Come finirà in Ucraina: voteranno con i piedi

Insomma: Vlad-the-Mad (definizione pluricitata dal New York Times) ha indossato il cappello con l’atomo, anziché quello sormontato dall’Aquila imperiale russa. Sì, ma per fare che cosa, nello scenario peggiore dell’avvenuto impiego dell’arma nucleare tattica? Putin diventerebbe a quel punto il parìa del mondo intero, Cina e India compresi. Anche i Paesi occidentali più scettici si ricompatterebbero in funzione antirussa. Difatti, chi potrà mai perdonarlo o sedersi con lui ai colloqui multilaterali, avendo la Russia violato a quel punto tutte le norme e le convenzioni internazionali con la sua guerra d’invasione in Ucraina e i “fake-referendum” nel Donbass, per ribattezzare come patria russa ciò che prima era solo una regione interna di una Repubblica federata all’Urss. E sentirsi così autorizzato a premere il grilletto atomico in difesa estrema dei nuovi territori annessi? Ma, così ragionando, allora vale tutto, perché lo schema Donbass si può ripetere arbitrariamente per la riconquista imperiale di ogni lembo di territorio delle ex Repubbliche sovietiche! Pensa davvero il presidente Putin che l’Occidente se ne resterà a casa al sorgere del primo fungo radioattivo, come sta di fatto oggi accadendo in risposta alla sua famigerata “Operazione Speciale Zeta”? Come reagiranno Washington, il Pentagono e la Nato ripresentandosi le drammatiche coordinate della crisi dei missili a Cuba, così come avvenuto nei lontani anni Sessanta, quando – dopo l’annessione del Donbass – Mosca si sentirà legittimata a spostare negli ex oblast ucraini le sue rampe di lancio dei missili nucleari, avvicinando ulteriormente la minaccia atomica russa ai confini dell’Europa? E che cosa accadrà a lui stesso, quando i suoi 300mila riservisti, renitenti e impreparati a combattere una guerra mai dichiarata, torneranno in massa a casa loro nei famosi sacchi neri? E se questi 300mila dovessero invertire la marcia dei loro mezzi blindati, dirigendosi decisamente su Mosca, quanto occorrerebbe al castello di ghiaccio del Cremlino per fondersi come neve al sole?

È quasi scontato che l’Ucraina non si fermerà nemmeno dopo aver subito un attacco nucleare limitato, fino a che non sarà caduto il suo ultimo uomo in grado di combattere, tirandosi così dietro un numero almeno pari, se non di molto superiore, di perdite russe sui campi di battaglia. Pertanto, l’utilizzo da parte di Mosca di ordigni nucleari a corto raggio non farà che convincere tutto il mondo, come minimo, a mandare molte più armi offensive agli ucraini per distruggere tutto ciò che c’è di armamento russo nei territori annessi, rampe di lancio comprese. A quel punto, Putin dovrà decidere se dichiarare formalmente guerra all’Ucraina e all’odiato Occidente solidale con lei. Xi Jinping non potrà più fare finta di nulla e dovrà annunciare da che parte sta la Cina: con Vlad-the-Mad l’Atomico o con il resto del mondo libero? Tra l’altro, Putin non si deve fare alcuna illusione su Pechino: anche l’utilizzo di una sola arma nucleare tattica sullo scenario ucraino provocherà la messa al bando della Russia come “Stato terrorista” (che, da allora, non potrà più far parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu) e verranno sanzionati tutti i Paesi che oseranno fare affari con Mosca, Cina compresa. A questo punto, ci sarà come conseguenza una catastrofe economica per la fine anticipata della globalizzazione, che farà arretrare il suo primo beneficiario di oggi, la Cina, di decenni all’indietro rispetto al suo attuale benessere. Scenario quest’ultimo che Xi farà del tutto perché non si avveri, magari mettendo a disposizione migliaia di suoi soldati per una forza di interposizione Onu in Ucraina.

I folli blogger che spingono Putin alla guerra atomica contro di noi hanno valutato bene le conseguenze per i russi stessi e per il resto del mondo? Chi sta dispensando a piene mani questa morte gratuita (teorica e affabulatrice, per ora) sappia che, se dovesse accadere, anche per lui la fine sarà segnata per sempre. Se Putin si fermerà in tempo come fece Nikita Kruscev, avrà diritto a una Conferenza internazionale di pace, dove siederanno tutti i grandi della terra per stabilire di comune accordo il nuovo ordine mondiale, con una preferenza sull’azzeramento del deterrente nucleare, visto che la specie umana deve per prima cosa garantirsi la propria sopravvivenza. Ma, a quel punto, anche Volodymyr Zelensky dovrà accettare la finta indipendenza di parte del Donbass e la sua russificazione. In cambio Mosca farebbe bene a restituirgli Kherson (accesso al Mediterraneo!) per ottenere la pace. Poi, vedrete che con il passare degli anni gli abitanti della Repubblica russa del Donbass voteranno con i piedi, spostandosi silenziosamente in massa nella risorta Ucraina occidentalizzata e benestante. Facile poi a questo punto, una volta partito Putin (con le buone o con le cattive), rifare un “vero” referendum, stavolta per la riannessione all’Ucraina e sotto lo stretto controllo degli osservatori internazionali, dato che a quel punto le truppe di occupazione russe saranno tutte rientrate in Patria!

