Una valigia piena di nebbia: le liste fantasma

Che cosa è un fuga di notizie? Una voce dal sen fuggita, direbbe il poeta. Invece, per un politico si tratta sempre di qualcosa di mefitico e di mefistofelico: una sorta di peto del demonio. E più quest’ultimo è maleodorante, maggiore è lo scandalo e il fuggi-fuggi generale. Come andare a pesca di frodo con la dinamite rubata alle bombe inesplose dell’ultima Grande Guerra. Un esempio classico è rappresentato dalle pseudo rivelazioni sulle bustarelle, o finanziamenti, ai partiti filoputiniani di questa parte dell’Occidente. Denaro utilizzato da una tra le più grandi autocrazie per destabilizzare le democrazie, privilegiando le formazioni sovraniste di ultradestra, in modo da orientare il risultato elettorale attraverso un esercito di “troll” e di “bot” che condizionano consistenti segmenti di elettorato attivo, inviando molte decine di milioni di messaggi propagandistici via social. Solo che, come in tutte le spy story un po’ fetenti, l’agente protagonista è sempre e comunque almeno “triplo”. Sicché, non si capisce mai veramente bene chi lo paga e da che parte sta. Stavolta, però, sa di americano il famoso “seno” la cui azione ha dato origine al “pupo” collaborazionista. Solo che, al famoso “cercher l’argent”, nel senso di chi ha preso qualcosa e quanto, si è preferito l’indicatore vago per cui non ci sono persone ma solo soggetti collettivi maximi, come gli Stati, ad avere beneficiato della manna in rubli convertiti. Va da sé che in tal modo è praticamente impossibile mettere il sale sulla coda agli agenti di influenza, che poi sono persone concrete con nome e cognome o molteplici alias che un buon servizio segreto potrebbe facilmente mascherare.

A prima vista, lo scandalo mediatico assomiglia a un baule pieno di nebbia che, una volta aperto, fa velo sul contenuto al suo interno. E quella valigia si chiama New York Times (Nyt nel seguito) che, il 14 settembre, se ne esce con il titolo a effetto: “Russia secretly spent $300 million to sway elections around the world” (“La Russia ha segretamente speso 300 milioni di dollari per condizionare le elezioni in tutto il mondo”). La fonte del maggiore quotidiano di sinistra americano è un documento riservato del Dipartimento di Stato, in cui si specifica come negli ultimi otto anni, a partire dal 2014, la Russia abbia segretamente fatto arrivare ingenti finanziamenti a politici, partiti e pubblici funzionari di 24 Paesi per influenzarne le scelte politiche e condizionare l’esito elettorale. Insomma, dato l’obiettivo estremamente ambizioso, fatte le debite proporzioni matematiche (“Pochi spiccioli all’anno per ciascun Paese e per singolo infiltrato”, come sottolineato dal direttore de L’Opinione, Andrea Mancia), Putin e i suoi si dimostrano alla stregua dell’Avaro di Molière, considerato che l’alto tradimento costa di fatto veramente poco ormai, tenuto conto che la spia Walter Biot, ufficiale della Marina italiana, ha venduto segreti militari ai russi per la “stratosferica” cifra di 5mila (cinquemila!) euro. Nel linguaggio colorito dei social questo si chiama “poracceria” delle barbe finte. In base al documento citato, “Il Cremlino e i suoi mandatari (proxies) hanno provveduto al trasferimento di tali fondi nel tentativo di influenzare gli ambienti politici a favore di Mosca”. E, pertanto, “Gli Stati Uniti faranno ricorso ai canali ufficiali delle Nazioni interessate per condividere le informazioni classificate, riguardanti le attività russe che mirano a influenzarne l’orientamento politico”.

Il documento è stato trasmesso poi alle varie ambasciate degli Usa, affinché gli ambasciatori ne facessero oggetto riservato di conversazione con i loro omologhi esteri, mettendoli così al corrente “in merito alle interferenze russe nei processi politici globali e in quelli elettorali, al fine di fare fronte unico per combattere tali forme di aggressione”. Ora, è ovvio come tutto questo faccia parte delle contromisure alle guerre ibride nelle quali Mosca stessa si è dimostrata maestra negli anni di Putin, che viene lui stesso dalle fila militanti della Disinformatjia sovietica, in cui le moderne cyber guerre e la manipolazione dei social network sono parte integrante dell’avvelenamento funzionale-mediatico delle Nazioni-bersaglio. Il nemico occidentale viene così colpito assai duramente, senza che il responsabile dell’aggressione debba rischiare per questo la vita di un solo suo uomo, restando sommerso e invisibile nelle profondità del mare magnum della numerizzazione globale. Si pensi ai danni sistemici procurati dai cyber attacchi nel caso delle società aperte, a causa della caduta delle grandi reti di distribuzione nazionali e regionali, come condotte di acqua, elettricità, telefonia e così via, per non parlare del furto di dati sensibili, nel caso di banche, pubbliche amministrazioni nazionali e locali, infrastrutture sanitarie.

