Lucio Caracciolo, esperto di Esteri “ndo cojo cojo”

Sassolini di Lehner

Un tempo, tentando di raccapezzarmi sugli angoli interni alterni delle vicende internazionali, per disperazione, leggevo Le Monde, giammai i vanesi giornali italiani, pieni di nulla. Infatti, riguardo alla politica estera, la nostra informazione e tutti i ciarlieri italopontificatori si sono sempre piazzati, con merito, al primo posto nel mondo delle Pippe al sugo, iscritte con onore all’Ordine dei pressapochisti. Lucio Caracciolo, il nostro presunto più grande esperto di roba estera, sondato dalla sedicente bocca della verità, l’altoatesina un po’ bassina Lilli Gruber, ha vaticinato la caduta di Donald Trump entro il 2026. Se lo dice lui, allora Donald è già evaporato. L’oracolo geopolitico della Ztl capitolina, mescolando erba del diavolo, cuori di lucertole, petali dispari di rose e sangue rappreso di nutrie pelose, ha emanato codesta sconvolgente divinazione: Meno Trump, più Kelemata, pardon, Kamala, a futura memoria.

È giusto precisare che la tisana Kelemata fa andare di corpo a cascate di Niagara, mentre l’ipertrombata Kamala Harris induce stipsi marmorea, ma Caracciolo, maestro di Esteri e ignorante di Interni, forse, non lo sa. Le malelingue mormorano che le previsioni ndo cojo cojo di Lucio siano, di fatto, partorite da Madre Erutta, alias Balla continua. In effetti, è pericoloso credere alla Sibilla Caracciolo, visto che Lucio non è neppure nato a Cuma. Infatti, poche ore prima del 24 febbraio 2022, il nostro competente a targhe alterne proclamò che Vladimir Putin non avrebbe mai e poi mai attaccato l’Ucraina. A distanza di 4 anni, a Kiev ancora lo mandano, dieci volte al dì, a fare in ciulo, anagramma dovuto di Lucio.

Aggiornato il 17 aprile 2026 alle ore 09:47