Sassolini di Lehner
Mi unisco sinceramente e convintamente a Sergio Mattarella e alle altre autorità istituzionali nel commemorare le povere vittime di Marzabotto fucilate e mitragliate dalle belve naziste attivate dal macellaio Albert Kesselring. Certo, i nazisti, essendo anche ladri, rapinatori e accattoni, uccisero e massacrarono, dimenticandosi, però di elargire le quantità di marchi sufficienti, magari non per giustificare e perdonare, ma almeno per indurre all’oblio. Non furono così taccagne le bestie comuniste, le quali, a colpi di milioni di dollari, anno dopo anno, per decenni, si comprarono ignobili amnesie politiche, massmediatiche, istituzionali, giudiziarie.
In Italia, nessun boss istituzionale commemora le vittime della “volante rossa”, i trucidati dai partigiani alla Francesco Moranino, né i prigionieri squarciati a colpi di vanga da un caporione delle Brigate Garibaldi, né le migliaia di innocenti passati per le armi, in nome del Sole dell’Avvenire, nel triangolo emiliano della morte e neppure i 129 sacerdoti ammazzati dai resistenti rossi dal 1944 al 1947. Inoltre, nessun presidente della Repubblica ha osato spendere parole per le vittime italiane in Urss. I perseguitati da Iosif Stalin, Palmiro Togliatti e l’intero gruppo dirigente del PCd’I non meritano il ricordo. Neppure Ugo Citterio morto nel gulag per la paradossale colpa – in tempi di patto Molotov-Ribbentrop – di antifascismo.
I dollari del Pcus hanno corrotto l’Italia e gli italiani, al punto che l’anticomunismo e l’antisovietismo per anni configurarono, vedi le toghe versus Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi, fattispecie di reato gravissimo, nonché demenziali equazioni: antisovietico ed anticomunista uguale golpista fascista e nazista. Nel maggio del 2004, insieme a Valerio Riva, Attilio Tonolo, Francesco Bigazzi, Gustavo Selva e altri esortammo il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, affinché rendesse onore ai giovani italiani, anarchici, socialisti e comunisti trucidati e condannati ingiustamente in Urss. Erano andati per costruire con i compagni russi “l’uomo nuovo” e s’imbatterono nel leniniano spietato boia di “nuovo tipo”.
Le fosse comuni di Butovo e Kommunarka, periferia di Mosca, sarebbero i luoghi più emblematici dove erigere una stele in memoria dei poveri resti là celati di Francesco Allegrezza, Alessio Alverà, Roberto Anderson, Erik Balfour, Silvio Battaccini, Olimpo Bertozzi, Robusto Biancano, Roberto Cerquetti, Ernani Civalleri, Edoardo Colombo, Gino De Marchi, Eugenio De Vecchi, Federico Erich, Rodolfo Frauci, Giovanni Gagliazzo, Vasilij Gardini, Aldo Gorelli, Giuseppe Guasco, Adoldo Kraft, Severino Lotti, Cafiero Lucchesi, Giulio Luchetta, il triestino Jozef Maiewki, Lino Manservigi, Egisto Marchionni, Evgenij Marchisio, Gaetano Marcolin, Mario Menotti, Pompeo Nale, Antonio Ongaro, Mario Papucci, Ernesto Rugutini, Giuseppe Rimola, Heinz Rocher, Salvatore Sallustio, Arnaldo Silva, Luigi Vanoli, Riccardo Vattovaz, Giuseppe Venini e di molti altri connazionali di cui non si conosce neanche il nome.
Nella lettera indirizzata a Casini, fra l’altro, si fece presente che su quelle orrende fosse comuni molti Paesi, in ricordo delle proprie vittime del comunismo, avevano, dopo solenne cerimonia, apposto la bandiera nazionale e delle lapidi commemorative. Mancava soltanto la lapide dell’Italia. Schifo assoluto, invero, ma è pur assodato che, non a caso, siamo la nazione più inquinata dalla prodigalità del Cremlino e dall’import-export con la cortina di ferro. Pure i soldi insanguinati della Stasi – chiedere lumi a Paola Occhetto, peraltro graziata dai giudici – venivano dirottati alle Botteghe Oscure.
Da Casini non pervenne risposta alcuna. Idem da tutte le altre Istituzioni, invano oggetto di simili istanze anche da parte delle famiglie delle vittime. Mi vergogno non poco di codeste ipocrite e discriminanti Istituzioni, che distinguono le vittime italiane: da commemorare, se colpite dai nazifascisti; da dimenticare e cancellare, se trucidate dai carnefici comunisti. Suvvia, Sergio Mattarella, veda di porre fine al razzismo ideologico, ovvero a tanta vergogna.
Aggiornato il 30 settembre 2026 alle ore 10:13
