Sassolini di Lehner
Gli orfani del compagno Bergoglio, non solo i militanti della “troppa frociaggine”, ma anche quelli, come Fausto Bertinotti, che acclamarono Jorge Mario come Lider Maximo dei veri italocomunisti, adorano inginocchiati Sigfrido. Inoltre, tra i bigotti delle onoranze cantate al Benedetto dall’Ordine spiccano i devoti baciapile dell’Associazione nazionale magistrati. Tanta ideologica idolatria, va rimarcato, non è rivolta a Sigfrido di Växjö, il vescovo inglese che nel XI secolo evangelizzò la Svezia e la Danimarca. È tutta dedicata al profeta del Cefalù Bistrot, protomartire odierno, Santa Megalomania incarnata, gran botta di Lavitola, pardon, di vita. Sempre di tutto, di più, magari sino al punto da cacciare a pedate Elly Schlein, sostituendola come capo del campo bugiardo, pardon, largo.
Altro che Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro, davvero assassinati e di nuovo offesi a morte, oggetto di osceni sproloqui, sfuggiti dal fiatone del San Delirante. Egli, evitando di confessare d’essere il figlio di Dio e magari parente stretto di Allah, non nega, anzi decanta di rappresentare il giusto fra i giusti, l’indefesso testimone della fede reportagistica, la vittima delle bombe d’amore a sua insaputa, l’obiettivo dei frecciatori dei Diocleziano di oggi.
Insomma, essendo la modestia unta e bisunta dal Signore, non si spaccia ancora per Gesù o per Maometto, rispecchiandosi momentaneamente soltanto in San Sebastiano. Avendo raccontato minuziosamente le proprie estasi erotiche, benché vetero-eterosessuali, aggiungerà incenso e oli profumati al proprio culto, presentandosi come erede del soldato romano, l’alto ufficiale, che tradì l’imperatore e il politeismo per aiutare i cristiani e diffondere il cristianesimo. San Sebastiano, infatti, sempre raffigurato pittoricamente come bel ragazzo, aitante, attraente, nudità legata ad un palo, trafitta da frecce e sanguinante, sintesi masochistica tra piacere e dolore, è stato prescelto da Lgbtqia+ come santo patrono. Sebastiano uguale Alcibiade di Socrate, il più bel fanciullo di Atene, agognato dal circoletto dei filosofi sedicenti pedagoghi e veri pederasti.
Del resto, secondo la strumentale e mendace vulgata omosessualistica, saremmo tutti gay, magari repressi, a cominciare da quel finocchio di Adamo e dalla saffica Eva. Perché escludere nell’altra sponda San Sebastiano? Tuttavia, per i nostalgici delle case chiuse e della virilità, fu anche patrono della Mvsn (Milizia volontaria per la sicurezza nazionale). C’è anche di peggio delle camicie nere, dell’olio di ricino e del manganello, stando all’opinione degli automobilisti capitolini tartassati dalle multe: San Sebastiano è pure complice, forse associato esterno, di sicuro protettore dei vigili urbani.
Alla fine del rito, meglio tenersi lontani dal neopaganesimo riciclatosi nel culto cattolico dei santi, in ispecie dal sangue di San Gennaro e dal sanguinante San Sigfrido da Bistrot Cefalù, professando laicamente un po’ di agnosticismo coniugato con la religione più affidabile, quella della libertà.
Aggiornato il 02 settembre 2026 alle ore 10:16
