Nel 1971 Genova aveva 816.872 abitanti ˗ oggi ne conta circa 566.000, con una perdita di oltre 250.000 residenti in 50 anni. Il calo non è causato dall’emigrazione, ma da un saldo naturale devastante: ogni anno nascono circa 3.300 bambini e muoiono circa 8.000 persone, cioè muore quasi il triplo di chi nasce, agni anno. È come una guerra, con un grande caos e poca consapevolezza del problema.
Di fatto Genova è in crisi dal 1992 (anno delle Colombiadi). La politica non ha risolto molto. A sinistra si è offerta solo una gestione dei figli da parte dello Stato e delle amministrazioni locali. Non sembra sia stata una scelta efficace. Alle elementari a tempo pieno i bambini di sei anni hanno 8 ore di scuola, e quasi zero attività fisica. Crescono come a Sparta, dove li strappavano da piccoli alle famiglie per prepararli alla guerra.
La mia generazione andava a scuola a piedi; dopo la scuola avevamo circa una o due ore di giochi liberi senza sorveglianti nel cortile di casa (pieno di bambini e ragazzi). Le mamme erano almeno al 60 per cento in casa, dove seguivano senza ossessioni i figli dalla finestra, e poi controllavano, come e se, svolgevano i compiti assegnati. Non c’erano distrazioni, a parte il gioco all’aperto (libero, lo ripeto), e la lettura di libri e giornalini. Poca tv. Si cresceva senza odiare il sapere, e molto più sani. Da bambino imparavi a non fare né il bullo né a subire i bulli. Se eri magro avevi amici che ti davano una mano contro i più grandi e stronzi. D’estate i bambini e ragazzi si inselvatichivano in libertà, sempre giù di sotto a giocare. Sulle coste si poteva andare al mare in gruppo, dopo i dieci anni. Altrove si giocava nei boschi o in campagna.
LE POLITICHE PUBBLICHE DELLA POLITICA PER LA FAMIGLIA E IL CONTRASTO AL CALO DEMOGRAFICO
La sinistra punta al rigore, con un uso dei Servizi sociali a volte distorto, e altre insufficiente. Si veda il caso della “famiglia nel bosco”, cancellata senza pietà da presupposti poco vicini alla cultura cattolica come a quella laico-liberale alla Cesare Beccaria. Un caso sul quale la stampa avrebbe dovuto evidenziare la mancanza di un supporto efficace delle amministrazioni che non si è visto né prima, né in fase di procedimento, né (sarà inevitabile) dopo. Si arriva in altre situazioni a un cinismo quasi eugenetico.
Non si può dire che le politiche pubbliche attuate dal centrodestra siano state sufficienti a invertire il crollo delle nascite. Il contributo per ogni nuovo nato, di 1000 euro una tantum, è insufficiente e al di sotto rispetto ad altre nazioni europee. In Germania si arriva a un assegno universale per ogni figlio di 259 euro al mese (esteso anche a famiglie di lavoratori stranieri non residenti in Germania). Certo, in Italia prima c’era il nulla, ma mille euro non sono una soluzione strutturale. Tuttavia, nel 2026 l’Assegno Unico Universale per figlio ha importi mensili che vanno da un massimo di circa 203,80 euro (con Isee fino a 17.468,51 euro) a un minimo di 58,30 euro (oltre 46.582,71 euro) per figlio minorenne. Sono previste maggiorazioni per figli successivi, disabilità o mamme lavoratrici. Tra i 18 e 21 anni gli importi sono ridotti (da 25 euro a oltre 60 euro a seconda del reddito) per chi studia. Previsti aumenti per il terzo figlio e successivi, figli disabili, o madri sotto i 21 anni. Poi ci sono i Congedi Parentali con indennità fino all’80 per cento per un mese; lo Sconto contributivo per lavoratrici madri, un incentivo per le aziende che assumono o mantengono in servizio madri lavoratrici. C’è il sostegno per i mutui casa e le spese sociali e sportive dei figli. Infine, c’è il bonus bollette. Anche in questo contesto si rileva che gli italiani sono subissati da vagonate di norme e leggi, così tante che regna il caos.
Quanto meglio sarebbe se ci fosse una legge unica e strutturale per i figli, così come una legge unica per gli anziani (conosco anziani ˗ che faticano a pagare le bollette ˗ i quali finora non sapevano che esistono dei contributi per il gas e la luce. Le leggi, oltre che essere semplici e riunite per argomento, poi devono essere comunicate al meglio.
Servirebbe anche una Legge unica per la Scuola che eviti il babysitteraggio di massa, incentivando la didattica e semplificando un apparatchik burocratico degno dell’Unione sovietica.
