Troppi e troppo affollati quei precipitosi funerali, decretati un po’ ovunque in Occidente, per la morte prematura della democrazia, che in molti vedono o temono tramutarsi in autocrazia, come nel caso dell’America trumpiana. Ma è davvero così? La verità è che Donald Trump è solo il fool shakespeariano, il parafulmine al quale si fa ricorso per nascondere il fatto che noi europei abbiamo ignorato per 80 anni le nostre colpevoli lacune, avendo lasciato che si compisse ogni atrocità malgrado il conclamato diritto internazionale e la Carta dell’Onu. Molti dicono che i veri autocrati e burattinai del mondo di oggi siano i grandissimi ricchi delle Major digitali (Silicon Valley, come i grandi oligarchi dei cloud cinesi) e che, quindi, occorre togliere il fungo allucinogeno dei social a miliardi di persone dipendenti, per ristabilire un minimo di regole sociali. Ora, però, noi non solo siamo del tutto impreparati ad affrontare la velocità con cui avvengono gli attuali cambiamenti tecnologici, ma lo siamo ancora di più di fronte alla loro accelerazione, ovvero al cambio istantaneo di passo di tale velocità. E oggi i tempi accelerano così tanto che tutti gli eventi vanno fuori controllo, anche per chi se ne crede protagonista o, peggio, si considera il Grande Vecchio che tutto muove. Ma, piuttosto che fare sterile allarmismo sull’Ia, sarebbe meglio per le esistenti democrazie creare bussola e timone per andare dove diciamo noi, e non dove ci vorrebbe condurre la Tecnica, senza controllo e padroni. Alcuni, pensano seriamente di dare una patente formale agli internauti che dia loro diritto ad accedere responsabilmente ai social (la Francia e la Cina hanno già imposto severi limiti al loro uso da parte dei giovanissimi), accompagnandola con normative e sanzioni rigorosissime per bot e chatbox, in modo che l’utente sappia “sempre” che sta interagendo con un algoritmo e non con umani!
Ora, però, non tutto è colpa del regno digitale attuale e prossimo venturo (anche se il rischio che si configuri come una dittatura planetaria al momento non può essere escluso), dato che nessuno si interroga se, per caso, siano gli attuali strumenti e meccanismi democratici a essere fin troppo obsoleti. Questo perché, da qualche secolo a questa parte, i processi elettorali e il rapporto eletti-elettori sono rimasti praticamente immutati, con relativi pregi e sempre crescenti difetti. Invece, faremmo bene a chiederci come fare un vero e proprio upgrading dei modelli democratici esistenti, visto che la globalizzazione e il funzionamento della finanza mondiale (si pensi all’euro) hanno reso del tutto marginale il contributo e l’autonomia di manovra di governi e Parlamenti delle singole nazioni: per non parlare dell’assoluta impotenza del singolo cittadino a cambiare lo stato delle cose con il suo voto. Sono le dinamiche globali, infatti, a condizionare le scelte di macroeconomia, fissando vincoli esterni dai quali nessun Paese interconnesso agli altri nelle catene di valore può pensare di liberarsi, per tornare a forme autarchiche di gestione dell’economia e dei processi produttivi.
Così, alla fine a essere messa ai margini e perdere del tutto la sua presa sulla politica è proprio la volontà popolare, relegata alla periferia del mondo dai potentati finanziario-economici globali e dalle grandi lobby delle multinazionali, in grado di condizionare i processi elettorali e di far passare leggi e norme regolamentari di loro interesse. E ciò accade perché tutte le dinamiche di potere dal basso verso l’alto, dal popolo al legislatore che dovrebbe esprimerne la volontà, sono di fatto bloccati. Quindi, semmai c’è da superare l’impasse controbilanciando il tutto con modelli misti di democrazia diretta e di rappresentanza delegata. In considerazione soprattutto dei fortissimi, crescenti tassi di astensione dal voto che affliggono a oggi tutte le democrazie rappresentative e che, in senso lato, possono essere interpretati come una volontà di “auto rappresentazione”, non delegata né mediata attraverso forme istituzionali di consenso e tramite i partiti.
