La Guida Suprema Ali Khamenei è morto

Nelle prossime ore, sarà sempre più forte la spinta a proclamare la vittoria, sospendere le operazioni militari e aspettare che il regime imploda da solo

Le agenzie di intelligence hanno confermato che gli attacchi di precisione nell’ambito dell’operazione “Ruggito del Leone” hanno raso al suolo il complesso presidenziale ed eliminato l’artefice della guerra quarantennale condotta dall’Iran contro il mondo libero. L’uomo che ha armato Hezbollah, finanziato Hamas, massacrato i propri cittadini e portato il Medio Oriente sull’orlo della catastrofe nucleare è morto tra le macerie da lui stesso provocate.

Ciò rappresenta un trionfo tattico di portata monumentale per gli Stati Uniti e Israele. Infligge un devastante colpo psicologico alla Repubblica Islamica. Ma Washington e Gerusalemme si trovano oggi ad affrontare una pericolosa tentazione. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni, sarà sempre più forte la spinta a proclamare la vittoria, sospendere le operazioni militari e aspettare che il regime imploda da solo.

Nelle capitali europee, i diplomatici stanno già formulando dichiarazioni che invocano moderazione e de-escalation. I decisori politici più prudenti sostengono che la coalizione abbia raggiunto il suo obiettivo primario e che ulteriori attacchi comporterebbero il rischio di un’inutile conflagrazione regionale. Essi affermano che un regime decapitato sarebbe destinato a moderarsi spontaneamente o a negoziare la pace. Gli Stati Uniti e Israele devono respingere immediatamente questa illusione.

Uccidere la Guida Suprema significa tagliare la testa al serpente, ma il corpo rimane armato fino ai denti, profondamente radicato e disposto a tutto pur di sopravvivere. La Repubblica Islamica non funziona come una dittatura tradizionale nelle mani di un solo uomo. Ruhollah Khomeini ha progettato l’apparato statale appositamente per sopravvivere alla morte del suo leader supremo. Funziona come un ecosistema ideologico tentacolare. Fermare la campagna aerea ora trasformerebbe un trionfo strategico in una catastrofe generazionale. La coalizione deve sradicare la rivoluzione islamica.

LA MINACCIA DEI SIGNORI DELLA GUERRA DELL’IRGC

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica opera come un impero ideologico piuttosto che come un esercito convenzionale. Khamenei ne è stato l’ancora spirituale e politica, ma l’Irgc controlla lo Stato fisico. Domina la rete delle telecomunicazioni, il settore energetico, i porti e il mercato nero. Controlla circa il trenta-quaranta percento dell’economia iraniana.

L’attacco ha decapitato i vertici, ma rimangono centinaia di fanatici comandanti di medio livello. Questi comandanti mantengono il controllo sui silos dei missili balistici, sulle fabbriche di droni e sulle reti di clientelismo locali. Se la coalizione interrompesse oggi l’operazione “Ruggito del Leone”, questi comandanti dichiarerebbero la legge marziale. Possiedono depositi di armi indipendenti, milizie fedeli e un odio viscerale per l’Occidente. Se le forze della coalizione li lasciassero operativi, non si arrenderebbero. Si trasformerebbero in signori della guerra pesantemente armati, consoliderebbero il potere, giustizierebbero i prigionieri politici e trasformerebbero la dittatura dei clerici in una giunta militare pura. La macchina militare della coalizione deve dare sistematicamente la caccia a questi comandanti. Dobbiamo smantellare completamente l’infrastruttura dell’Irgc.

LA TRAPPOLA DELLA SUCCESSIONE

Una pausa prematura nelle operazioni militari garantisce al regime il respiro di cui ha disperatamente bisogno per dare l’impressione di continuità. L’Assemblea degli Esperti cercherà disperatamente di riunirsi e nominare un successore. I sostenitori della linea dura hanno trascorso anni a preparare il figlio di Khamenei, Mojtaba, ad assumere il ruolo di Guida Suprema. In alternativa, cercheranno di elevare un altro religioso fedele al ruolo supremo.

Gli Stati Uniti e Israele devono negare alla Repubblica Islamica l’ossigeno di cui ha bisogno per ricostituire la sua leadership. La coalizione non può permettere al regime di proiettare alcuna continuità di governo. I pianificatori militari devono designare qualsiasi riunione dell’Assemblea degli Esperti, del Consiglio dei Guardiani o del Consiglio per il Discernimento come legittimi obiettivi militari. I caccia della coalizione devono prendere di mira l’infrastruttura istituzionale della successione. Dobbiamo colpire senza sosta i ministeri dell’intelligence, i centri di comando Basij e le basi operative della Forza Quds fino a quando la capacità del regime di governare non svanirà. Il sistema stesso deve morire insieme al suo leader.

LA MINACCIA NUCLEARE SOPRAVVISSUTA

Il programma nucleare non è morto con Khamenei. Una Repubblica Islamica decapitata, ferita e con le spalle al muro possiede ancora l’uranio e le conoscenze tecniche necessarie per lanciarsi nella corsa alle armi nucleari. Le centrifughe continuano a girare nelle profondità sotterranee di Fordow e Natanz. Gli scienziati e gli ingegneri militari che gestiscono questi siti non hanno bisogno di una Guida Suprema per continuare la loro ricerca della bomba. Hanno solo bisogno di tempo e risorse.