Un fanta-scenario? Non proprio. Chi avrebbe immaginato solo qualche anno fa la riproposizione dei Muri e della Cortina di ferro? O, addirittura, la divisione in due metà della globalizzazione, come si farebbe con una banale mela, soprattutto a causa della compartimentazione di Internet all’interno dei nuovi Blocchi, che separa di fatto le attuali nuove generazioni dei social, unite fino a pochi anni fa nella stessa comunità digitale globale? Certo, il gioco di Putin è chiaro: si veda in proposito quanto analizzato il 21 settembre dal Financial Times. In sintesi, Putin sta cercando in ogni modo di seminare discordia tra gli alleati occidentali, tenendo duro sull’occupazione dell’Ucraina, in modo da arrivare con i “boots-on-the-ground” (“gli scarponi sul terreno”) fino al prossimo inverno ormai alle porte, quando verosimilmente i costi alle stelle della bolletta energetica e del carovita faranno lievitare il malcontento sociale nei Paesi della Ue maggiormente esposti. Ovviamente, l’obiettivo del presidente russo è di allargare quanto più possibile il divario reale tra chi sostiene fino in fondo la necessità di non arretrare sulle sanzioni e sulle forniture di armi all’Ucraina, e chi invece punta a una soluzione di compromesso per evitare il crollo della propria produzione industriale e il doloroso corollario delle inevitabili proteste sociali.

Così facendo, anche gli aspetti più problematici (per ora nascosti sotto il tappeto) degli attuali rapporti transatlantici torneranno prepotentemente a riemergere, qualora gli Usa non dovessero dimostrare la solidarietà necessaria, assicurando agli alleati le indispensabili forniture energetiche a prezzi calmierati, per colmare il gap derivante dalla chiusura del Nord Stream 1 e 2. Tuttavia, sono in molti a ritenere che questo di Putin sia l’ennesimo azzardo (speriamo tutti senza conseguenze!), dato che anche all’inizio del conflitto il capo del Cremlino asserì in uno dei suoi interventi pubblici di aver messo in “allerta speciale” il sistema missilistico russo. Eppure, da allora in poi la rete dei satelliti-spia americana non ha mai rilevato un innalzamento della minaccia nucleare russa, anche quando sono iniziate le imponenti forniture di armi occidentali all’Ucraina. Come si vede, i russi non sono privi di buonsenso, malgrado tutto. Ha perfettamente ragione il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, quando sostiene che Putin sa benissimo come una guerra nucleare non possa essere né vinta, né combattuta. Anche perché sarebbe la Russia stessa a sparire dalle carte geografiche.

Del resto, anche russificando il Donbass con lo stratagemma dei “fake-referendum” e della distribuzione di passaporti russi a tutti i cittadini di quella regione, come si potrebbe giustificare da parte di Mosca che un attacco ucraino nelle zone annesse, condotto con armi convenzionali, metterebbe a rischio l’esistenza stessa dello Stato russo, giustificando così il ricorso all’uso tattico del nucleare? Chi ci crederebbe, essendo la Russia una superpotenza anche negli armamenti convenzionali? Un referendum lo si fa da persone libere, non con un esercito di occupazione a casa propria, sabotatori ucraini compresi! Sicché, le minacce nucleari di Putin vanno prese per quello che sono: una mossa molto rischiosa per impedire una sconfitta sul campo della sua “Operazione (non più tanto) Speciale”, congelando lo “step up” (ulteriore aumento) di forniture di armi sofisticate all’Ucraina, per poi puntare a una situazione di stallo, a partire dalla quale provare a trattare una tregua mantenendo le attuali aree occupate. In merito, valgono per tutti le parole pronunciate da Emmanuel Macron alla recente sessione dell’Assemblea dell’Onu sulla guerra in Ucraina: “Coloro che preferiscono tacere su questa nuova forma di imperialismo, ne sono in segreto suoi complici. Dimostrano soltanto di essere dei cinici che minano dalle fondamenta l’ordine globale, senza il quale nessuna pace si rende possibile”. Però, forse, con un po’ di buona volontà da parte di tutti, l’inizio del 2023 vedrà la fine concordata di questa assurda guerra.