Russia: la parata del 9 maggio per difendere la Patria

Il fatidico 9 maggio è passato. “La Russia ha solo due alleati, la sua flotta e il suo esercito”: potremmo sintetizzare così il discorso di Vladimir Putin. Solo che queste parole sono attribuite allo Zar Alessandro III (1845-1894). Per la prima volta, dal 2000, lunedì 9 maggio il presidente russo campeggiava da solo sulla presidenziale tribuna eretta nella Piazza Rossa, senza collaboratori o ministri vari. Vicino a lui solo veterani e generali. Così ha dato inizio alla parata per le celebrazioni del settantasettesimo anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista. Una parata militare che, come sempre, ha lo scopo di mostrare i muscoli della grande potenza russa. Tuttavia, in questa ricorrenza incombe l’ombra della guerra in Ucraina e un isolamento internazionale non assoluto nei fatti ma mediaticamente sovradimensionato.

Esaminando la sfilata di Mosca e confrontandola con le immagini di eventi precedenti, ma soprattutto osservando le province dove si è commemorato il “Giorno della Vittoria”, si nota una contrazione delle forze esibite. La rivista Forbes ha stimato una riduzione del 35 per cento dell’arsenale e delle truppe impegnate nella manifestazione rispetto all’anno precedente. Il messaggio che Putin ha trasmesso durante il suo discorso è che la Russia è isolata ma combattiva. Ricordo che l’anno passato Putin aveva eliminato ottant’anni di storiografia sovietica e russa assicurando che, durante la guerra, i russi erano soli contro il nemico. Come previsto e già annunciato dai suoi portavoce nei giorni scorsi, Putin ha diffusamente rappresentato i parallelismi tra l’epopea dei militari sovietici durante la Grande guerra patriottica del 1941-1945 e il conflitto in Ucraina, dichiarando: “Oggi come ieri, state combattendo per il nostro popolo nel Donbass, per la sicurezza della nostra patria, la Russia”. E ha continuato: “In modo che non ci sia posto nel mondo per carnefici e nazisti”. Non citando mai l’Ucraina.

Il messaggio è senza dubbio al valor patrio dei militari impegnati nel Donbass, ma verosimilmente anche ai familiari dei circa ventimila giovani russi che lì hanno già perso la vita. È evidente che la contrazione del numero dei mezzi militari e dei soldati ha una motivazione oggettiva, che è la conseguenza dell’impegno o della distruzione di numerose unità in Ucraina, soprattutto veicoli blindati ed elicotteri, nonché del lungo fronte di posizionamento dove sono impegnate le truppe. Inoltre, l’ostentazione della flotta navale russa che vedeva tradizionalmente lo schieramento a San Pietroburgo e Vladivostok, poi a Sebastopoli, è stata a cancellata, evitando almeno il ricordo dell’imbarazzante affondamento dell’incrociatore Moskva e di altre navi.

Eppure, lunedì 9 maggio Putin è andato oltre. Ha sì affermato di onorare la memoria di tutti i combattenti degli eserciti alleati, anche statunitensi. Ma ha accusato l’Occidente di voler “cancellare i valori millenari della Russia”, aggiungendo che “tale degrado morale è diventato la base di ciniche falsificazioni della storia della Seconda guerra mondiale, l’incitamento alla russofobia, la glorificazione dei traditori, il deprezzamento della memoria delle loro vittime”. Ricordando, poi, che i nemici della Russia hanno cercato di usare terroristi internazionali per seminare inimicizia nazionale e religiosa, per indebolire e dividere all’interno la nazione. Putin ha terminato l’intervento sostenendo che tutto questo impegno non ha sortito nulla.

Per concludere “questa giornata” è chiaro che il carattere consensuale della commemorazione della vittoria si bilancia con l’assenza di un consenso nazionale sulla guerra in Ucraina. La Russia non è riuscita, contrariamente a quanto hanno fatto le altre Repubbliche post-sovietiche, a costruirsi come Stato-nazione. Infatti, fu concepita e organizzata come erede della vittoriosa Unione Sovietica del 1945. Così questa realtà storica si è sviluppata nel corso degli anni ed è stata accompagnata da nuove tradizioni, come il nastro di San Giorgio, ereditato dalla Russia zarista e utilizzato dal 2005, come simbolo patriottico. O come il “Reggimento immortale” e la marcia commemorativa della memoria familiare, organizzata inizialmente dalla società civile russa prima di essere assunta dallo Stato. Come ho scritto nel mio precedente articolo, tanta apprensione per la giornata del 9 maggio, per partorire solo un maggiore ingaggio umano da ambo le parti, accompagnato da uno stallo geostrategico probabilmente voluto.