Se la coalizione interrompesse ora la campagna aerea, i generali dell’Irgc sopravvissuti potrebbero prendere la fatidica decisione di trasformare le loro scorte in armi, nel disperato tentativo di sopravvivere. Dobbiamo sradicare l’intera infrastruttura nucleare. La campagna militare deve continuare in modo aggressivo fino a quando le munizioni anti-bunker non avranno completamente annientato ogni centimetro dei laboratori sotterranei e gli attacchi secondari non avranno eliminato le catene di approvvigionamento che li alimentano. Un regime ferito con un programma nucleare sopravvissuto rappresenta una minaccia molto più grave per la sicurezza mondiale rispetto allo status quo che abbiamo smantellato sabato.

LA LEZIONE DEL 1991

La storia ci offre un duro monito contro l’interruzione prematura delle operazioni militari. Nel 1991, gli Stati Uniti sconfissero l’esercito iracheno in Kuwait e inseguirono i superstiti fino al confine. Il presidente George H.W. Bush fermò l’avanzata, convinto che Saddam Hussein sarebbe inevitabilmente caduto a causa delle rivolte interne. Bush invitò il popolo iracheno a ribellarsi contro il dittatore. La popolazione rispose all’appello. Ma Washington interruppe bruscamente la campagna militare, dichiarando immediatamente conclusa la missione. Saddam Hussein sopravvisse, riorganizzò le unità della Guardia Repubblicana sopravvissute e massacrò decine di migliaia di sciiti e curdi.

Non possiamo ripetere l’errore commesso in Iran nel 1991. Se la coalizione si ferma, gli elementi sopravvissuti dell’Irgc e dei Basij si vendicheranno in modo orribile della popolazione civile per ristabilire il controllo. Scateneranno un regno del terrore che farà sembrare i massacri di gennaio un mero preludio.

L’OBBLIGO NEI CONFRONTI DELLA PIAZZA IRANIANA

Ma soprattutto, dobbiamo considerare il nostro profondo obbligo morale e strategico nei confronti della piazza iraniana. Il popolo iraniano è salito sui tetti per celebrare gli attacchi, con grida di giubilo, mentre i missili distruggevano i simboli dell’oppressione. Ha inneggiato alla caduta della Repubblica Islamica. Ha corso un irreversibile rischio sfidando apertamente il regime.

La popolazione ha la volontà di riprendersi il proprio Paese, ma non può combattere a mani nude contro battaglioni dell’Irgc armati fino ai denti e forze paramilitari Basij. La coalizione deve al popolo iraniano la distruzione dell’apparato coercitivo del regime. Gli aerei da guerra americani e israeliani devono smantellare metodicamente gli arsenali dei Basij, i quartier generali dell’intelligence dell’IRGC e i centri di comando della polizia antisommossa. Dobbiamo dare al Consiglio di Riconciliazione Nazionale il potere di iniziare a dirigere l’azione dei cittadini. Dobbiamo creare condizioni di parità affinché la piazza iraniana possa riprendere il controllo del proprio destino.

IL PERCORSO VERSO LA VITTORIA TOTALE

Per ottenere la vittoria totale, i responsabili politici e i comandanti militari devono attuare immediatamente un programma operativo senza scrupoli.

In primo luogo, rifiutare ogni via diplomatica alternativa. Gli Stati Uniti devono porre il veto a qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chieda un immediato cessate il fuoco. Washington deve comunicare agli alleati europei che la campagna militare proseguirà fino a quando la struttura di comando iraniana non si arrenderà formalmente o non collasserà del tutto.

In secondo luogo, annientare il motore economico dell’Irgc. La fase militare deve andare oltre la decapitazione politica. Le forze della coalizione devono colpire le risorse economiche che finanziano l’Irgc. Dobbiamo distruggere le strutture del quartier generale della Khatam al-Anbiya Construction, i terminal per l’esportazione di petrolio controllati dall’Irgc e le camere di compensazione finanziaria che gestiscono i loro proventi illeciti. Tagliare i fondi ai comandanti impedisce loro di pagare i mercenari.

In terzo luogo, recidere definitivamente i canali di sostegno dei proxy. Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen e le Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq dipendono da Teheran per i finanziamenti, le armi e la direzione strategica. Se la coalizione si fermerà, questi proxy interpreteranno la pausa come un segno di debolezza e potrebbero lanciare attacchi coordinati per vendicare il proprio leader caduto.

Le forze americane e israeliane devono dimostrare all’asse della resistenza che il patrono è morto e che l’intera rete è a rischio. La coalizione dovrebbe colpire simultaneamente le basi operative avanzate della Forza Quds dell’Irgc in tutto il Medio Oriente.

La storia offre rare opportunità per correggere errori strategici generazionali. La sopravvivenza della Repubblica Islamica dopo il 1979 ha trascinato il Medio Oriente in quasi mezzo secolo di spargimenti di sangue, terrorismo e rischio di guerra nucleare. Finalmente abbiamo violato la fortezza. Abbiamo ucciso il re. Non possiamo permetterci di andarcene e lasciare che il regime ricostruisca le sue mura.

Gli Stati Uniti e Israele hanno varcato il Rubicone. Non c’è via d’uscita. Non c’è alcuna soluzione diplomatica che attenda dall’altra parte di questo attacco. La coalizione deve proseguire l’offensiva, distruggere le restanti infrastrutture del regime e schiacciare la Repubblica Islamica fino a farla cessare di esistere. Occorre eliminarla alla radice.

(*) Tratto da Middle East Forum Online

(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada

Aggiornato il 02 marzo 2026 alle ore 09:08