Board of Peace, ibrido su cui non scandalizzarsi

Pur scaturendo da una risoluzione delle Nazioni Unite, il Board of Peace, implementato dal presidente Trump a Davos, non sembra essere un organismo internazionale e neppure un’istituzione intergovernativa: pare trattarsi di una struttura privata, regolata da uno statuto proprio, con adesione su invito e finanziamento basato su contributi inizialmente facoltativi. Non dispone di poteri giuridicamente vincolanti né di strumenti operativi diretti, come missioni sul terreno o meccanismi sanzionatori. Il Board nasce principalmente in relazione al conflitto in Medio Oriente e al dibattito sul futuro di Gaza, con l’intenzione di offrire una piattaforma di coordinamento nella fase post-bellica, riferita soprattutto alla ricostruzione.

Tra i Paesi che hanno aderito o partecipato come membri iniziali figurano Stati del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Europa orientale, mentre la maggior parte dei Paesi europei hanno scelto di non aderire o di mantenere una posizione prudente.

Il nostro governo ha scelto una partecipazione da “osservatore”, posizione non dettata da un limite costituzionale, per il semplice motivo che ha considerato che il “Board of Peace” non è un’organizzazione internazionale propriamente detta, e dunque l’adesione non presuppone la firma di alcun Trattato, né tanto meno una ratifica parlamentare.

Vi sono altri organismi ibridi nel mondo internazionale su cui nessun Paese ha mai sollevato obiezioni giuridiche. Si pensi alla Banca dei Regolamenti Internazionali con sede a Basilea che ha poteri ben più incisivi sulle economie dei Paesi nel mondo di quanto ne possa avere un organismo nato per la ricostruzione di Gaza e pur essendo considerata un’organizzazione internazionale è strutturata come una società anonima per azioni, avente un Consiglio di amministrazione e un direttore generale.

Denominata anche la “Banca Centrale delle Banche Centrali” essa ha lo scopo di promuovere la cooperazione tra le Banche centrali e pianificare il sistema finanziario mondiale. Decide le strategie finanziarie e le regole che servono per far funzionare il meccanismo per immettere denaro nel sistema economico di un Paese e determinare così il reale andamento dell’economia.

Decisioni che vanno ad incidere sulle politiche monetarie dei singoli Paesi promanano però da un consiglio di amministrazione e non da un Consiglio di sicurezza, come nel caso dell’Onu.

Il suo assetto organizzativo ibrido vede la coesistenza di caratteri pubblicistici propri del diritto delle organizzazioni internazionali insieme a caratteristiche bancarie proprie dell’assetto societario e, pertanto, sebbene gli organi di governance siano essenzialmente composti da organi statali, questi ultimi si siedono in qualità di azionisti e i loro diritti di partecipazione sono condizionati dalle quote dei capitali sociali possedute.

La Banca dei Regolamenti Internazionali e il suo ‘consiglio di amministrazione’ godono di immunità giurisdizionale personale e reale al pari di un organismo internazionale. Non solo immunità dall’arresto o dal sequestro dei bagagli personali, ma anche inviolabilità di tutte le carte e i documenti.

Un’ulteriore anomalia nel diritto internazionale, che prevede che gli emendamenti ad un trattato vadano ratificati con gli stessi strumenti con cui è stato recepito il trattato nell’ordinamento interno di un Paese, è dato dalla clausola che attribuisce al comitato direttivo della Banca ampia possibilità di modificare lo Statuto della Banca stessa.

Modifiche anche sostanziali passano quindi senza ratifica dei parlamenti dei Paesi partecipanti. Nessuno si è mai scandalizzato.

Il “Board of Peace” si presta certamente a critiche ma non parteciparvi affatto sarebbe autolesionistico, visto che si tratta dell’unica iniziativa in campo per avviare un processo di pace in Medio Oriente. Qualora l’iniziativa – comunque approvata da un voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – raggiungesse davvero l’obiettivo di arrivare alla pace e alla ricostruzione a Gaza sarebbe poco avveduto per l’Italia restare fuori ed essere esclusa da un processo politico fondamentale in un’area geografica che è di nostro massimo interesse. Non dimentichiamo, peraltro, che l’Italia è l’unico Paese europeo presente in area con i Carabinieri voluti dagli Stati Uniti, da Israele e dalle Autorità palestinesi e un’assenza dal board vanificherebbe l’impegno fin qui svolto ed apprezzato.

La questione, pertanto, sembra appartenere più alla polemica che ad una vera riflessione giuridica. Legittima polemica, ma nulla più di questo.

Aggiornato il 19 febbraio 2026 alle ore 10:31