Ucraina, Erdogan spera nella pace, ma Putin ottiene la “legge marziale”

Recep Tayyip Erdoğan è ottimista. Il presidente turco ritiene che Vladimir Putin voglia mettere la parola “fine” all’invasione dell’Ucraina. “In Uzbekistan – ha affermato Erdoğan – ho incontrato il presidente Putin e ho avuto una discussione molto approfondita con lui. E mi sono reso conto che in realtà sta cercando di concludere la guerra il prima possibile”. Il presidente turco ha poi spiegato che “ci sarà uno scambio di 200 ostaggi: penso che sia un passaggio molto importante”. Erdoğan, in un’intervista alla tivù americana Pbs, ripresa dal Guardian ha aggiunto che il suo obiettivo “è porre fine a questa battaglia con la pace”.

Eppure, ciò che accade in Russia va nel senso opposto rispetto a quanto auspicato dal presidente turco. La Duma, la camera bassa del Parlamento russo, ha approvato una serie di emendamenti al Codice penale che prevedono il rafforzamento delle pene in caso di “mobilitazione”, “legge marziale”, “tempo di guerra” e “conflitto armato”. Per la renitenza alla leva è prevista una pena fino a dieci anni di reclusione. È quanto riferisce l’agenzia Ria Novosti. Gli emendamenti andranno in votazione domani al Consiglio della Federazione, il Senato russo prima di essere promulgati dal presidente Vladimir Putin. Il referendum nell’autoproclamata Repubblica di Lugansk sull’annessione con la Russia avrà luogo dal 23 al 27 settembre. Lo ha detto il vicepresidente del Parlamento, Dmitry Khoroshilov, citato dalla Tass. Un referendum per l’annessione alla Russia sarà tenuto anche nella autoproclamata Repubblica di Donetsk dal 23 al 27 settembre. Lo annuncia il Parlamento della stessa repubblica citato da Interfax.

Per il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitri Medvedev, “i referendum nel Donbass sono di grande importanza non solo per la protezione sistemica dei residenti della Repubblica del Lugansk e del Donetsk e di altri territori liberati, ma anche per il ripristino della giustizia storica. L’invasione del territorio della Russia è un crimine che consente l’uso di tutte le forze di autodifesa. Per queste ragioni i referendum sono così temuti a Kiev e in Occidente e devono essere tenuti”.

La replica ucraina è durissima. Andriy Yermak, il capo dell’Ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, commenta su Telegram l’annuncio di referendum nelle regioni occupate e l’inasprimento della Duma delle pene in caso ai renitenti alla leva di “mobilitazione generale”. Si tratta di un “ricatto ingenuo – attacca – con minacce e storie dell’orrore di referendum e mobilitazioni di chi sa combattere solo contro bambini e persone pacifiche. Ecco come appare la paura della sconfitta. Il nemico ha paura, manipola primitivamente. L’Ucraina risolverà la questione russa. La minaccia può essere eliminata solo con la forza”.

Frattanto, gli indici della Borsa di Mosca sono crollati di oltre il 10 per cento subito dopo l’annuncio dei referendum per l’annessione alla Russia nel Donbass e nella regione di Kherson. Successivamente c’è stata una parziale ripresa, con l’indice Moex che poco dopo le 15 ora locale (le 14 in Italia) segnava un arretramento di quasi l’8 per cento e quello Rts in calo del 7,76 per cento.

Intanto, le forze armate ucraine hanno affondato un traghetto che trasportava truppe e attrezzature russe attraverso il fiume Dnieper, nei pressi di Nova Kakhovka, nella regione di Kherson. Lo riferisce il Kyiv Independent. In una dichiarazione su Facebook, l’esercito ucraino ha affermato che: “I tentativi di costruire un passaggio non hanno resistito al fuoco delle forze ucraine e sono stati fermati”.