Addio a Elisabetta: ora tocca a Carlo

Si sono tenuti, come previsto, i funerali della defunta monarca britannica, la regina Elisabetta II. In questi giorni la cronaca si è ampiamente focalizzata sulla sua vita, sulle sue gesta, sull’amore e sull’attaccamento nei suoi confronti da parte del popolo britannico, sul suo essere stata capace di farsi apprezzare in tutto il mondo e, soprattutto, di assurgere a vero e proprio simbolo della monarchia per eccellenza. Non abbastanza, invece, si è detto sulle implicazioni politiche della sua dipartita, perché proprio in quanto simbolo della monarchia britannica la sua eredità rischia di essere estremamente pesante e difficile da gestire per il suo successore, il figlio Carlo III.

La Gran Bretagna sta attraversando un momento tutt’altro che facile. Il Paese è ufficialmente entrato in recessione. C’è la questione della guerra. Ci sono i delicati equilibri politici interni. In Scozia tornano a spirare, ancora più forti di prima, venti di secessionismo: pare che la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, abbia intenzione di chiedere un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna dopo quello del 2014. A influire sulla decisione del governo di Edimburgo ci sarebbe stata proprio la Brexit, che la Scozia – fermamente europeista, nonché area del Paese dove il “Remain” incassò più suffragi – non avrebbe mai del tutto metabolizzato.

Si riaffaccia anche la questione nord-irlandese. In più, si pone la questione Commonwealth, con sempre più Paesi che sembrerebbero intenzionati a uscire dallo storico consesso che riunisce le ex colonie britanniche e che ha permesso al Regno Unito di continuare a esercitare un peso rilevante nelle dinamiche internazionali. Last but not least, ci si chiede – dentro e fuori la Gran Bretagna – se e come cambierà la monarchia.

La morte di Elisabetta non è solo la fine di una parentesi della storia britannica, per quanto lunga e significativa: è la fine di un’epoca. È presto per giudicare le capacità di Carlo III, ma sono già molti i commentatori che intravedono in lui un monarca non abbastanza resiliente. Resilienza: questa è stata la più grande virtù della defunta regina. Resilienza che le ha permesso, superando scandali famigliari e attraversando decenni segnati da tensioni e cambiamenti epocali, di assurgere a simbolo dell’unità nazionale e della stabilità: la madre e la nonna di tutti i britannici. Lei ha saputo domare l’indipendentismo scozzese e irlandese; ha saputo tenere unito il Commonwealth; ha saputo rappresentare la Gran Bretagna in quella maniera sobria e posata che si addice ai rappresentanti delle grandi nazioni; ha guidato il suo Paese nel sereno e nella tempesta. Carlo saprà fare altrettanto?

Alla premier Liz Truss, il nuovo monarca avrebbe confidato di aver sempre temuto questo momento: presumibilmente, non tanto per la responsabilità che l’ascesa al trono comporta, ma per quella che deriva, nello specifico, dalla consapevolezza di dover soddisfare le alte aspettative che ora i suoi sudditi e il resto del mondo hanno nei suoi confronti. A suo vantaggio gioca il fatto di essere stato istruito dalla sovrana più longeva e “presente” della storia britannica, che per anni lo ha preparato a questo momento e a quelli che sarebbero stati i suoi doveri a tempo debito.

L’età carolina sarà senz’altro diversa da quella elisabettiana: il carattere più impulsivo – a tratti, si dice, intemperante – del nuovo re, potrebbero spingerlo ai limiti delle sue prerogative, sebbene i commentatori britannici si dicono sicuri del fatto che non le oltrepasserà. La vera domanda, tuttavia, è se i britannici sapranno vedere in lui la stessa guida sicura e stabile che hanno visto, fino a pochi giorni fa, nella madre. Di sicuro, lui farà del suo meglio per meritare l’amore, il rispetto e l’approvazione del popolo, come pure per adempiere a quelli che sono i suoi compiti: consigliare, avvertire e incoraggiare.

Dovrà avere la capacità di destreggiarsi nelle grandi sfide che attendono il suo Paese e i suoi sudditi. La stessa monarchia inglese potrebbe profondamente cambiare e farsi più austera, meno fastosa e più “in linea coi tempi”, come il nuovo re ha sempre sostenuto fosse necessario. Forse, sarà proprio la modernizzazione della monarchia la carta che il neo sovrano sceglierà di giocare.

Difficilmente, però – per quanto sia indubbio che Carlo farà tutto il possibile per essere all’altezza dell’eredità materna – riuscirà a eguagliare la defunta Elisabetta che, come recita il titolo di un noto libro di Antonio Caprarica, sarà Regina per sempre, come sembra testimoniare anche il fatto che pare sia stata sepolta con una corona “simbolica” (fatta di ramoscelli e di fiori intrecciati) proprio per volontà di Carlo.

Elisabetta rimarrà nella storia, al pari dell’altra Elisabetta dai rossi capelli e dal candido volto, e della sua trisnonna Vittoria: ma soprattutto, in qualche modo, resterà nei nostri ricordi come un’anziana signora dai modi gentili, dal bel sorriso e dagli abiti colorati, ma con una rara forza d’animo e una determinazione altrettanto grande. Qualità tipiche di chi lascia un segno indelebile nei cuori, nella memoria collettiva e nelle pagine dei libri di storia.