In Brasile è ballottaggio: smentiti i sondaggi

Dopo il primo turno delle Presidenziali in Brasile emerge un unico vero sconfitto: i sondaggi. Lo scrutinio del 99,99 per cento delle schede ha consegnato il primo posto al leader della sinistra Inacio Luiz Lula da Silva, con il 48,43 per cento delle preferenze. Al secondo posto il presidente uscente Jair Bolsonaro, che ha portato a casa il 43,02 per cento. Le previsioni davano il primo contendente vincitore sin dal primo turno, ma hanno toppato alla grande. I due candidati si affronteranno in una seconda e ultima tornata elettorale il 30 ottobre prossimo.

Il leader populista è sfuggito a quella che si prospettava essere una sconfitta annunciata, e queste quattro settimane di ulteriore campagna elettorale sono per lui e per il suo entourage un’occasione d’oro per rilanciarsi alla carica e galvanizzare il proprio elettorato. Lula e Bolsonaro, nei due mesi che hanno preceduto le elezioni, non si sono di certo risparmiati, a suon di insulti personali e trash talking che stanno meglio negli scontri fra tifoserie che in tribuna elettorale. Il Brasile è un Paese fratturato, stanco della leadership degli ultimi anni e che presenta immense sfide all’orizzonte, per le quali i due contendenti hanno presentato pochi progetti.

Inoltre, molti candidati del presidente populista hanno vinto le votazioni al Congresso e sono stati eletti come governatori. Lula, quindi, dovrà puntare – in questo mese di campagna bonus – agli elettori centristi e perfino ai conservatori delusi dalla recente gestione della destra.

Bolsonaro ha concentrato la sua strategia sui valori morali come “Dio, Patria e Famiglia” e sui già citati attacchi (reciproci) all’avversario, che definisce “ladro” ed “ex detenuto”. Mantiene un sostegno quasi unanime tra gli evangelici – che sono un terzo dell’elettorato – nel settore dell’agro-business e tra i ceti popolari delusi dallo scandalo di corruzione che ha coinvolto il Partito dei Lavoratori di Lula. Il mandato del presidente uscente non è stato proprio rose e fiori, con una gestione sbilenca dell’epidemia di Covid-19, che ha portato con sé l’aumentare della povertà e della fame. Inoltre, non è stata vista di buon grado dal Paese e dal mondo occidentale la deforestazione in Amazzonia e i vari attacchi alle istituzioni giudiziarie e alla stampa nazionale.

Inacio Luiz Lula da Silva, 76 anni, ormai andata in fumo l’idea di vittoria al primo turno, punta al sostegno delle classi popolari, delle donne e dei giovani per accedere al suo terzo mandato presidenziale. Allo stesso tempo, non è riuscito però a scrollarsi di dosso la macchia della corruzione agli occhi di buona parte della società. Le sue condanne relative allo scandalo “Lava Jato”, un giro di corruzione nella compagnia petrolifera statale Petrobras, sono state annullate per motivi procedurali. I programmi di Lula, nell’eventualità della vittoria, comprendono la lotta alla povertà e il ripristino di normali rapporti internazionali, cancellando l’idea di un Brasile “paria dell’ambiente”, a causa della deforestazione della Foresta amazzonica avallata da Bolsonaro.