Non di sole sanzioni vive l’uomo

Gli Stati Uniti sono convinti, con fondate ragioni, che se continua la pace, la Russia e la Cina domineranno il mondo. Per questo motivo hanno bisogno, dico gli Stati Uniti, proprio bisogno di impedire che la Russia sia avvantaggiata dal possesso delle materie prime e che i cinesi si avvantaggino delle loro capacità commerciali, dovute al minor costo e all’efficienza dei sistemi produttivi favoriti anche dall’ordine imposto dall’autoritarismo o persino dal totalitarismo. È un’impresa gigante quella che gli Stati Uniti si prefiggono, storica, realmente storica, il futuro dell’umanità è vincolato a questa determinazione ed è una determinazione che può determinare, diciamo, il sistema odierno e futuro dei rapporti mondiali e sicuramente dalle conseguenze strepitose per l’Europa.

Infatti l’Europa, fino al presente, è vincolatissima alle materie prime russe e legata al commercio con la Cina. Suscitare zone economiche, come si progetta, una zona di Paesi democratici, separate da queste relazioni potrebbe avere effetti problematicissimi addirittura avversione più che indipendenza. La prospettiva che taluni concepiscono di una sorta di separazione tra aree autoritarie e aree liberali democratiche, non risolverebbe la possibilità di conflitti, anzi sarebbe la codificazione della differenza. D’altro canto, è incerta la possibilità di autosufficienza di ciascuna di queste aree. È possibile, per esempio, la sufficienza energetica nell’Europa privandola della Russia? Potrebbe avvenire uno scontro mortale tra le due aree, addirittura la crisi interna a entrambe o a una di esse.

Attualmente la strategia degli Stati Uniti ha una sua logica che consiste nell’attuazione di misure sanzionatorie associate a delle guerre non apocalittiche, almeno nell’intenzione o a quanto viene detto. Secondo questa strategia la Russia verrebbe inficiata dalle sanzioni nel suo elemento essenziale, quello energetico. L’Europa non dovrebbe ricevere più energia da parte della Russia ponendo questa nazione in crisi di esportazione. Ma la situazione si dimostra molto più ardua di quanto sembrerebbe. Spingendo al vertice la situazione la Russia disfatta potrebbe mutare dirigenza, rendersi occidentale, far mancare le materie prime alla Cina. Un progetto napoleonide che darebbe senso a quanto accade.

Con un interrogativo. La Cina. Ed altri Paesi. L’India soprattutto. Ciò che non viene esportato in Europa in larga misura viene esportato in Cina e in India, sicché le sanzioni hanno un effetto molto lento, posto che lo abbiano. E non basta. Chi ci rimette di sicuro è l’Europa, come detto, vincolata all’economia russa e cinese. E senza alternative immediate. Sanzionare ma non avere alternative è sanzionarsi. Finché la Cina importa dalla Russia (oltre diversi Paesi), le sanzioni non hanno effetto, mentre hanno effetto nella difficoltà europee. Ed allora ? Questa strategia è fallimentare ? No. Si potrebbe ricorrere a sanzionare anche Cina, India e non so chi. Una strategia delle sanzioni mondiale? Sarebbero capaci gli Stati Uniti di imporla? Sarebbero disposti i Paesi a sopportarla? D’altro canto, però gli Stati Uniti sono convintissimi che se non bloccano le economie russe e cinesi, queste ultime prevarranno.

La situazione è di una difficoltà unica, le sanzioni mondiali provocano inevitabilmente la guerra. Nessun Paese, tranne che non sia il più tubercolotico, non reagisce se gli si viene bloccato il commercio. Sarebbe ridurlo alla miseria. Ecco la situazione, ossia le sanzioni portano alla guerra, la guerra porta alla rovina. Questa strada suppone un’ipotesi di difficilissima realizzazione, che la Russia non giunga alla guerra, si smantelli al suo interno, susciti una nuova presenza governativa favorevole all’occidente e ponga le sue materie prime a disposizione dell’occidente. Lo accennavo. È il grande azzardo degli Stati Uniti. Questo vogliono effettivamente gli Stati Uniti. Mutare dirigenza in Russia e volgerla a favore dell’occidente, come hanno fatto in Ucraina. Vi sono due incognite. La prima incognita è il nazionalismo russo, eterno, millenario, capace di ogni sacrificio, la Santa Russia è viva in ogni russo, l’ortodossia è il nazionalismo russo fatto religione.

La seconda incognita è la Cina, che non assisterebbe al mutamento del sistema russo, a meno che avvenisse l’incredibile di un accordo tra Stati Uniti e Cina sulle spoglie russe. Ma siamo nella fantasia politica dove tutto è concepibile. L’altra ipotesi, ed è la più drammatica, è che Cina e Russia decidano a loro volta di spingersi fino alla guerra. In tutte queste ipotesi così sconvolgenti vi è o no la ricerca di una convivenza? Perché dare continuamente certa l’impossibilità di commerciare, coesistere nei sistemi produttivi? È un’esplorazione che bisognerebbe fare, perché dare per sicura l’ipotesi che se continuasse la pace la Russia e la Cina prevarrebbero? Non è un buon segno per l’occidente, significherebbe che i nostri sistemi produttivi sono meno idonei ad affermarsi e hanno bisogno soltanto della guerra per reggersi.

Una riflessione interna ai nostri sistemi è fondamentale: orari, salari, profitto, automazione, intelligenza artificiale, sono i dati su cui operare per trovare possibili nuove forme di equilibrio. Certo, se si vuole il profitto anche a danno dell’occupazione puntando sull’automazione, soluzione non ce n’è. Ma se si accetta ed è inevitabile l’automazione, diminuendo l’orario, mantenendo il salario e scemando il profitto qualcosa si otterrebbe perché si accrescerebbe la domanda, il mercato interno, punto essenziale della crisi. C’è troppo monetarismo e scarsa indagine sull’economia reale. Di sicuro non risolveremo la crisi con l’aumento dei tassi quale antidoto all’inflazione, un assurdo. Insomma perché non riflettere sui sistemi produttivi invece di credere che inficiando le altre economie si trova la soluzione?

Sebbene sotto l’aspetto sociologico e filosofico, ho familiarità con il pensiero di Smith e di Marx, ne ho scritto, di quest’ultimo, anche la biografia. Non mi sembrano sormontati. Profitto, occupazione, salario, produzione, domanda, offerta, mercato, costi, concorrenza… economia reale. È sicuro che il nemico delle nostre società sia la Russia e le materie prime russe o il fatto che noi non sappiamo risolvere la problematica dell’occupazione in era dell’automazione? Insomma: spostiamo l’attenzione anche ai nostri sistemi produttivi, non compiamo il solito spostamento di attenzione a vedere negli atri la fonte del male. Questo va bene per la teologia ma pochissimo per l’economia. Gli Stati Uniti che sono di gran lunga la più possente economia capitalistica e quella che vede più lontano nei pericoli e nel futuro, devono assolutamente indagare su loro stessi e vedere se il capitalismo può trovare al suo interno forme diverse di articolazione, altrimenti si andrà alle sanzioni e agli effetti delle sanzioni e sarà quel che sarà.