Nel mondo di prima la famiglia era il cardine del sistema liberale impostato dal presidente Luigi Einaudi e dai democristiani. Poi è saltato tutto in aria. Non sono nostalgico, penso che, se i genitori lavorano entrambi, si possano comunque avere dei figli. Mio figlio a 29 anni è diventato padre, e ha fatto bene: lui e la sua compagna sono giovani e hanno più forza: a 36 anni cominci ad avere troppi impegni, troppe cose per la testa, e hai paura di non riuscire a gestire i figli quando diventeranno adolescenti soggetti a cataclismi ormonali.
Resta il fatto che oggi, se sei un bambino, dopo otto ore di scuola a tempo pieno ti portano alla scuola calcio o tennis, dove tutto è pieno di schemi e movimenti da fare. Diventano robot, come a scuola. Sono poco liberi. Poi ci sono i mangiatempo come il telefono la playstation, tv, etc. I piccoli crescono ben pasciuti e palestrati, ma hanno corpi senza gambe e, a volte, sono poco felici perché troppo compressi, soprattutto nelle città (ma esploderanno dopo, e male). Se sono seguiti bene, vengono su molto meglio di come succedeva decenni fa. La maggior parte dei ragazzi ha però molta confusione. Si noti che i giovani elitari sono tali grazie a una migliore economia familiare, ma anche ˗ se non sono particolarmente ricchi ˗ perché hanno goduto di una maggiore e migliore trasmissione del sapere dalle loro famiglie e dai docenti. In ogni caso c'è una spaccatura tra i giovani di élite e una massa priva di difese culturali, il che vale anche per gli adulti.
Pertanto, il problema non va riferito soltanto ad alcune categorie (la disponibilità di denaro delle famiglie, avere abitazioni decenti, disponibilità di libri e buoni film, avere un rapporto positivo col sapere oppure no). Va invece affrontato globalmente. Chi non ha buone chance economiche o culturale, può sperare nella scalata sociale tramite il sacrificio personale in termini di lavoro, capacità di risparmio e così via. Tuttavia fare lo scalatore sociale richiede tempo e ingegno, in una nazione dove fare impresa è considerato un peccato capitale, secondo il cattolicesimo meno liberale e il nuovo leninismo.
In questo modo molti figli cresciuti in terreno arido e poco concimato diventano giovani di serie B, cadono in rivalse negative, vanno in tilt.
Di fronte a ciò la sinistra si è limitata a un’organizzazione migliore del contenitore scolastico di “supporto” alla famiglia. Questo rimedio, tuttavia, pur risolvendo in parte il problema dell’assenza dei genitori, ha di fatto sfasciato la cultura dell’amore, non solo tra genitori e figli ma anche coniugale (l’amore è come un fiore da curare, e non un oggetto da comprare e buttare). I divorzi sono fioccati, con altri problemi per i piccoli. Il transumanismo (riedizione del positivismo) sembra trionfare nella politica.
Si tratterebbe invece di affrontare il tema dei figli non limitandosi soltanto a temi pratici e monetari, ma pensando anche a quelli culturali, affrontando anche l’irrefrenabile crollo della didattica nelle scuole, dove ˗ oltre a riforme fatte male e al ricorso a metodi di insegnamento digitali ˗ in molti casi si insegna solo per portare a casa uno stipendio e non per amore di quel lavoro. Sarà deamicisiano pensarla così, ma una società dove trionfano odio, risentimento e interesse di parte non ha futuro e non fa figli.
LE TURBOVACANZE
Alcuni dati sono inconfutabili: così continuando in Italia, anche se si trovasse la quadra per fare più figli, ci vorrebbe un secolo per tornare a livelli demografici standard e recuperare l’economia. Non solo, sparirebbe il welfare, basato sui contributi dei giovani per le pensioni degli anziani (le pensioni private personali diventerebbero universali, per evitare il fallimento dell’Inps). Sarebbe come aver subìto una guerra per trent’anni. Esagero, ma non troppo.
Un altro dato incontrovertibile e sintomatico è che ˗ se ci sono meno figli ˗ cresce paurosamente il numero di cani e gatti, esseri adottivi coi quali non si rischia di entrare in conflitto. Lo fanno molti anziani, per combattere la solitudine, e ciò ha senso. Quanto ai più giovani ognuno è libero di fare le scelte familiari che vuole, ma perché allora non adottare orfani di guerra, e così provarsi ad affrontare il dramma (così è, se vi pare) di divenire adulti? Vedo persone di una certa età che vestono come i loro figli e nipoti, se li hanno. Sentono tutti la stessa musica anni ‘80 e ‘90. Si passano le info sui film e le serie da vedere. Poi tutti sono sempre in turbovacanza, che è il contrario del viaggiare per conoscere. Così fan tutti: vanno dappertutto come il prezzemolo.
