Tribunale dei minori e loro interesse

La vicenda della famiglia che viveva nel bosco abruzzese e alla quale sono stati sottratti dal Tribunale dei minori i tre figli in tenera età, collocandoli in una casa famiglia dal mese di novembre scorso, sia pure con la presenza saltuaria del padre e della madre, adesso, dopo che la madre è stata definitivamente allontanata, tanto acquisisce in gravità, quanto guadagna in leggibilità. Diviene molto più grave perché nulla si lascia cogliere come più grave di una separazione coattiva dei bambini dalla madre, ma nello stesso tempo diviene più chiara, perché documenta in modo inequivocabile come il Tribunale dei minori non funzioni per nulla e come sia necessaria una sua abolizione, del resto già preconizzata da alcuni progetti di legge abolitivi giacenti in Parlamento. La faccenda è infatti più semplice di quanto vogliano farla apparire molti commentatori, avvezzi ad arzigogolare oltre il lecito, ammantando di difficoltà varie vicende come questa, le quali, invece, una volta individuato il punto cruciale da evidenziare, si fanno leggere facilmente.

Quando i magistrati, gli assistenti sociali, gli psicologi e la varia tipologia di esperti che, a vario titolo, gravitano attorno all’universo dei minori, ribadiscono – come un mantra – che la loro azione è ispirata soltanto al “miglior interesse” dei minori – ma dirlo in inglese (the best interest) suona meglio e fa fino – in realtà non hanno idea di ciò di cui stanno parlando. E che non abbiano idea si vede subito e senza problemi. Infatti, per tutelare il miglior interesse dei minori, c’è una sola cosa da non fare in modo assoluto, vale a dire allontanare coattivamente i piccoli da madre e padre (a meno che costoro non siano fondatamente sospettati addirittura di attentare alla vita dei figli): tutto il resto appartiene alla dimensione della pura retorica comunicativa.

Ne viene dunque che se il tribunale ha disposto un tale allontanamento in modo coattivo non ha compreso praticamente nulla di nulla circa il miglior interesse dei piccoli, in quanto, così decretando, li ha invece danneggiati in modo grave e irreversibile, consumando non il loro interesse, bensì la loro rovina. Non occorrono perizie o controperizie; non occorrono pareri di commissioni di esperti; sono superflui gli interventi dei consulenti di parte, di pediatri, di consulenti familiari o di psicologi; da evitare poi le relazioni degli assistenti sociali, ai quali va addossata una buona parte di responsabilità di quanto accaduto; non occorre neppure leggere le carte. Per una persona normale dotata del normale buon senso, che invece sembra pericolosamente latitare, basta e avanza aver visto, anche in parte, le scene televisivamente trasmesse nelle quali si vedevano i bambini, presi da disperato pianto, sottratti all’abbraccio della madre, quasi pietrificata. Si vedevano cioè le povere e inermi vittime di una sciagurata deliberazione che, loro infliggendo una punizione senza colpa, li condannava a una orribile lesione psicologica e spirituale, della quale porteranno indelebili segni forse per tutta la vita. È questo l’effetto della deliberazione del Tribunale dei minori sulla vita di quei piccoli, per il loro “migliore interesse”. Ecco la saggezza di questi giudici. Che ciascuno ne tragga il dovuto insegnamento.

Aggiornato il 12 marzo 2026 alle ore 10:42