Autunno, tempo di riforma della legge elettorale. Come se la nazione non avesse altro a cui pensare. Ma tant’è. Il centrodestra è impegnato a cercare la migliore soluzione per annullare l’effetto Vannacci nelle urne. Ed è giocando con le alchimie dei sistemi elettorali che pensa di sciogliere positivamente il dilemma della concorrenza a destra? Bizzarro modo di vedere le cose. Comunque, sembra che la ricetta magica sia stata individuata: introduciamo il ballottaggio al secondo turno per fregare il generale andato fuori controllo. Complimenti! Trovata geniale. Allora, cari amici del centrodestra, rispondete a questa innocua domanda, che è più una curiosità: per caso, vi siete bevuti il cervello? Deve essere colpa del troppo sole di questa torrida estate che vi ha mandato in pappa le sinapsi.
Non può esserci altra spiegazione a questa allucinazione collettiva, di cui sembrate tutti prede. Ma come si fa a essere tanto autolesionisti! Vi osserviamo da debita distanza e più vi guardiamo all’opera e più, nel vostro agire confuso, isterico – una novità scovata a cadenza settimanale – finite per somigliare a quel tale che si tagliò gli attributi virili per fare dispetto alla moglie. Introdurre il secondo turno alle elezioni nazionali, con tanto di ballottaggio. Segnatamente: si va al ballottaggio se nessuna coalizione superi il 48 per cento, per cui scatterebbe il premio di governabilità e almeno due stiano sopra il 38 per cento, ma senza potersi apparentare con altri partiti al secondo turno. Se una sola coalizione stesse sopra il 38, incasserebbe il premio di governabilità a patto però che scavalli la soglia oggi già fissata del 42 per cento. È la sostanza del cosiddetto “lodo Pera”, una cosa cervellotica. Ma il senatore Marcello Pera, si sa, è un intellettuale raffinato, vola alto nelle sue analisi e nelle soluzioni che propone per dare stabilità istituzionale al Paese.
Tuttavia, un conto è la teoria, altro la realtà. I leader del centrodestra dovrebbero essere consapevoli di un dato strutturale nella profilazione del proprio elettorato, che è prepolitico, antropologico: le persone che si sentono di centrodestra amano lamentarsi di come le cose vadano ma fanno una fatica del diavolo a schiodarsi dalla poltrona di casa per recarsi alle urne il giorno delle elezioni. Figurarsi a chiamarli al voto due volte di fila a distanza di soli quindici giorni. Una follia! Ma, cari geni che state al Governo, vi siete chiesti il perché la sinistra comandi indisturbata nella stragrande maggioranza delle città italiane? Perché ha forse dei bravi amministratori che godono dell’appoggio incondizionato dei loro concittadini? Nient’affatto. Pensate a quanto quei sindaci di centrosinistra stiano sulle scatole financo ai loro stessi elettori. Eppure, sono lì, belli solidi e tranquilli, inchiavardati alle loro poltrone. La maggior parte come è arrivata alla stanza dei bottoni? Al secondo turno, grazie a ballottaggi vinti in confronti a cui la quota di votanti di centrodestra ha pensato bene di dare forfait, di andarsene al mare o ai laghi piuttosto che prendersi la briga di sostenere fino in fondo il proprio campione.
