La denuncia dei deputati della Rada: la pista che porta a Nuland

Oggi grazie ai deputati della Rada ucraina Viktor Medvedchuk e Renat Kuzmin (del partito “Piattaforma d’Opposizione-Per la vita”) sappiamo cosa c’è nel contratto tra Ucraina e Stati Uniti firmato dal Pentagono e dal ministero della Sanità dell’Ucraina (all’epoca diretto da Nikolay Polishchuk). Ma veniamo a qualche esempio: “Il ministero della Sanità deve inviare al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti copie di agenti patogeni pericolosi che sarebbero apparsi a seguito di ricerche condotte nei laboratori ucraini”. Le parti (Usa ed Ucraina) hanno convenuto di mantenere segrete le informazioni sui risultati delle loro attività, considerate dal Pentagono segreto di Stato Usa. Poi l’Ucraina ha accettato per contratto che qualsiasi informazione venga resa disponibile ad americani ed alleati anglosassoni. Quindi l’accordo impone all’Ucraina di “ridurre al minimo il numero di persone che hanno accesso alle informazioni”, escludendo anche i rappresentati del popolo.

Nell’accordo per i laboratori ucraini, c’è scritto che “i dipendenti sono protetti dall’immunità diplomatica”: ovvero l’Ucraina è stata venduta dai suoi governanti come zona strategica di sperimentazione per Stati Uniti e multinazionali Usa ed anglosassoni.

I “tentacoli” di Nuland

Le indiscrezioni sulla presidenza di Joe Biden si contornano di battute, come quella che sarebbe “un debole anziano gestito da pazzi con infinito potere”. Tutte le piste sul potere conducono a Victoria Nuland, la diplomatica statunitense con un curriculum da far impallidire i rampolli più raccomandati del pianeta: già Ceo al Center for a New American Security, poi portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America dal maggio 2011 al 11 febbraio 2013, 18esimo Rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la Nato, ovviamente punto di riferimento di tutte le iniziative globali del Partito Democratico. Si mormora che un ex del Partito Comunista italiano (oggi robustamente nel Pd) si sia commosso e messo quasi a piangere a cospetto della Nuland: se solo avessero immaginato questa fine i vari Amadeo Bordiga, Filippo Turati e Antonio Gramsci avrebbero optato per una vita più agiata.

Comunque, Victoria Jane Nuland ha ricoperto la funzione di “Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs” presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America sotto la presidenza di Barack Obama: era incaricata circa i rapporti diplomatici con Europa ed Eurasia. Ed è stata lei a spingere perché il Governo ucraino firmasse il “patto col Diavolo”, ovvero il permesso d’usare come cavie gli ucraini per la pacifica ricerca scientifica di multinazionali e Pentagono. Victoria è figlia del massimo esperto di bioetica della Yale School of Medicine, ed è sposata con il politologo Robert Kagan: figlio di Donald Kagan, storico della Grecia antica di Yale.

Victoria parla russo, francese, cinese. Insomma, cerca di comprendere bene gli eventuali nemici della sicurezza militare e finanziaria Usa: perché, è bene ricordarlo, ogni guerra è legittima e giustificata per il Pentagono se un Governo straniero reca danni economici di qualsiasi tipo agli Stati Uniti. Victoria Nuland ha alle spalle una lunga carriera presso il Foreign Service (servizi segreti) dove ha prestato servizio sotto amministrazioni sia democratiche sia repubblicane. Nell’Amministrazione di Bill Clinton era capo dello staff del vicesegretario di Stato, Strobe Talbott, e così otteneva la direzione dei rapporti con i Paesi ex sovietici. Durante l’Amministrazione Obama, ha perfezionato i contratti con il Governo dell’Ucraina. In pratica, la Nuland ebbe (o si creava) il compito di organizzare il golpe americano contro il presidente ucraino Viktor Janukovyč che dialogava con Vladimir Putin, e col fine d’insediare un Governo filo Usa e dichiaratamente nemico della Federazione russa.

Nel 2017 la Nuland lasciava il Dipartimento di Stato per dedicarsi ad organizzare la dissidenza contro l’amministrazione Trump, che secondo la potente donna andava fermato perché “dialoga con Putin”. Posizione di dissidenza politica che portava avanti come consigliere senior dell’Albright Stonebridge Group (lobby politica fondata da Madeleine Albright, ex segretaria di Stato).

La Nuland è oggi per la linea dura in Ucraina: è lei il riferimento sulla politica in tempo di guerra dei servizi segreti Usa e dell’MI6 di Londra. Alla Nuland tocca anche l’arduo compito di salvare Hunter Biden dalle eventuali accuse presso corti Usa ed internazionali, per il ruolo cruciale nel fornire finanziamenti ai tecnici dei laboratori di agenti patogeni in Ucraina. E soprattutto alla security svolta dal Battaglione Azov. Documenti che sarebbero stati rinvenuti nel corso delle operazioni militari russe in Ucraina e farebbero riferimento alle sponsorizzazioni operate dal fondo d’investimenti di Hunter Biden.

Il capo delle “forze russe di protezione dalle radiazioni, chimiche e biologiche”, Igor Kirillov, non ha usato mezzi termini “L’esistenza di questo materiale è confermata anche dai media occidentali… Hunter Biden sarebbe stato determinante nel fornire opportunità di finanziamento per il lavoro con i patogeni in Ucraina, assicurando finanziamenti per Black & Veatch e Metabiota, quest’ultima una società biotecnologica americana”. Nei dossier di cui Putin ha parlato ci sarebbe anche il nome di Robert Pope, dirigente del Dipartimento della Difesa Usa alla “Defense Threat Reduction Agency” (struttura che garantiva le valige di soldi trasportate da Hunter Biden).

Va ricordato che sulle attività di Hunter Biden fuori confine Usa è stata aperta un’inchiesta della Procura Federale statunitense e perché avrebbe nascosto al fisco anche i milioni arrivati sul suo conto personale da un misterioso finanziatore residente in Cina. Insomma Donald Trump sta godendosi lo spettacolo in poltrona, mentre gli attuali segretario di Stato (Antony Blinken), segretario alla Difesa (Lloyd Austin), capo della Sicurezza nazionale (Jake Sullivan), vice-capo della Sicurezza nazionale (Daleep Singh), capo degli Stati maggiori congiunti (Mark Milley), capo della Cia (William Burns), portavoce della Casa Bianca (Jen Psaki) ed ex segretario di Stato (Hillary Clinton) devono darsi da fare (tramite le aderenze di Victoria Nuland) per salvare il soldato Hunter Biden.