E quale sarebbe il nome di questa “manina” (umana o della sua impronta digitale) che avrebbe messo in atto questa strategia di attacco russa? Naturalmente l’Fsb (Federal Security Service, succedaneo del famigerato Kgb) e gli oligarchi russi, come i citati Yevgeni Prigozhin e Aleksandr Babbakov, che con i loro business internazionali, diluiti in una miriade di società grandi e piccole operanti in joint-venture con altre entità d’affari e fondazioni no-profit occidentali, sono in grado di raggiungere da vicino gli obiettivi-bersaglio, come i politici occidentali e i loro più stretti collaboratori. Formalmente, poi, l’avvocato Barbakov e due altri cittadini russi sono stati messi sotto inchiesta dal Dipartimento di Giustizia americano, per aver cospirato a violare le sanzioni Usa contro la Russia falsificando visti e avvalendosi di un network di canali di disinformazione da loro controllati, al fine di influenzare nell’interesse della Russia le decisioni politiche di Stati esteri alleati dell’America. Il tutto, ovviamente, sta avvenendo nell’ambito della sfida globale tra regimi autocratici (Russia e Cina, in particolare) e democrazie occidentali. Ed è su questo nuovissimo versante ideologico che si sta formando ed erigendo la nuova Cortina di Ferro tra i due emisferi della geopolitica mondiale, mai morta e oggi brutalmente risorta.

E in quali modalità si sarebbero manifestate queste attività corruttive messe in atto da oligarchi e loro fiduciari? Secondo le indiscrezioni del Nyt, i loro referenti avrebbero ricevuto pagamenti in contanti e in nero (attraverso il sistema delle false fatturazioni, in particolare, per cui io ti fornisco un determinato servizio o bene per tot euro, ma tu me ne fatturi parecchie volte di più), ovvero tramite criptovalute, trasferimento telematico di fondi dall’estero e costosi regali. In queste operazioni illecite, sono state coinvolte negli Stati-bersaglio fondazioni private, organizzazioni criminali, circoli intellettuali, ambienti che forniscono consulenze ai politici, società di copertura e imprese di proprietà del governo russo. Visto che si parla da noi solo di Europa, il documento invece menziona un non meglio precisato Paese asiatico in cui il candidato alle elezioni presidenziali ha ricevuto milioni di dollari (ebbene, questa sì che sarebbe una cifra “seria”!) in contanti. In questo caso, però, non viene specificato il genere di influenza, come futuri favori politici; modifica delle alleanze internazionali; ritiro delle sanzioni contro Mosca. Inoltre, una non meglio specificata personalità d’affari russa si sarebbe spesa per sostenere ambienti europei politico-intellettuali di estrema destra, vicini a partiti sovranisti e populisti inclini a un accordo con Mosca per la cessazione delle ostilità in Ucraina e l’interruzione dell’invio di armi e aiuti occidentali a Kiev.

Il citato documento fornisce, infine, indicazioni di massima per contenere le pratiche russe di interferenza negli affari politici e nella vita istituzionale dei Paesi occidentali e di quelli alleati dell’America nel resto del mondo, incluse l’adozione di sanzioni commerciali e di blocco dei visti nei confronti dei collaborazionisti che operano nel mondo finanziario e nei circuiti politico-intellettuali come agenti di influenza. Essenziale, in questo campo, per le Nazioni coinvolte è la condivisione con gli Usa di informazioni di intelligence, nonché un più attento monitoraggio degli investimenti esteri. In quest’ottica sarà necessario, in base al documento, il potenziamento degli apparati nazionali di investigazione sulle attività di disinformazione e di finanziamento illecito ai partiti politici da parte di attori russi, con un più attento e capillare monitoraggio delle loro attività di copertura, espellendo in casi documentati quei diplomatici russi che abbiano svolto attività di disinformazione e di influenza. Domanda: ma c’era bisogno per richiamare simili condotte di “routine” di sollevare un tornado mediatico? In Svezia lo spaventapasseri contro la destra populista non ha funzionato. E tantomeno, a rigor di logica, funzionerà per l’Italia. A buon intenditor...