presentava nell’epoca del “Papa Doc”, François Duvalier, dittatore dal 1964 al 1971. Sotto questo aspetto potrebbero essere elaborate alcune analisi sociologiche circa il valore degli autoritarismi in cointesti con profonde radici anarchiche e tribali; ma è comunque evidente che le dinamiche socio-politiche anche se forzate da fattori esterni vocati ad omogeneizzare i regimi “regionali”, anche se a breve termine posso dare effetti di pseudo stabilità, con tempi più lunghi si infrangono con realtà sociali gestibili solo con modalità minimamente democratiche.

Aggiornato il 27 febbraio 2025 alle ore 11:37