La cortina di Creta, rilanciare la storia

Che cosa dicono i post-Fukuyama? Per ora, prevale una configurazione della nuova Europa alla stregua di una valle di lacrime, in cui le élite sconsolate riflettono su ciò che fu e che mai più sarà. Dopo ottanta anni, è difficilissimo, se non impossibile, da parte degli europei elaborare il lutto del multilateralismo, avendo ricevuto enormi vantaggi dalla relativa rendita di posizione. Il tutto, pagato due volte dal contribuente americano per quanto riguarda, da un lato, i costi della difesa Nato e, dall’altro, il surplus commerciale pluridecennale a vantaggio dell’Unione.

Ora, senza l’America a dirimere i conflitti armati inter-europei, il nanismo di Bruxelles, creatura regolamentare ipertrofica d’Europa, non ha altre soluzioni per crescere e divenire adulto se non quella di cercare (in quanti decenni?) di mettere a fattor comune un elevato numero di risorse, per creare una difesa comune e raccogliere la sfida globale sull’Intelligenza artificiale.

Ora, lo scampato pericolo delle elezioni tedesche, con il passaggio di consegne dai socialdemocratici ai conservatori, non fa altro che ribadire l’esigenza di questo cambiamento di passo. Friedrich Merz, il nuovo Cancelliere tedesco, ha molto da farsi perdonare a seguito dell’arresto epocale della locomotiva tedesca. Berlino, infatti, guidata in passato dal suo spirito germanocentrico e confortata dal condominio di potere con la Francia, ha portato l’Unione ad arenarsi prima con il Fiscal Compact, e poi con l’eccessiva dipendenza europea dalle forniture energetiche di gas russo, coniugate alla doppia miopia della chiusura delle centrali nucleari e al reset industriale green, che ha privilegiato la tecnologia e il monopolio di terre rare cinesi a scapito dell’automotive continentale.

Per formazione “shaubliana” (in quanto allievo del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble ), Merz è naturalmente portato alla ricerca di un’unione politica europea più avanzata, pur nella necessità di tenere i conti in ordine. Attualmente, tuttavia, le circostanze gli impongono un’accelerazione di passo sul primo aspetto e una rinuncia al rigore finanziario sul secondo, sia sulla parte esterna del deficit comune, sia su quella interna, che necessita di un’urgente modifica costituzionale per rimuovere la ghigliottina della soglia del deficit strutturale annuale allo 0,35 per cento del Prodotto interno lordo, che oggi blocca gli investimenti critici strategici in Germania.

Merz, in particolare, ha ben chiaro che, per competere con i grandi player mondiali, come Usa, Cina e Russia, occorre ridurre quanto più possibile i tempi di decisione all’interno delle istituzioni comunitarie, fortemente rallentate dall’attuale clausola dell’unanimità sulle questioni più importanti dell’Unione.

L’alternativa oggi, non presente nei grandi Paesi fondatori della Comunità europea degli anni Cinquanta, è di innovare rispetto ai Trattati a Ventisette, guardando a soluzioni flessibili sul modello della community-of-the-willing (meglio noto come “Europa a due velocità”), per cui un numero ristretto di Paesi membri decide di avanzare su questioni della massima importanza (la creazione dell’euro ne è un primo esempio, e il sostegno all’Ucraina in guerra un secondo), unendo risorse in comune, anche attraverso il trasferimento di competenze nazionali a un unico centro decisionale monocratico, come lo è la Banca centrale europea per la moneta unica.

Una delle principali prove di capacità di comando, per quanto riguarda i conservatori tedeschi, sarà proprio quella di raccogliere la sfida di Donald Trump in merito a una difesa europea autonoma.

Se non si vogliono più spendere l’80 per cento delle risorse per l’acquisto di armamenti all’estero (soprattutto sistemi d’arma avanzata di fabbricazione americana), allora bisogna rinunciare a produrre decine di modelli di mezzi corazzati ed aerei, per puntare alla massima standardizzazione comune orientata a produrre un solo modello per singola tipologia di armamento, mettendo definitivamente in chiaro che anche la dotazione nucleare autonoma (in tal senso l’Europa possiede da sempre tutto il know-how necessario) fa parte del gioco, senza stare a dipendere dal solito ricatto della Grandeur francese e di quella insulare britannica. Perché solo una forza comune degna di questo nome ci può riportare sui tavoli che contano nel mondo, entrando così in modo fermo e deciso nel nuovo gioco globale multipolare, dove sono soltanto i rapporti di forza (militari, politici ed economici) a contare. Alcuni sostengono la pericolosità della mossa americana che, abbandonando a se stessa l’Europa, è destinata a riportare al centro la forza produttiva e militare della Germania, responsabile di ben due guerre mondiali.

Questo perché sarà Berlino, inevitabilmente, a essere il pivot di una futura Nato 2.0, composta da soli Paesi europei: tanto più se si dovesse configurare tra Donald Trump e Vladimir Putin un’intesa di vertice sulla spartizione dell’Ucraina che escludesse l’Europa. In questo quadro (il più probabile, a oggi), l’Unione a trazione tedesca ripristinerebbe gli accordi con la Russia per le forniture di gas, cosa che potrebbe comportare come diretta conseguenza (rispondendo così per le rime alla disinvoltura trumpiana) una sorta di nuovo patto Ribbentrop-Molotov sulla sicurezza in Europa, senza più necessità di una garanzia americana.

Ma, la vera posta in gioco per il futuro sarà proprio l’Intelligenza artificiale: in questo caso, come intende rispondere la Germania leader a Usa e Cina?

Sarà bene ricordare che il web non è solo composto da “trash-message” e da fake: nella rete esiste un numero elevatissimo di opinioni e di analisi interessantissime off-the-record, impossibili da aggregare senza gli algoritmi giusti, per cui è sempre più urgente e necessario costruire in Europa un OpenAi che ci consenta di farlo!

La Silicon Valley, con i suoi immensi cloud delocalizzati e i Big Data in essi contenuti analizza ogni giorno, senza un attimo di pausa, miliardi e miliardi di messaggi, venendo a conoscenza prima di ogni altro soggetto degli aggregati omogenei  (per qualità e quantità) di opinioni, preferenze politiche e commerciali, riguardanti miliardi di utenti nel mondo.

Nulla di strano, vedi il sostegno Musk-Bannon alle destre europee, se i tecno-oligarchi americani hanno registrato nel web globale il consolidamento di una preferenza di massa per l’autocrazia, a scapito di una democrazia globalista che non garantisce né benessere, né sicurezza. Capito il problema?

Aggiornato il 26 febbraio 2025 alle ore 10:14