Sassolini di Lehner

All’attenzione di quanti esprimono stima a occhi chiusi alla Corte dei conti. Non mi soffermo sull’andazzo pregresso secondo il quale ogni anno stabilivano i propri aumenti di stipendio. Mi limito al periodo di Tangentopoli. La Corte dei conti si inserì nel palcoscenico manipulitista, prendendo per buona la cifra fatta e poi ritrattata da Duilio Poggiolini. Ecco esempi di aritmetica togata. Prima quantificazione: arco di tempo 1983-1992, il danno viene fissato in 15.177 miliardi di lire. Responsabile Francesco De Lorenzo, a partire dal 1983, essendo allora sottosegretario alla Sanità del primo governo Craxi. La Corte non tiene conto che nel 1983 De Lorenzo non ebbe deleghe per i farmaci. Inoltre. tra il 1986 e il 1989, col Ministero della Sanità non ebbe niente a che fare. Al bar dello sport. accade che si parli con superficialità. Se è uno di noi a fiatare a vanvera, il danno per gli altri è marginale. Se a straparlare è un alto magistrato le cose cambiano e il danno morale è enorme.

In una intervista al Tg1 (ore 20, 10 giugno 1995), il procuratore generale della Corte dei conti, Emidio di Giambattista, afferma: “Pur sapendo che i De Lorenzo erano una famiglia ricca difficilmente io credo potremo mai pensare di recuperare 15mila miliardi”. In un colpo solo due epici svarioni. Prima svista: non c’è un solo imputato per quel danno erariale, quindi i fantomatici 15mila miliardi dovrebbero essere ripartiti fra una miriade di presunti responsabili. Secondo sfondone: la Corte dei conti aveva già corretto l’enormità del conteggio, avendo ridotto il danno da 15mila a 1.900 miliardi. Si riconta: la Corte dei conti si accorge che De Lorenzo non è responsabile di nulla negli anni in cui fu sottosegretario e poi fino al 1989. Quindi, nuovi conteggi. Il ragionamento di base è il seguente: la spesa per gli anni 1989-1992 era “mille”, secondo il bilancio di previsione dello Stato. Risultò, invece, di 2.000. L’aumento, dice la Corte, è da addebitare a De Lorenzo. Stando a tale logica si dovrebbero penalizzare tutti gli sfondamenti dalle previsioni dei conti pubblici. E tuttavia, pur con questo ragionamento, De Lorenzo ottiene dalla Corte dei conti un enorme sconto. La richiesta di risarcimento scende da 15mila a 1.900 miliardi.

Gli autori di questi conteggi commettono l’ennesimo errore di distrazione. Non si sono accorti che De Lorenzo è stato ministro non fino al 1992 ma fino al febbraio 1993. E se avessero inserito nei loro calcoli anche il 1992-1993, si sarebbero resi conto che tra il 1989 ed il 1993, De Lorenzo fece risparmiare allo Stato 652 miliardi di lire. Nuovo giro, altro conteggio. Per rimediare agli errori, la Procura della Corte dei conti cestina il brogliaccio e passa ad altro. La Procura regionale della Corte stabilisce un nuovo criterio: addiziona il fatturato di tutte le aziende chiamate in causa da mani pulite e stabilisce che il 90 per cento del fatturato è stato ottenuto grazie al sistema tangentizio. Perché il 90 e non il 100 per cento o il 10 per cento? In mancanza di risposta, stiamo al 90 per cento, fisso come il 3,14 del pi greco. La cifra di questo terzo conteggio risulta pari a 6.420 miliardi. Secondo la Corte sono colpa di De Lorenzo:

1) Gli aumenti automatici del prezzo dei farmaci stabiliti dal Parlamento;

2) Le nuove registrazioni di farmaci più costosi per patologie complesse;

3) L’estensione delle esenzioni dal pagamento del ticket voluta da Carlo Donat-Cattin;

4) L’incremento del consumo dei farmaci a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Insomma, troppa roba per incolpare una sola persona. La Corte dei Conti, davanti al nuovo conteggio, si arrampica sugli specchi, non lo ridicolizza, si limita a respingerlo, trovando cervellotico quel 90 per cento. La cifra, infatti, “non fornisce un idoneo principio di prova della rapportabilità del pregiudizio erariale all’incremento del fatturato con specifico riferimento all’individuazione della percentuale al 90 per cento”. Si ricomincia. A questo punto manca la quantificazione sul danno erariale e la Corte dei conti rischia di sparire dallo spettacolo manipulitista. Il giudice, che ha respinto il terzo conteggio, individua il riparo: è buono il secondo conteggio, quello, in cui De Lorenzo con un colpo di forbice venne fatto scomparire come ministro un anno prima. Altrettanto paradossali le conseguenze sul patrimonio di De Lorenzo, giacché i sequestri cautelativi dei beni proseguono, sbandando. Da notare che i beni sequestrati risalgono agli anni Sessanta, ben prima che De Lorenzo si dedicasse alla politica.

Invece il Tg3, con un servizio di Riccardo Colzi, 7 marzo 1995, parla di: “Ville, appartamenti, fondi rustici e beni immobili per un totale di 1.900 miliardi”. A tanto ammonterebbero i beni dell’ex ministro, beni che la Corte dei conti ha sequestrato a parziale risarcimento dei danni subiti dallo Stato. È il giornalismo che colora le veline, senza mettere in funzione il cervello. Nessuno si meraviglia che De Lorenzo possa aver accumulato in pochi anni beni personali per la spropositata cifra di 1.900 miliardi di lire. Nessuno osa rilevare un altro errore: è stata sequestrata la casa paterna a Limpidi, frazione di Aquaro. Si tratta di immobile donato, agli inizi degli anni Ottanta, al Comune di Aquaro (Vibo Valentia), per farne la sede di un ambulatorio medico (oggi è sede della delegazione comunale di Limpidi). Nessuno si diverte neppure nel raccontare che la Corte ha messo sotto sequestro terreni ad Anacapri che non appartengono a De Lorenzo, ma a persone del tutto estranee.

Non v’è chi rimarca l’inquietante assioma della Corte: non è possibile scagionare De Lorenzo, prendendo come punto di riferimento i mercati internazionali del farmaco “perché dovrebbe essere dimostrato che in tali mercati non si siano verificate distorsioni analoghe a quelle oggetto di indagini in Italia”. In base a tale premessa, avrebbero danneggiato l’erario sia l’Esecutivo di Carlo Azeglio Ciampi e, poi, di Lamberto Dini, che aumentarono i prezzi dei farmaci agganciandoli a quelli internazionali. Tutti in galera, dunque, e tutti sequestrati? Alla fine dell’aritmetica in divenire, contrordine compagni! Riguardo a De Lorenzo, il politico, che invece di raccogliere tangenti al Pci-Pds, le ha destinate al Pli, non sussiste alcun danno erariale. Il danno grave è quello morale e via con altri conteggi. L’aritmetica come opinione e gli assiomi di chi è istituzionalmente chiamato a far bene i conti meritano varie riflessioni, a cominciare dal fatto che un giorno De Lorenzo potrebbe citare in giudizio lo Stato per danni patrimoniali e… aritmetici.

Aggiornato il 25 febbraio 2026 alle ore 10:03