Ma anche i turboviaggi, se hai due figli, sono un problema (non puoi andare ai Caraibi, ma in Sardegna o Sicilia, se va bene). Al confronto è molto meglio piazzare il cane nella pensione per animali domestici, e poi partire per i lidi più vergini e lontani, glorificando il tuo sentirti come un Magellano o un Roald Amundsen, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud.
Certo, rispetto a questo potersi glorificare sui social perché sei stato qui e là, la famigliola che parte fantozzianamente verso un alloggio alla buona su un monte o in spiaggia libera, appare un poco délabré, fuori moda. Per non ricordare la fatica di dover comunque far da mangiare per la tribù, che è tale anche se il figlio è uno solo. Così sono ancora oggi le famiglie già descritte da vecchi romanzi che bisognerebbe far studiare a genitori e figli, come Morte a credito di Louis-Ferdinand Céline. Quelle famiglie sono in calo, e nessuno più legge Céline oppure lo stupendo racconto di due pagine di Mihail Bulgakov intitolato Il povero Vsevolod, che termina così:
“Morale: Se ne fanno di porcherie dalle nostre parti”. Intendendo: in Unione sovietica.
Occorrerebbe rivoluzionare e migliorare la vita delle masse impoverite, oppure rivedere i princìpi e i valori senza cadere nel pauperismo d’accatto o nell’estremismo politico dove ciò che conta è l’odio e il disprezzo per chi sta al piano di sopra (o di sotto ma non la pensa come te).
I miei amici dell’università sono quasi tutti rimasti fermi alle idee degli anni ‘70, anche se si trovano al lato opposto della barricata, perché abitano in centro e hanno almeno una casa di proprietà (più una “in campagna”) e due pensioni decenti. Pochissimi hanno avuto figli. Guardo i loro post sui social col titolo Io e Gino siamo andati a Mykonos, in cui ripetono le cose che milioni di turbo-viaggiatori hanno già riportato sull’isola, il viaggio, il cibo. Dopo un mese (sono tutti in pensione, più che dorata, se non hanno avuto figli e non hanno genitori anziani da accudire) ed eccoli in un “modesto ma decoroso” albergo a Castiglioncello. A Natale vanno a Capo Verde. Non stanno mai fermi. Quando sono a casa, parlano del loro ultimo viaggio. È vita, quella, o è consumo della vita?
Non sarebbe meglio coltivare la conoscenza del bene, e vedere come limite l’eternità contro un presente che non ha futuro? Far crescere il vuoto in noi ha senso? Non è meglio fermarsi e meditare, senza voler essere per forza dei nomadi dell’overtutto? …Overtourism, over 70 anni, over size, over salutisti... Ma la salute del proprio io non sarebbe preferibile rispetto a quella, ossessiva e monomaniaca, del proprio corpo? Dove si collocano i figli in questo deserto dei tartari?
#demografiaitalia #famigliaitaliana #figli #giovani #scuola #cultura #viaggiare #overtourism #deserto dei tartari
LETTURE CONSIGLIATE PER LE SCUOLE MEDIE NEL 1973 (Oggi sarebbero difficili per molti adulti):
Il taglio del bosco di Carlo Cassola
Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern
La tregua di Primo Levi
Il barone rampante di Italo Calvino
Diario di Anna Frank
Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu
Marcovaldo di Italo Calvino
La casa in collina di Cesare Pavese
Signora Ava di Francesco Jovine
Le redini bianche di P.A. Quarantotti Gambini
La scoperta di Troia di Heinrich Schliemann
Ragazzo negro di Richard Wright
Isola e altri racconti di Gianni Stuparich
Lettere dalla Resistenza europea
Tempi memorabili di Carlo Cassola
Il bosco degli urogalli di Mario Rigoni Stern
Il libro delle Piramidi di C.W.Ceram
Avventure di prateria, di giungla e di mare di Emilio Salgari
La malora e altri racconti di Beppe Fenoglio
Un salto nel buio di Mario Bonfantini
Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia
Diario Partigiano di Ada Gobetti
Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Se questo è un uomo di Primo Levi
Racconti siciliani di Danilo Dolci
Le mille e una Italia di Giovanni Arpino
La ragazza di Bube di Carlo Cassola
Aggiornato il 17 marzo 2026 alle ore 10:42
