Dalla caciara alla Ciociaria, dalla volpe al sorcetto
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Sassolini di Lehner

Non ci sono più i comunisti di una volta. Un tempo facevano volare gli asini tanto in alto che, per bocca di Giorgio Napolitano, i carri armati a Budapest, veri e propri angeli cingolati, avevano salvato la pace nel mondo. Palmiro Togliatti, in quanto a balle ballerine, spiccò su tutti, addirittura sui lirismi del nulla di Pietro Ingrao, dando del somaro all’anticomunista Romolo Mangione, il quale non “sapeva” che in Polonia ci fosse un Esecutivo per nulla dispotico e poliziesco, anzi, pluralista e liberaldemocratico. Mangione fu uno dei rari giornalisti dotati di coraggio – essendo antifascista sentì il dovere d’essere conseguentemente anche anticomunista – e non privi della sfrontatezza necessaria per scalfire il muro di ovatta dei giornalisti servili o ligi al galateo del non pestare i piedi ai leader politici. Fu l’unico, infatti, nelle varie puntate della trasmissione Tribuna politica a porre domande insidiose, innervosendo gli interlocutori, neri o rossi che fossero.

Il volpino Palmiro reagì alle verità di Romolo, tirando fuori due assi dalla manica, attraverso i quali costruì una grossolana falsità fondata, però, sulla somma di due realtà:

1) In Polonia non sussiste il Kpp (Komunistyczna Partia Polski);

2) Il governo è di coalizione, comprendendo Pzpr (Polska Zjednoczona Partia Robotnicza) e Zsl (Zjednoczone Stronnictwo Ludowe).

Tutto vero, solo che i compagni avevano semplicemente sostituito “comunismo” con “operaio” (Pzpr: Partito operaio unificato polacco), mentre Zsl, il partito dei contadini, è sempre stato e sempre sarà il servile cavallo al bilancino e la foglia di fico di qualsiasi esecutivo. Oggi, ad esempio, tiene in vita Donald Tusk, ma domani sarà pronto ad associarsi con altri. Insomma, è il partito che sta con chicchessia, basta che si trovi al potere. Togliatti, contando sulla perenne disinformazione, che disponeva giorno dopo giorno spesse fette di salamelle delle feste dell'Unità sugli occhi degli italiani, ebbe buon gioco nel buttarla in caciara.

Bei tempi, però, quando la buttavano in caciara, perché le mendaci verisimiglianze, prima o poi, sarebbero state sputtanate dalla verità vera. La nemesi giunse, dapprima, con il volume “Togliatti 1937” di Renato Mieli, che illustrò come mai in Polonia scomparve il partito comunista – cancellato anche a colpi di fucilazioni dai carnefici antisemiti di Stalin, tra i quali in prima linea proprio Togliatti – quindi, vergogne, delitti e miliardi a valanga, con l'apertura degli archivi del Pcus e la diffusione di dossier fuorusciti dalla Lubjanka. La cruda verità non piacque a Roma, né a Berlino, né a Parigi, né a Londra, né a Madrid, né a Vienna.

Il Dc sinistroide Beniamino Andreatta, ministro degli Esteri dell’Esecutivo Ciampi, trafelato corse a Mosca, minacciando Boris Eltsin: se non chiudi gli archivi, i cui documenti condizionano pesantemente la politica italiana ed europea, ti puoi scordare gli aiuti promessi. Ma i buoi erano fuggiti ed altri ancor più cornuti e muggenti ne sortiranno, benché l’effetto si dimostrerà meno dirompente, giacché in troppi si affaticheranno nell’accusare di falsità le lampanti verità. Insomma, l’Italia e l’Europa mancarono proditoriamente, stante la miriade di scheletri nell’armadio, l’epocale appuntamento con la Norimberga, magari soltanto politica, culturale e morale, sulla barbarie e le infamie del comunismo.

Io stesso ho vissuto la farsa della falsa ricerca della verità, comunque cancellata attraverso sciatterie, archiviazioni, depistaggi, miraggi distraenti. Come consulente della Commissione Mitrokhin, nata per individuare i collegamenti tra Kgb ed istituzioni, politici, professionisti e giornalisti italiani, posi una questione di principio: quale credibilità avrebbe avuto il nostro lavoro, se tra i consulenti fosse rimasto Giulietto Chiesa. Chiesa, corrispondente del l’Unità a Mosca, dal 1980 al 1990, configurava un’enorme incongruità. Citai una documentazione inconfutabile, a partire dal protocollo, 18 agosto 1980, numero 224 del 1953 della segreteria Pcus, che assegna al “compagno Giulietto Chiesa” il seguente contratto di lavoro: “incaricare il Comitato esecutivo della Mezzaluna rossa e della Croce rossa dell’Urss di corrispondere al giornalista Giulietto Chiesa del quotidiano l’Unità uno stipendio mensile pari a 300 rubli e un sussidio straordinario per altri 300 rubli (da notare che il direttore della Pravda prendeva 200 rubli al mese), pagare le spese per la permanenza temporanea di Giulietto Chiesa e famiglia in albergo fino al trasferimento nel proprio appartamento; pagare le spese per l’arredamento; fissare lo stipendio mensile di una traduttrice e segretaria del corrispondente nella misura di 160 rubli; pagare, secondo le norme vigenti, un corso per l’apprendimento della lingua russa; pagare le spese di viaggio di Giulietto Chiesa e della sua famiglia da Roma a Mosca; incaricare la redazione del quotidiano Pravda di pagare le spese telefoniche e postali del corrispondente de l’Unità; incaricare il quarto dipartimento centrale del Ministero della Sanità della Rsfsr (Repubblica socialista federativa sovietica russa) dell’assistenza sanitaria e dei soggiorni in stabilimenti di cura”.

Un simile trattamento non poteva non essere stato autorizzato dalla Lubjanka. La qualcosa, pur non comportando un rapporto diretto tra Kgb e Chiesa, restava grave e imbarazzante per un membro della Mitrokhin. I parlamentari della Commissione, in nome della par condicio tra i partiti, preferirono che io mi dimettessi, piuttosto che chiedere a Chiesa di farsi da parte. Il Pci era sepolto, eppure il Pds teneva ancora il banco.

Ora, gli avanzi dei comunisti di una volta, essendo sorcetti o piccole teste di pupazzo, in luogo di far volare gli asini, ragliano essi stessi proprio come ciuchi, sino alla protervia di gratuiti significanti dal tetro significato, tipo il razzismo in formato “discriminazione territoriale”. Togliatti, “il Migliore” nelle carneficine, ma anche nel grado di alfabetizzazione e di astuzia, la buttava abilmente in caciara, riuscendo a silenziare i rari giusti come Mangione, mentre oggi i somarelli si riducono a buttarla in “ciociara”. Togliatti, maestro nelle astutissime “caciare”, si sarebbe ben guardato dalla cretinaggine di dare della “ciociara” all’avversaria politica. Viene quasi nostalgia dei comunisti di una volta.

Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 09:32