Un miliardo di euro? Meglio ai lavoratori e alle famiglie che ai magistrati
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Sassolini di Lehner

Lavoratori italiani, voi siete minestrari e minus-trati, insomma geneticamente inferiori. Dall’operaio metalmeccanico al tecnico a partita Iva l’aumento di salario o di stipendio dipende dalla forza contrattuale e dalle scadenze e modalità stabilite dalla legge. Da quando i sindacati rappresentano solo i dipendenti a riposo e soprattutto se stessi gli incrementi retributivi rischiano spesso d’essere rimandati a “babbo morto”. Voi siete dei pària, come i suonatori di tamburo dell’India, perciò impari rispetto ai brahmani, la casta dei parìa.

Il magistrato, ad esempio, facendo parte della casta brahminica, gode, fra gli altri, il privilegio della progressione automatica della carriera. Comincia come uditore e inesorabilmente si ritrova dopo 28 anni al vertice, rispetto al grado e alla retribuzione. Più rari delle mosche bianche i casi di giudici sanzionati sino al licenziamento. Pardon, in Italia non possono essere “licenziati”, trattandosi di verbo non consono alla sacralità della casta, ma destituiti, rimossi, dispensati dal servizio. La sezione disciplinare del Csm, da sempre mirabile esempio di garantismo, anzi di innocentismo corporativo, non dimostrò neppure un pizzico di severità nei confronti di un giudice d’Appello beccato nel gabinetto del cinema capitolino Ariel, mentre si esercitava nell’arte della fellatio a favore di un ragazzino.

Quella “strana” toga, inginocchiata non in chiesa ma al cesso, già graziata dai tribunali con pene ridicole, fu presto riammessa nei ranghi e promossa in Cassazione con lauto stipendio. Insomma, disgraziati lavoratori italiani, sistematicamente minus, prendete nota: essere magis è l’unica assicurazione veramente all-in-one, tutto compreso. Non si tratta soltanto del diritto di esondare, sino a sostituirsi al Legislativo ed all’Esecutivo, inerpicandosi minacciosi fin sul Colle. Sussiste, ad esempio, la discriminazione legale, secondo la quale vivere di solo pane riguarda molti altri, certo, non loro. Ai magis, infatti, spetta il lievito-madre che via via gonfia il portafoglio.

Così, i circa 50mila euro annui dell’esordio lieviteranno automaticamente sin oltre i 223mila euro. Queste cifre, si badi, in molti casi sono per difetto. Non basta: se, strada facendo, insorgono differenze sull’entità degli adeguamenti e degli arretrati, sono sempre i togati a decidere le cifre esatte, naturalmente non quelle più basse. Quanto sarebbe bello se voi, lavoratori e pensionati, potreste contare su Corti composte da colleghi, addette ai vostri incrementi. Invece, la dura realtà dice che non sarete mai a livello della Corte dei Conti, che, ogni anno, stabiliva la nuova accresciuta entità dei propri stipendi. Uso l’imperfetto, perché non so se tale scandalo a cielo aperto continui.

Quindi, voi poveracci che strappate a fatica i quattro soldi di aumento, sarete d’accordo con Giorgia Meloni che non ci pensa proprio a firmare lo stanziamento di circa 970 milioni di euro stabilito da sentenze di magistrati per riempite le tasche di circa 11mila magistrati. Troveranno il modo di fartela pagare, egregia Giorgia, ma dalla tua hai il vantaggio di non essere ricattabile. Se, poi, dopo aver fatto trenta, vorresti far trentuno, vedi di andare al voto, prima che scatti il diritto al vitalizio per i parlamentari. In questa difficile stagione, sfrondare i rami del privilegio e fare economie è l’imperativo categorico.

Aggiornato il 20 ottobre 2026 alle ore 09:36