Sassolini di Lehner
Claudio Lotito è davvero la rovina della Lazio? Tutta colpa sua, non dei calciatori e/o di Maurizio Sarri, se il Como espugna l’Olimpico per manifesto apatico languore e dolce dormire biancazzurro? Mediaticamente, pare proprio di sì. Radio, tivù, carta stampata emettono sentenze senza alcuna possibilità di appello. Il capro espiatorio è lui. Lotito non è incriminato in quanto autore di errori gestionali, di sballate campagne acquisti, ma viene messo alla sbarra e, quindi, gettato dalla Rupe Tarpea come traditore, teso a demolire e a smantellare il proprio club. Per giunta, non rispetterebbe il popolo laziale, denotandosi prevenuto ed intollerante con la santissima tifoseria trattata a pesci in faccia, cioè cornuta e mazziata.
Siffatta lotitoclastia ormai è una moda, nonostante gli oggettivi meriti pregressi, tra i quali:
1) Aver salvato la società dal fallimento;
2) Impedito che finisse nelle mani della camorra;
3) Aver acquistato campioni e arricchito la vetrina sociale di prestigiosi trofei;
4) Aver dato aire al giovane Simone Inzaghi, denotatosi, quindi, grande allenatore;
5) Essersi affidato al lazialissimo e bravo Arturo Diaconale come portavoce ufficiale della Lazio.
La smentita della luciferina rappresentazione di presidente affetto dal cupio dissolvi e da laziofobia cronica non avrebbe credito se proveniente da un cinico tifoso della curva Sud, fautore del “tanto peggio, tanto meglio” perfidamente rivolto ai cugini di piazza della Libertà. Se, però, il dubbio scaturisce da un alto magistrato, tifoso probabilmente del Napoli, allora urge riesaminare e riflettere. Secondo il sostituto procuratore nazionale Antonio Ardituro le tifoserie organizzate, compresa la laziale: “Non sono fatte di tifosi appassionati che cantano i cori e portano le bandiere, ma sono organizzazioni criminali che hanno delle infiltrazioni di carattere mafioso”. Se Ardituro non esagera, facendo di ogni erba un fascio, allora il presidente della Lazio, Claudio Lotito, sistematicamente demonizzato, avrebbe ragione, ad esempio, quando maltratta la curva Nord, tenendosi distante dagli “organizzati”, sospettabili non di tifare, bensì di delinquere.
A determinare le esternazioni, talora, sarcastiche, adirate, astiose del presidente e le sue repliche sprezzanti v’è sicuramente la spina nel fianco di precedenti inqualificabili pressioni perché vendesse la proprietà. Giorgio Chinaglia, bravo con i piedi, ma non di cervello, emblema dell’ingenuo ben raggirabile, venne strumentalizzato e mandato avanti dagli “irriducibili”, capitanati da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik (il criminale assassinato nel 2019 da concorrenti nello spaccio), per convincere Lotito a vendere la Lazio ad una fantomatica cordata straniera, alimentata, di fatto, dal denaro sporco del clan dei Casalesi. Anche allora, nel 2006, a riprova delle grullaggini, se non delle complicità, del giornalismo pallonaro, fu montata una campagna mediatica pressante su Lotito ,affinché cedesse le proprie quote azionarie, favorendo il successo degli innominabili registi della scalata alla società sportiva.
Insomma, egregi pallonari iscritti all’Albo, prima di crocifiggere, è bene affrancarsi dalle rabbiose tossine del tifo che drogano ed euforizzano i neuroni. Potreste, senza rendervene conto, risultare mandanti di brutte conseguenze, sospingendo irriducibili creduloni e forsennati oltre l’insulto e il turpiloquio sino alla violenza. Queste mie considerazioni non riguardano soltanto il mondo del calcio, né vanno annoverate tra le analisi sportive. Si tratta di un editoriale totus politicus, inerente la religione della libertà e della ragione, sull’inciviltà dei conformisti adusi a sbattere il mostro in prima pagina.
Aggiornato il 26 gennaio 2026 alle ore 10:33