Un possibile “algoritmo istituzionale” (per modo di dire) in grado di superare l’attuale impasse, consiste nel progettare un modello misto che si potrebbe definire di “Democrazia semidiretta 3.0” (“Tre” sta per Terzo Millennio), in cui si controbilancia una Camera dei deputati, eletta in modo usuale e con poteri invariati rispetto a quella attuale, con un’altra equivalente costituita in base a una sorta di “criterio di auto-rappresentanza”, che non interagisce con i processi legislativi della prima. A bocce ferme, come si dice, un possibile modo di procedere è il seguente, prendendo spunto dal quadro istituzionale italiano.
Punto primo. Abolizione del Senato e sua sostituzione con una Camera del popolo, in cui i parlamentari sono scelti ogni cinque anni con strumenti di democrazia diretta, come il sorteggio, tenuto conto dei parametri relativi alla piramide d’età, al sesso e alla residenza, in modo da bilanciare la rappresentanza volontaria sul territorio nazionale. Essendo la funzione di parlamentare complessa e delicata, è indispensabile pensare a modalità rigorose per l’accertamento dell’idoneità all’esercizio della carica, verifica quest’ultima che deve essere affidata alle più alte magistrature istituzionali, per ovvie questioni di garanzia e imparzialità.
Punto due. Gli idonei sono inseriti in un’unica Lista nazionale di merito, il cui funzionamento e tenuta sono regolati da legge costituzionale. Al termine della legislatura, gli eletti uscenti sono esclusi dal sorteggio per due mandati, in modo da assicurare il massimo ricambio generazionale.
Punto tre. La Camera del popolo esamina esclusivamente proposte di legge d’iniziativa popolare che vengono dal territorio, dalle istanze dirette di cittadini e dalle realtà locali, purché sottoscritte con non meno di 50mila firme. Ora, poiché le funzioni delle due Camere debbono risultare complementari, a eccezione del voto in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica (destinato a conservare i poteri attuali), l’approvazione dei trattati internazionali e delle leggi costituzionali, le norme approvate dalla Camera del popolo sono sottoposte, senza ulteriori modifiche/rinvii, all’approvazione-rigetto in tempi certi (prefissati cioè con norma costituzionale) della Camera dei deputati. Se respinte, la Camera del popolo, a maggioranza qualificata dei due terzi, può chiedere al Presidente della Repubblica l’indizione di un referendum approvativo, da convocare in tempi certi.
Ora, c’è un quarto punto della massima importanza, che rappresenta una sorta di “bazooka” (prevalentemente in funzione anti-lobby globali o “glocal”, in grado di influenzare i processi elettorali e la scelta delle leadership) dell’espressione diretta della volontà popolare, non mediata dalle due Camere. Il “bypass” è costituito dalle proposte di legge d’iniziativa popolare sottoscritte con più di 500mila firme che, previo rilascio in tempi certi dei pareri di coerenza normativa da parte della Suprema Corte e di legittimità costituzionale a cura della Corte Costituzionale, sono approvate/rigettate senza modifiche da entrambe le Camere. Se respinte dall’uno o dall’altro ramo del Parlamento, o da entrambi, sono comunque sottoposte dal presidente della Repubblica a referendum confermativo in tempi certi. Per la compartimentazione tra rappresentanza delegata e diretta, le leggi ordinarie sono discusse e approvate unicamente dalla Camera dei deputati, così come la fiducia al Governo.
Ora, come si vede, la calibrata ed equilibrata ridiscesa dei poteri verso il basso rappresenta quell’upgrading in grado di offrire una soluzione ragionevole a scongiurare la deriva autocratica all’interno dei sistemi democratici, soprattutto nell’ottica di disinnescare i tentativi di eterodirezione da parte dei grandi Paesi egemoni, perché la volontà popolare può prevalere sempre e comunque sia sulle manovre di Palazzo, sia sui condizionamenti imposti dai grandi gruppi privati che detengono oggi (e ancora più domani) le leve del potere finanziario e tecnologico. Tutto ciò per affiancare alla Dottrina Monroe qualcosa di ben più forte e resiliente, rispetto a ideologie e lotte di potere.
Aggiornato il 30 gennaio 2026 alle ore 12:09
