Sassolini di Lehner
Pol Pot, scolarizzato dai cattivi maestri parigini, rientrò in patria per cancellare famiglia, religione, mercato, tutto l’esistente. Per far nascere “l’uomo nuovo” servì la macellazione di circa 3 milioni di cambogiani.
Eppure, il Pci difese il “Fratello numero uno”. Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema e l’intero comitato centrale votarono il seguente comunicato pro-Khmer rossi: “Ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco”. Quando l’immane carneficina in fieri era ormai arcinota, i comunisti italiani la declassarono a falsità, nient’altro che sporca propaganda della Cia.
Il bianco fatto diventare nero è il ciclo storico dei salotti buoni.
Oriana Fallaci previde l’avvento dell’Eurabia.
Poiché “Nemo propheta acceptus est in patria sua”, Oriana non fu creduta. Anzi, venne osteggiata, irrisa, demonizzata, sino al punto di imputarla di “truffa dialettica”, di premeditato inquinamento della verità. Insomma, fu trattata come una volgare imbrogliona, capace di prose seducenti, ma inesorabilmente devianti e scorrette, sconfinanti nella “brillante lezione di intolleranza”, che “semina parole di odio, di scherno, di rozza intolleranza”.
Tiziano Terzani, Umberto Eco, Dario Fo (dalla Rsi al “Soccorso rosso” il passaggio fu breve) non mancarono di maledirla, mentre Gianni Vattimo, dotato di pensiero davvero “debole”, la pose sullo stesso piano del fondamentalismo jihadista. Insomma, Oriana uguale Osama bin Laden!
Gli immancabili eroi della giustizia spettacolo si attivarono. I togati elvetici ne chiesero l’estradizione; i francesi la imputarono per aver scritto che il Corano è incompatibile con i diritti civili, con la libertà, con la civiltà. Essendoci un giudice a Parigi, alla fine il libero pensiero non fu sanzionato. Gli italiani denotarono civiltà giuridica nel Pm, Maria Cristina Rota, che archiviò. Tuttavia, il gip di turno decise l’imputazione coatta per vilipendio alla religione islamica. Magari, sarebbe stata condannata ad una lunga galera, ma Oriana, rea, secondo il politically correct sinistronso, di istigazione all’odio, discriminazione, islamofobia, ebbe l’accortezza di morire prima della sentenza. Ci volle l’intelligenza ed il coraggio di Giuliano Ferrara per difendere efficacemente la “Cassandra inascoltata”, stante la sottomissione psicologica e culturale dei sacerdoti del pensiero unico forcaiolo.
L’arringa più incisiva provenne da Joseph Ratzinger che rimarcò la “crisi d'identità” dell’Europa, inciuchita dal relativismo, affetta dal “cupio dissolvi”, al punto di rifiutare sdegnosamente le proprie radici culturali e spirituali giudaico-cristiane.
Eppure, ben prima dell’israelita Gisèle Littman, nota con lo pseudonimo Bat Ye’or, e della Fallaci, proprio dagli islamici fu lanciata la profezia sulla ineluttabilità dell’islamizzazione.
Già nel 1974, Houari Boumedienne, presidente dell’Algeria, dal podio dell’Onu minacciò: “Un giorno, milioni di uomini andranno dall’emisfero Sud a quello Nord, e non ci andranno come amici, ma per conquistarlo, grazie anche alle vostre leggi. Il ventre delle nostre donne ci darà la vittoria. Noi non verremo in pace”.
Da notare il riferimento alle “vostre leggi”, norme buoniste, accoglioniste ed autolesioniste.
Lo stesso Mu’ammar Gheddafi ribadì il traguardo dell’Eurabia: “Tutto il mondo deve diventare musulmano. Vi sono segni che attestano che Allah ci accorderà una grande vittoria in Europa, senza spade, senza fucili. I 50 milioni di musulmani in Europa ne faranno un continente islamico”.
Gli eredi di coloro che maledirono Oriana non a caso oggi difendono Youssef Siheri e la consorte Sagia Hammoud.
Falce e martello, aggiornatosi con antigiudaismo, proPalismo, antisionismo, multiculturalismo, inclusivismo, non è solo acqua sporca di sangue, essendo l’acido fluoroantimonico in grado di distruggere l’Occidente, cioè noi stessi.
I ragionamenti di Oriana Fallaci e di Gisèle Littman ci possono preservare dagli assalti distruttivi. Ma, se intendiamo sopravvivere a lungo, restano fondamentali gli insegnamenti del più grande intellettuale europeo, di nome Joseph Ratzinger: “C’è qui un odio di sé dell’Occidente. L’Occidente non ama più sé stesso. Della sua propria storia vede ormai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. La multiculturalità è talvolta rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri”.
Aggiornato il 27 ottobre 2026 alle ore 13:40
