La 25esima edizione dello Spief, San Petersburg economic forum, tenutosi dal 14 al 18 giugno, ha delineato il nuovo percorso della Russia tracciato da Vladimir Putin. Possiamo parlare di un Nuovo percorso, o meglio “nuove opportunità”, “Novyye vozmozhnosti” come citato da Putin, in quanto la visione presentata dei nuovi rapporti economici, in questo caso euroasiatici e africani, si baserà sul concetto “russocentrico”, già avviato in precedenza, ma conclamato in quest’evento.

Lo Spief è uno dei più importanti eventi geo-economici del mondo, ma il Forum 2022 ha anche rafforzato l’aspetto geostrategico. Dal 1997, data dell’esordio di questo Forum, lo status di evento di valore internazionale si è consolidato, occupando la sua agenda con tematiche legate alle questioni sociali e allo sviluppo tecnologico, ma soprattutto dedicandosi allo strategico tema dell’economia globale e dal 2006 in particolare dell’economia russa. Il Forum ha messo a disposizione dei partecipanti anche una piattaforma per lo scambio di migliori pratiche e competenze, nell’interesse dello sviluppo sostenibile.

Il Forum di San Pietroburgo dal 2005 si tiene sotto l’egida del presidente della Federazione Russa. Putin ha in questa occasione dato la sua massima presenza in ogni circostanza, rafforzando la posizione dominante personale, trattando di geopolitica, delle geostrategie russe e anche delle illegittime e inutili sanzioni occidentali. Nel meeting è stato dato ampio spazio all’utilizzo della tecnologia digitale più sofisticata. All’evento sono stati presenti 141 nazioni, con circa 13800 partecipanti, compresi i rappresentanti di oltre mille organi di stampa di 46 Paesi. La presenza di capi di Stato e di Governo, di alti dirigenti di grandi aziende anche occidentali, ed esperti di fama mondiale nei campi della società civile e della scienza, ha rafforzato lo spessore multilaterale della riunione. Inoltre, l’Egitto era presente come ospite d’onore, delineando una precisa posizione e un chiaro rapporto.

Al termine dello Spief, il governatore di San Pietroburgo, Alexander Beglov, ha annunciato che l’importo totale degli accordi che la Capitale del Nord ha firmato durante il Forum economico internazionale è di circa 560 miliardi di rubli (oggi un euro vale 59 rubli circa). Inoltre, il capo della Repubblica di Crimea, Sergei Aksyonov, ha affermato di aver siglato accordi per un valore di oltre 103 miliardi di rubli di investimenti, che creeranno circa duemila nuovi posti di lavoro. Anton Kobyakov, consigliere del presidente Putin, ha sottolineato che il Forum di San Pietroburgo ha dimostrato l’autosufficienza e la sovranità economica della Russia, oltre alla capacità di difendersi dalle pressioni esterne e da ogni forma di ricatto.

Una caratteristica unica di questo particolare forum è la presenza delle delegazioni delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, dopo quasi quattro mesi dal giorno in cui Vladimir Putin ha annunciato il loro riconoscimento, e da cui è iniziata la catena di eventi bellici, la cosiddetta “operazione militare speciale”. La parola “guerra” non è stata mai pronunciata, ma le sue conseguenze sull’economia russa hanno alimentato le discussioni. Intanto, la mano russa è stata tesa verso i rappresentanti dall’area asiatica, in particolare Cina e India: di quest’ultima la Russia è appena diventa il primo fornitore di petrolio. Sul fronte africano, sono stati aperti importanti negoziati con i rappresentanti egiziani e algerini, ma anche con il primo ministro della Repubblica Centrafricana. Tanti Stati, insomma, con cui la Russia ha rafforzato i legami negli ultimi anni e con i quali sta radicando strategicamente i rapporti. Gli egiziani, ospiti d’onore, sono intervenuti in numerosi panel durante questi tre giorni, uno dei quali è stato dedicato alle relazioni tra Russia-Egitto, con al centro degli accordi la zona industriale russa nell’area economica del Canale di Suez. L’obiettivo di Putin è che diventi un gateway per le aziende russe verso i mercati di altri Paesi del Continente africano e dell’Oceano indiano.

Una tavola rotonda sul rapporto Russia-Africa si è svolta anche con il presidente della Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale, Eccas, dove Mosca sta investendo sulle opportunità economiche e sulla sicurezza. Le questioni energetiche e la tutela alimentare sono stati i temi dominanti. Ricordo che il presidente senegalese, Macky Sall, anche presidente dell’Unione Africana, si era già recato in Russia per perorare la causa del Continente africano duramente colpito dalla crisi russo-ucraina. Putin e il presidente del Turkmenistan, Serdar Berdimuhamedow, hanno discusso temi bilaterali, regionali e internazionali: dalla situazione in Afghanistan, ai progetti congiunti di petrolio e gas. La presenza dei delegati talebani è stato un altro fattore di peculiarità, come basilare è stata la presenza degli Emirati Arabi Uniti e di altri Stati arabi.

In sostanza un Forum riuscito, che pone sul piatto della bilancia geopolitica pesi che gravano su ogni azione occidentale. E che tracciano i confini del Nuovo ordine russo e mondiale, un nuovo triangolo di cooperazione senza condizionamenti, sia a sud che a est. E che fanno apparire non la Russia isolata, ma l’Occidente rintanato. E magari illuso.