“Scambio di detenuti” dietro l’arresto dell’atleta americana in Russia?

Brittney Griner, la cestista del basket americano star della Wnba, era stata arrestata il 17 febbraio all'aeroporto all'internazionale Sheremetyevo di Mosca. La due volte medaglia olimpica è stata condannata a nove anni di detenzione in una colonia penale ed al pagamento di una multa da un milione di rubli, dopo che era stata riconosciuta colpevole di possesso e traffico di droga (per l’esattezza caricatori alla cannabis per la sigaretta elettronica e meno di un grammo di olio alla cannabis) con intento criminale dal giudice Anna Sotnikova del tribunale di Khimki, periferia di Mosca.

Il presidente americano Joe Biden aveva giudicato “inaccettabile” la condanna dichiarando che “la Russia sta detenendo ingiustamente Brittney”.

Oggi 5 agosto il ministro degli Affari esteri russo, Lavrov, ha fatto trasparire un minimo di speranza per l’atleta americana: “Siamo pronti a discutere di questo argomento, ma soltanto con il canale (di comunicazione) che è stato deciso dai presidenti Putin e Biden”. È quanto ha dichiarato in una conferenza stampa in Cambogia, dove è in corso lEast Asia Summit.

E se questa affermazione fa pensare ad una sorta di premeditazione dietro all’arresto e alla condanna della cestista americana, arrivano le parole Peskov ad aumentare questo dubbio. Il portavoce del presidente Putin ha infatti ribadito “no alla diplomazia del megafono degli Usa”, spiegando che non avrebbe commentato in nessun modo la questione: “Questi scambi non avverranno mai se cominciamo a parlare dei dettagli sulla stampa. Gli americani hanno già fatto un errore del genere, hanno deciso per qualche ragione di risolvere questi problemi attraverso il megafono. Questo non è il nostro metodo, per questo non ne parlerò”.

Per la cronaca, lo scambio di detenuti dovrebbe avvenire tra l’atleta americana – che ha ingenuamente deciso di viaggiare in un Paese “nemico” come la Russia, con leggi molto diverse dagli Usa per quanto riguarda il possesso anche di esigue quantità di cannabis – e Viktor Bout, criminale russo, ex tenente dell’esercito russo in Angola e trafficante darmi, conosciuto con il soprannome di mercante della morte.