Giuseppe Mazzini, uno dei Padri della Patria, non diede al suo libro più famoso il titolo Dei Diritti e dei Doveri. Lo titolò Doveri dell’Uomo. A sinistra oggi proporrebbero un titolo opposto I Diritti universali. Così si fomentano gli scontri di piazza, però. L’idea che lo Stato sia un bancomat infinito è la balla più colossale raccontata al popolo dai tempi del barone di Munchausen. Come le balle degli amici dei derelitti, che però non acquistarono una Pandina per i loro spostamenti di parlamentari, ma una Tesla.
Si dovrebbe - nel processo educativo Famiglia-Scuola - almeno far capire ai giovani che non esistono diritti senza doveri, e che non esiste la violenza giusta (detto di passaggio, sarebbe l’ora che a sinistra la finissero di parlare di “infiltrati” nei loro cortei: o li cacci, oppure sei contiguo).
Mazzini spiegava bene cosa chiedeva agli italiani: “Con la teoria dei diritti possiamo insorgere e rovesciare gli ostacoli; ma non fondare una forte e durevole armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione. Con la teoria della felicità, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti... Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio è il DOVERE”.
Invece in questi giorni abbiamo assistito all’incendio del Palazzo municipale di Limoges, all’assalto non ai forni ma alle vetrine dei negozi di marchi famosi, e non per distruggere gli odiati vestiti o profumi, ma per rubarli. Da decenni le nuove generazioni non vengono educate al rispetto e al dovere nei confronti degli altri. I due disgraziati che con la microcar giocavano agli autoscontri coi corpi dei cittadini romani perché volevano “divertirsi” (orribile a dirsi) sono un esempio di questo disastro sociale ed etico. A Milano hanno mandato al Pronto Soccorso oltre 140 poliziotti.
Non voglio con ciò spaccare la discussione tra chi vuole mandare in galera per dieci anni i giovani violenti, e chi invece urla in loro difesa predicando un’impunità che – di fatto – trionfa, perché i magistrati tollerano tutto e tutti manco fossero dei Denis Diderot, ma forse anche perché le galere sono al completo come un hotel nel centro di Firenze nel giorno del Primo Maggio.
Se non hai fatto capire ai quindicenni che tirare sampietrini ai poliziotti e dare fuoco a negozi o palazzi non è cosa commendevole e lecita, allora hai fallito il tuo compito di genitore e docente.
Hai fallito senza giustificazioni. La scuola ha certo bisogno di riscaldamento o di libri e computer, ma ancora di più ha bisogno di trasmettere senso civico, buona educazione, tolleranza.
Nello stesso corteo invece vediamo la parola Pace e il sasso lanciato su persone e vetrine. Qualcosa non va nella predicazione dei soli Diritti. Diritti che non riguardano più il pane quotidiano, ma la voglia di Rolex o di Tesla o di Chanel… Eccoli i grandi ideali della protesta dei cortei studenteschi, altro che “pace” e “Palestina…”
Ci si deve però affidare ai numeri, e i numeri sono confortanti: le youth gang politico-sociali come il Maranza di massa non sono affatto in maggioranza tra i giovani. Il problema è che sono utili a chi vuole distruggere la nazione e l’Europa, sia volontariamente dall’estero sia involontariamente come continuano a fare i demolitori pseudo rivoluzionari dell’antiquariato politico del campo largo. Ai tempi delle Brigate Rosse e di altri gruppi violenti, gli “extraparlamentari” avevano invece una base alquanto numerosa e ancorata a idee marxiste filosovietiche o filocinesi. La dittatura rossa era il fine, cui servivano omicidi e sequestri. Ma quei numeri oggi non ci sono affatto, e questo non va dimenticato. Resta la distruzione simbolica di città, negozi, palazzi, in una protesta nichilista perché fine a se stessa.
Nei media però la violenza trionfa e ha un effetto romantico da Comune di Parigi (ma in chiave infima e senza nemmeno una copertura di ideali politici, dato che il socialismo e la dittatura proletaria sono fuori tempo massimo). La “maranza politica” è comunque un abominio per quanto infimo, dato che è un fallimento – benché parziale – del processo educativo familiare e scolastico. I media la rendono però attrattiva, e questo è il grande problema di anni segnati dalla demenza senile di massa.
LA SINISTRA LAVORA MALE E PENSA PEGGIO
Il Pd targato Orlando e Schlein, gli Avs e i 5Stelle sono parte dei problemi, non delle soluzioni. È incredibile quanto il comunismo sia tornato al suo punto di partenza dell'Ottocento: un’ideologia borghese radical chic da impartire come una benedizione ai proletari.
Il comunismo è nato come sostituto della religione, ed è diventato un androide collettivo di una classe sociale che nemmeno esiste più, se non in alcune categorie di garantiti a vita che da Dio sono passati a credere al Woke condito con gamberetti e champagne. Ora si illudono di convertire al neo-leninismo i giovani immigrati che già in parte sono schiacciati e illusi dal radicalismo islamico. Ciechi di ideologie passate si ritengono però i nuovi astronomi dell’universo, i Monte Palomar della politica ma in chiave Ranucci e non dell’Osservatorio spaziale James Webb. Collezionando pessime figure sono sempre meno credibili, se non nella maranza politica.
P.S. Oltre al giustificazionismo immorale del campo largo, leggo il commento di un prelato, non meno giustificazionista e antimorale. Cito però il commento – sacrosanto – di Massimo Recalcati che ricorda che oggi il fascismo residuale sta a sinistra, citando Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano e gli altri pochi eroi del senso critico e morale, ovviamente silenziati dai rettiliani affamati di potere che – anche se non esistono davvero – seminano comunque ignoranza, violenza, stupidità e burocrazia.
Aggiornato il 19 ottobre 2026 alle ore 14:36
