I terroristi palestinesi di Mahmoud Abbas

Pace significa uccidere più ebrei

Mentre il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas si prepara a parlare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, alla fine di questo mese, crescenti segnali indicano che i suoi fedelissimi sono coinvolti in attacchi terroristici contro Israele.

Come ha già fatto in passato, Abbas utilizzerà indubbiamente ancora una volta il podio delle Nazioni Unite per affermare il suo desiderio di fare pace con Israele e la sua opposizione al terrorismo e alla violenza. Inutile dire che ci si aspetta anche che lui sfrutti la piattaforma internazionale per istigare ulteriormente e per vomitare altre bugie e accuse del sangue contro Israele e contro gli ebrei.

Una cosa è certa: Abbas non dirà alla sua platea che i membri della sua fazione al potere di Fatah si stanno scatenando in Cisgiordania, dove, quasi ogni giorno, conducono attacchi terroristici contro attivisti e giornalisti palestinesi, così come contro gli israeliani. Questi terroristi, che sono fedeli ad Abbas, operano nella parte settentrionale della Cisgiordania, in particolare nelle città palestinesi di Jenin e Nablus.

I terroristi di Abbas, portando con sé vari tipi di armi e ordigni esplosivi, vagano per le strade delle due città e dichiarano apertamente il loro sostegno al terrorismo.

I terroristi sono per lo più associati al gruppo armato di Fatah, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa. Un altro gruppo affiliato a Fatah che è emerso di recente per le strade di Nablus si chiama Lion’s Den.

Negli ultimi mesi, i terroristi di Fatah hanno compiuto diversi attacchi contro palestinesi e israeliani. È anche risaputo che molti dei terroristi collaborano con i gruppi terroristici islamisti di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese (Pij) sostenuti dall’Iran.

I terroristi di Fatah hanno di recente compiuto una serie di attentati contro i fedeli ebrei in visita alla Tomba di Giuseppe, a Nablus.

In una dichiarazione, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa si sono persino vantate degli attacchi terroristici. Il gruppo ha inoltre promesso di continuare a condurre tali attacchi.

Il mese scorso, l’esercito israeliano è riuscito a uccidere Ibrahim al-Nabulsi, uno dei capi delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa a Nablus, ricercato per aver compiuto una serie di attentati.

Dopo l’uccisione, la dirigenza di Fatah ha tenuto una conferenza intitolata al nome del terrorista ammazzato a Ramallah, la capitale de facto dei palestinesi. Questo è stato un gesto da parte di Abbas e dei suoi collaboratori per onorare il terrorista morto. Abbas ha persino telefonato ai genitori di al-Nabulsi e di altri due terroristi di Fatah per porgere le sue condoglianze ed elogiare i terroristi definendoli “martiri”.

La scorsa settimana, gli agenti di polizia israeliani hanno arrestato un terrorista palestinese nella città di Jaffa, vicino a Tel Aviv. L’uomo, che stava per compiere un attacco, apparteneva al gruppo terroristico Lion’s Den, affiliato a Fatah. La polizia lo ha trovato in possesso di un fucile mitragliatore e di ordigni artigianali.

Più di recente, i palestinesi hanno annunciato che Hamad Abu Jildeh, un 24enne di Jenin, è morto per le ferite riportate durante uno scontro armato con i soldati israeliani pochi giorni prima. I palestinesi hanno rivelato che Abu Jildeh era uno dei comandanti delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa di Abbas. Un video apparso sulle piattaforme dei social media mostrava Abu Jildeh mentre sparava alle truppe israeliane nel campo profughi di Jenin. Durante il suo funerale, i membri di Fatah hanno invitato i palestinesi a compiere altri attacchi.

Abu Jildeh e al-Nabulsi sono tra i numerosi terroristi di Fatah uccisi o arrestati nelle ultime settimane. Essi appartengono alla fazione palestinese che viene spesso definita dagli occidentali come un gruppo “moderato”. Il capo di questi terroristi non è altro che Mahmoud Abbas, che, oltre al suo ruolo di presidente dell’Autorità Palestinese, è anche presidente di Fatah.

Abbas e gli alti dirigenti di Fatah non hanno detto una parola contro il coinvolgimento dei loro fedelissimi nel terrorismo.

Abbas e la leadership di Fatah continuano a glorificare i terroristi. Abbas, inoltre, si è rifiutato di tenere a freno o disarmare i terroristi. Anzi, il presidente dell’Ap e i suoi portavoce continuano, come al solito, ad accusare Israele dell’ultima fiammata di violenza in Cisgiordania. Stanno effettivamente dicendo che Israele non ha il diritto di difendersi né di contrastare gli attacchi pianificati e perpetrati da terroristi, specialmente quelli appartenenti a Fatah.

Per Abbas e per gli altri leader palestinesi, gli avvocati, i giornalisti e gli attivisti palestinesi che cercano la libertà, così come gli ebrei, dovrebbero solo starsene tranquilli e accettare gli attacchi terroristici quotidiani contro di loro. Abbas protesta contro il “terrorismo” solo se Israele uccide o cattura un terrorista.

Questo è lo stesso Abbas che presto apparirà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricoprire il ruolo di vittima e accusare Israele di “genocidio” e di “pulizia etnica”. Da quando è salito al potere nel 2005, Mahmoud Abbas ha preso l’abitudine di mentire all’Onu e ad altre parti internazionali.

Seguendo le orme del suo predecessore, Yasser Arafat, la strategia di Abbas è stata quella di prendere in giro il mondo propagando la falsa affermazione che Israele è responsabile di tutte le miserie dei palestinesi, una mossa politicamente più astuta di quella finalizzata a incolpare la propria efferata leadership.

Come Arafat, Abbas continuerà a parlare del desiderio di pace dei palestinesi, pur incoraggiando i suoi terroristi di Fatah a continuare a uccidere. Se Abbas volesse davvero tenere a freno i terroristi, avrebbe almeno incaricato le sue forze di sicurezza di intervenire per confiscare armi illegali e arrestare i terroristi.

Ma non lo farà, perché lui stesso considera i terroristi eroi e martiri. Inoltre, non gli conviene reprimere i terroristi: dopotutto, non rappresentano una minaccia per il suo regime.

Al contempo, il presidente dell’Ap sa benissimo che la sua istigazione contro Israele è talmente efficace, che se mai dovesse fare pace con Israele, il suo stesso popolo lo giustizierebbe per essere un traditore.

Abbas, ovviamente, non menzionerà i terroristi di Fatah durante il suo prossimo discorso all’Onu. Inoltre, non parlerà della corruzione dilagante nel suo governo e del fallimento delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese nell’adempimento del loro dovere di far rispettare la legge e l’ordine e di prevenire il terrorismo.

Gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero prepararsi per un’altra lista di bugie e diffamazioni di Abbas, il quale attribuisce la colpa a tutti tranne che a se stesso per lo spargimento di sangue in corso. Sarebbe opportuno se uno dei rappresentanti degli Stati membri interrompesse la litania di Abbas per chiedere informazioni sul ruolo dei suoi fedelissimi nel terrorismo e su come sia possibile che egli continui a elogiare i terroristi, pur affermando che i palestinesi dovrebbero cercare la pace.

(*) Tratto dal Gatestone Institute – Traduzione a cura di Angelita La Spada