Sassolini di Lehner
Gli anarchici Alessandro Mergogliano e Sara Ardizzone, pace all'anima loro, sono morti mentre confezionavano ordigni mortali nel Parco degli Acquedotti a Roma. Gli esplosivi con aggiunta di chiodi miravano evidentemente a devastare, ma anche e soprattutto ad uccidere persone colpevoli di trovarsi nei pressi dell’esplosione. Il copyright dell’attentato bombarolo da secoli appartiene alla “A” di Anarchia, i cui militanti meno ignobili e più coraggiosi, però, non miravano alla strage, limitandosi, invece, ad attentare al tiranno, al re, all’imperatore, all’inquisitore. Uno contro uno, insomma, e con fatale, consapevole, stoico sacrificio dell’attentatore. Giovanni Passannante cercò invano di ammazzare il Savoia, beccandosi ergastolo e manicomio; Pietro Acciarito, attentatore totalmente incapace, inadeguato pure a schiacciare una mosca, si buscò lavori forzati a vita e sette anni di segregazione cellulare; Gaetano Bresci colui che, infine, riuscì ad uccidere Umberto I, si suicidò in carcere, ma probabilmente fu suicidato.
L’uso di esplosivi è, invece, tipico dei vigliacchi e talora degli idioti. Penso alla improntitudine ed alla scelleratezza degli anarchici che, per colpirne uno, il questore Giovanni Gasti, fecero 21 morti e 80 feriti al teatro Diana di Milano (23 marzo 1921). Fra le altre dimostrazioni di deficienza congenita, gli anarchici, già allora tipici esponenti dell’antifascismo demenziale, attraverso la insensata strage del Diana favorirono l’avvento al potere di Benito Mussolini. Anche gli anarchici del 2026, forse ancor più rimbecilliti, si stagliano come i migliori alleati di chi auspica regimi illiberali e polizieschi. Del resto, l’anarchia infestata da sinergia con avanzi dello stalinismo denota cervelli orfani di neuroni, totalmente immemori, essendo storicamente certificato che i comunisti, oltre ad ammazzare milioni di persone, financo i compagni comunisti, prediligevano la carneficina di socialisti e di anarchici. Insomma, l’anarco-comunismo è la rappresentazione vivente della sconoscenza totale, consumata in brodo di carne e ossa di anarchico impiccato.
Le attuali sciagurate e suicide imprese di Sara e Alessandro mi hanno, inoltre, fatto tornare alla mente il prefetto Angelo Vicari, capo della polizia dal 1960 al 1973, il quale, a distanza di 9 anni dall’attentato a piazza Fontana (12 dicembre 1969, 17 morti e 88 feriti tra i presenti nella Banca Nazionale dell’Agricoltura) confidò a me e a Franco Fedeli, nella sede romana della rivista Nuova Polizia e Riforma dello Stato, una convinzione del tutto controcorrente e tuttora tabù: “Nonostante quanti magistrati, giornalisti, politici si siano prodigati a depistare e si siano arrampicati, per motivazioni ideologiche e partitiche, sugli specchi, non sussisté alcun dubbio sugli esecutori, sicuramente anarchici... a furia di cancellare la matrice anarchica finirà che, processi dopo processi, assoluzioni dopo assoluzioni, non risulterà mai nessun colpevole per la strage del 1969”.
Aggiunse, inoltre, come per proteggere Franco Fedeli e me stesso, giovane giornalista che si occupava della sindacalizzazione della polizia: “Meglio se questa mia certezza, anzi verità, la renderete pubblica... non prima di qualche decennio”. Angelo Vicari non era un ciarlatano, né un pontificatore come Massimo Gramellini o un turpiloquente come Roberto D’Agostino, oppure un saccente, peraltro plagiatore, alla Roberto Saviano, essendo stato soprattutto un tecnico preparato, diligente ed intelligente, intento a rafforzare e modernizzare la P.S. ponendola sempre più a difesa della sicurezza dei cittadini (dalla istituzione della Criminalpol al coordinamento della polizia con l’Arma dei carabinieri e la Guardia di Finanza, fino alla creazione del numero 113 al servizio della cittadinanza). Vicari fu degno erede di Gasti, definito da Renzo De Felice “uno dei migliori e più intelligenti funzionari di polizia di Stato”. Onore ad Angelo Vicari e condanna senza appello agli anarchici scriteriati ed ignari anche di sé stessi, che mostrano di non conoscere neppure il pensiero di Johann Caspar Schmidt, ovvero il geniale anarchico noto con lo pseudonimo di Max Stirner. Viva l’anarcoindividualista Stirner, abbasso la stolta, demente, ignorantissima, tossica, assassina anarcocriminalità
Aggiornato il 23 marzo 2026 alle ore 09:22
