Quella che si avvia alla conclusione è stata l’estate delle polemiche inutili, una paccottiglia male odorante di luoghi comuni e di odio che sottendono una drammatica verità che riguarda la capacità di elaborazione di un pensiero di sinistra che possa consentire al cosiddetto campo largo di competere fornendo un’alternativa all’idea di società prospettata dalla destra. La quale idea sarà anche debole o sbagliata come dicono taluni ma intanto esiste, è chiara, semplice e largamente condivisa dai partiti della coalizione. Dall’altra parte c’è la confusione in politica estera, gravi divaricazioni di politica economica (vedi patrimoniale), rapporti con la Nato, politiche redistributive, ambiente e competitività, politiche del lavoro, leadership.
Chiaro che un tale marasma suggerisca di buttarla in vacca agitando lo spettro del fascismo in assenza di fascisti, strepitando sui diritti civili (sul tema occorrerebbe chiedere all’onorevole Alessandro Zan per quale motivo il Partito Democratico abbia affossato la sua legge sui diritti civili) e menate varie.
Solo per evitarci l’imbarazzo di ricordarle tutte, vorremmo citare la morbosità con la quale Giorgia Meloni è stata dileggiata mentre era in vacanza con la famiglia utilizzando un vocabolario che mal si concilia con tutte le teorie sul corpo delle donne, body shaming e perbenismi vari. Non una parola da parte di coloro che, per molto meno, in passato hanno polemizzato anche sulla declinazione dei nomi al femminile invocando parità contro il patriarcato.
Poi è stata la volta dei fascisti: quest’estate il Generale Vannacci è stato inseguito in tutte le piazze con l’intento di impedirgli di tenere comizi perché un fascista conclamato come lui non ha il diritto di esprimersi in un Paese fondato sulla Resistenza. Stessa storia è toccata a qualche sventurato di Fratelli d’Italia a dimostrazione del fatto che la deriva autoritaria che si presume provenga da destra porta con sé una certezza: il vero fascista è chi viene al tuo comizio per disturbarti e impedirti di parlare dicendoti per giusta che il violento fascista sei tu.
Successivamente abbiamo assistito alla deriva musicale: Matteo Salvini invitato in malo modo ad abbandonare un concerto per ricordare De André, le polemiche sulle parole di elogio spese da Giorgia Meloni sul patrimonio artistico lasciato da Francesco Guccini, i comizi stucchevoli di Piero Pelù che mal si conciliavano con lo splendido tour (splendido è riduttivo) per festeggiare i quarant’anni di 17Re, uno dei dischi più belli mai prodotti in Italia.
Tutti questi episodi hanno un filo comune: loro decidono chi può ascoltare determinate canzoni, loro decidono chi può comprendere il significato dei testi, loro decidono a chi appartiene il patrimonio artistico di un cantautore, loro decidono chi può partecipare ai concerti e tu sei un incolto, ignorante, fascista (ovviamente) ed indegno. L’inclusione, la condivisione, la musica dei buoni sentimenti, la tolleranza per le idee altrui, la musica come patrimonio universale vengono sospese manco fosse Shengen. Verrebbe da chiedersi anche in questo caso chi siano i fascisti.
Solo il caso di accennare con un po’ di imbarazzo alla vicenda di Ceuta, dimostrazione plastica del fatto che la politica inclusiva di cui si ciancia sia fallita dato che non la applicano nemmeno i Premier socialisti, non avendo le risorse per accogliere i migranti. Li fanno entrare per un fatto ideologico e poi li abbandonano sotto i ponti rendendoli facile preda della criminalità e del caporalato. Qualcuno gli spara alla frontiera (vedi la Francia a Ventimiglia), altri li respingono (è un fatto di stretta attualità) mentre altri si girano dall’altra parte perché pretendono di essere inclusivi solo quando ad accoglierli sei tu (vedi la civile Mitteleuropa). In Italia ne sappiamo qualcosa visto che i cittadini stranieri denunciati o arrestati per un reato rappresentano circa un terzo (intorno al 30-34 per cento) del totale dei soggetti responsabili, a fronte di una presenza sulla popolazione residente inferiore al 10 per cento. Questa percentuale varia molto in base al tipo di reato e alla condizione giuridica delle persone coinvolte.
Nei furti, scippi e rapine l’incidenza dei cittadini stranieri è più alta e supera spesso il 50 per cento dei soggetti denunciati o arrestati.
Nei casi di omicidi o violenze sessuali la percentuale di denunce a carico di stranieri si attesta mediamente tra il 30 per cento e il 40 per cento.
I detenuti stranieri presenti negli istituti penitenziari italiani costituiscono circa il 34 per cento del totale dei detenuti. Le analisi statistiche delle forze dell’ordine e del Ministero dell’Interno evidenziano che una quota maggioritaria dei reati attribuiti a cittadini stranieri (spesso stimata oltre il 60-70 per cento) viene commessa da persone prive di un regolare permesso di soggiorno. Ma intanto i fascisti sono quelli che il problema lo riconoscono e comprendono che l’accoglienza sommaria è pura utopia, che l’accoglienza deve essere umana ed inclusiva e che quella indiscriminata rischia di incentivare esodi ben più vasti di quelli visti fino ad ora.
Ma veniamo ai fischi di Taranto all’indirizzo di Giorgia Meloni in occasione della cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo. Piccola premessa: il Comune di Taranto è amministrato dal 2007 ad oggi dal centrosinistra con i sindaci Stefàno, Melucci e Bitetti. La Regione Puglia viene guidata dal 2005 ad oggi dal centrosinistra con i presidenti Vendola, Emiliano e Decaro. L’Italia è stata governata dal 2011 al 2022 da governi tecnici e di centrosinistra con i presidenti Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi.
Nessuno ha fatto nulla per Taranto e per la vicenda Ilva. Addirittura, chi aveva promesso che, una volta al governo, avrebbe chiuso lo stabilimento (Luigi Di Maio dei 5 stelle) ha firmato l’accordo con Arcelor-Mittal alienando lo stabilimento ai privati. Quando le associazioni ambientaliste riuscirono ad imporre al sindaco la celebrazione del referendum sulla chiusura dell’Ilva, il referendum andò semideserto e ai Tamburi (quartiere più falcidiato dallo stabilimento siderurgico) vinse il no alla chiusura. Adesso vuoi vedere che è colpa della Meloni che in fin dei conti ha fatto un miracolo economico e organizzativo portando questa manifestazione a Taranto? Hai visto mai che Taranto ha perso un’occasione di rilancio di immagine dopo la narrazione tremenda di questi anni, visto che si parla solo dei fischi e non dei Giochi del Mediterraneo e della città? Bisogna avere senso della misura e comprendere quando è il caso di contestare e quando è il momento di tacere e ringraziare altrimenti si fa lo stesso errore di Filonide da Taranto nel 282 a.C.
In quegli anni Taranto entrò in lite con i Romani. Giunto a Taranto l’ambasciatore romano Lucio Postumio per ricomporre le divergenze, un cittadino tarantino di nome Filonide urinò sulla toga dell’ambasciatore in segno di sfida. La bravata costò una guerra lunghissima dalla quale Taranto venne fuori annientata. La storia si ripete e Taranto rema ancora contro i propri interessi per l’impossibilità di contenere questa naturale attitudine alle spacconate inutili e plateali.
Aggiornato il 26 agosto 2026 alle ore 10:47
