Sassolini di Lehner
Il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, dottor Giuseppe Amato, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, si è messo a gridare “al lupo! al lupo!” riguardo ai presunti drammatici effetti collaterali della riforma della giustizia voluta da Carlo Nordio. Come un marziano atterrato sulla Terra il 31 gennaio 2026, quindi poche ore fa, ergo totalmente ignaro delle croniche storture giudiziarie di casa nostra, ha affermato: “La separazione delle carriere può porre, a nostro giudizio, il rischio di avere pubblici ministeri che cercano la ribalta della notorietà e l’effetto politico degli indizi”. Un allarme, invero, stupefacente, tale da far traballare dio Krònos, visto che, sprofondando nella più impudente anacronia, proietta nel futuro il passato e il presente delle procure, che dal caso Tortora, se non da prima, sino ad oggi, hanno inseguito, spettacolarizzando l’azione penale e col supporto acritico e servile dei mass media, proprio “la ribalta della notorietà” e gli effetti politici.
Dunque, è possibile il miracolo di magistrati che ignorano mani pulite, quando i pubblici ministeri si presentavano come provvidenziali salvatori della patria, assurgendo a dittatori di fatto, in grado di annichilire sistematicamente esecutivo e legislativo. Dall’idolatrato pool milanese per il quale si dilapidarono (a mezzo stampa, Paolo Mieli regista) similitudini blasfeme: Cincinnato, Marco Polo, Gesù Cristo, Garibaldi, fino ai sovraesposti mediaticamente verso la fama da star, come i pm dell’antimafia rimbalzati presto ad autorità politiche, presto candidati o eletti in Parlamento, ovviamente su seggi di sinistra. Dalla giustizia spettacolo e dalla dittatura togata scaturirono l’antipolitica e l’antiparlamentarismo, nonché nuove marce su Roma contro la “casta”, con in testa Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, i pedagoghi di Beppe Grillo e padri spirituali della rozzezza pentastellata. Lo slogan “onestà! onestà! onestà!” sostituì “boia chi molla” nel moderno squadrismo forcaiolo.
Insomma, la pulsione propagandistica può trasformare alti magistrati in marziani a tal punto ignari della storia e della cronaca recenti, da prevedere nell’avvenire terribili mali sconosciuti, benché già vissuti e patiti per decenni. Roba da far paura come Mars Attacks! C’è chi, invece, non è atterrato, ma è nato in Italia e ragiona su come restituire alla magistratura rispetto, credibilità e immunità dalla malagiustizia. Un autorevole personaggio delle Istituzioni – evito di farne il nome per salvaguardare questo raro raziocinante – suggerisce un’iniziativa concreta, per evitare che la magistratura, quand’anche rossa, possa individuare nel lavoratore di polizia il “nemico del popolo”, come da prassi bolscevica.
Gli agenti di pubblica sicurezza e i Carabinieri, non si sa se siano stati menscevichi, mentre è certo che siano amici del popolo, difensori dei cittadini, usbergo della cornice liberaldemocratica. La persona pensante succitata propone che gli uditori giudiziari arricchiscano il proprio tirocinio, facendo un’esperienza davvero formativa: affiancare come osservatori. almeno una volta, i poliziotti, magari nei turni di notte e non solo nelle periferie più problematiche e nelle grandi città scioperaiole. Il magistrato che abbia vissuto la realtà operativa (con tutti i rischi e i disagi affrontati dagli agenti a contatto con assassini, terroristi, eversori, rapinatori, stupratori, spacciatori, ladri, vandali, pro-Pal, sodali di Hamas, picchiatori e martellatori di Askatasuna) sarà certamente alieno dai pregiudizi e dalla creatività giurisprudenziale, quando in aula sarà chiamato a valutare il comportamento di un poliziotto che abbia, ad esempio, dovuto sparare ad un malvivente che gli puntava contro la pistola.
C’è da sperare che Csm e Anm, prendendo in considerazione il suggerimento, vogliano attuarlo, piuttosto che continuare a fare brutte figure, ciurlando nel manico o uscendo volpinamente fuori tema, come nel caso della eroicomica difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura che nessuno mette in discussione. La riforma Nordio, anzi, è il primo deciso passaggio, per scongiurare la storica dipendenza non solo dalle correnti, ma anche da certi partiti comunisti, postcomunisti e financo da movimenti extraparlamentari, anarcoidi e dichiaratamente eversivi. I vegliardi come me, se hanno ancora il bene della memoria, ricordano i dubbi amletici di certi magistrati “organici e dipendenti da” a proposito dei compagni che sbagliavano: in caso di flagranza di reato che facciamo? Sanzioniamo o assolviamo, perseguiamo o favoriamo il rivoluzionario combattente per la nostra causa? Infine, è doveroso implorare i magistrati combattenti affinché evitino almeno le messinscena più incresciose, surclassando addirittura Antonio Conte che, guadagnando 8 milioni di euro netti all’anno, si è scagliato pubblicamente contro il “dio denaro”.
Aggiornato il 02 febbraio 2026 alle ore 17:40