Un esempio? Monza. La città brianzola, da sempre patria di un popolo operoso, schierato contro i deliri dirigisti della sinistra. Alle ultime comunali del giugno 2022 – siamo già in estate (metereologica) e le belle giornate invogliano fine-settimana vacanzieri per gente che se lo può permettere economicamente, visto che mediamente il monzese ha un reddito superiore a quello degli altri italiani ( il 42 per cento dei monzesi è sopra la media nazionale per reddito pro-capite, fonte: Mef – anno d’imposta 2024). Chi sceglie di restare in città nel 2022, si reca alle urne senza particolare entusiasmo (l’affluenza al primo turno è del 46,56 per cento) e vota per la larga parte per Dario Allevi, candidato sindaco del centrodestra. Allevi realizza una buona performance raggiungendo il 47,12 per cento. È tanto, ma non basta. Bisogna ritornare alle urne al secondo turno per chiudere la partita. Lo sfidante di centrosinistra, Paolo Pilotto, si ferma dietro al suo competitor, al 40 per cento. Sembra fatta, il ballottaggio diventa quasi una formalità. Siamo a Monza, in zona c’è Silvio Berlusconi che ha da poco compiuto l’ultimo dei suoi miracoli: portare la squadra di calcio della città dai bassifondi della terza serie alla serie A. I monzesi hanno il morale alle stelle, cosa mai potrebbe andare storto nel confermare la fiducia a un sindaco di quel campo lì? Eppure, passano quindici giorni e accade l’incredibile. Pilotto vince.
Perché in due settimane è diventato il più bravo? No, perché alle urne, dei 45.664 votanti che si erano presentati al primo turno, al secondo se ne presentano 36.111. Pilotto becca 18.307 preferenze, 540 in più del turno precedente. Allevi, invece, ottiene 17.445 voti, 3.446 preferenze in meno rispetto al primo turno. Risultato: il centrosinistra conquista senza colpo ferire la roccaforte moderata di Monza. Che diamine è successo in quindici giorni? Uno scandaletto a luci rosse per Allevi? Un avviso di garanzia a orologeria? Niente di tutto ciò. Semplicemente, una porzione abbondante del suo elettorato ha ritenuto che una volta alle urne fosse sufficiente e scomodarsi una seconda volta sarebbe stato troppo. Con queste premesse, cari amici del centrodestra, pensate che l’introduzione del secondo turno di ballottaggio sarebbe un bene per la vostra coalizione? Se ci credete davvero, siete fuori. Obietterete: così però disinneschiamo la bomba Vannacci. Grandioso! Mai visti degli artificieri più imbranati. Dilettanti allo sbaraglio, ecco cosa siete. È vero il contrario.
Con il turno unico si può far valere l’argomento del voto utile. Anche chi ha simpatia per il generale, messo di fronte al rischio di far vincere la sinistra, farà ciò che si è sempre fatto nella Prima Repubblica: la maggioranza degli italiani votava la Democrazia cristiana turandosi il naso. Oggi, seppure a naso turato voterebbe il centrodestra secondo l’antico principio per cui: piuttosto che niente, meglio piuttosto, dove per “piuttosto” s’intenda Giorgia Meloni e tutta l’allegra compagnia che oggi è maggioranza in Parlamento. Se, invece, si dà modo ai delusi del centrodestra di esprimere un voto di protesta nella certezza di non pregiudicare l’esito finale, al primo turno saranno per Vannacci. Ma davvero pensate che, dopo una campagna elettorale durante la quale a destra sarà stato uno scannarsi reciproco, gli elettori di Futuro nazionale avranno voglia di tornare alle urne per votare quel centrodestra che hanno bocciato appena quindici giorni prima? Siete degli illusi. Il calo patologico della partecipazione dell’elettorato di centrodestra dal primo al secondo turno farà il resto.
Con il ballottaggio vi predisponete a regalare alla sinistra, che resta minoritaria nel sentire comune della nazione, il Governo del Paese e, a corollario, la possibilità di eleggersi, nel 2029 alla scadenza del mandato dell’attuale inquilino del Quirinale, un altro presidente della Repubblica a proprio uso e consumo, come è avvenuto negli ultimi trent’anni. Facciamo appello alla lucidità fin qui mostrata da Giorgia Meloni per fermare questa deriva demenziale. Non che noi si abbia a cuore le sorti dei tanti parlamentari del centrodestra che, in caso di sconfitta, torneranno a casa con le pive nel sacco a fare i privati cittadini, ma ci preoccupa il destino della nazione messo nelle mani di una sinistra profondamente antitaliana. Cosa che proprio non meritiamo.
Aggiornato il 04 settembre 2026 alle ore 09:57
