Sassolini di Lehner
Il 19 gennaio 2000, Bettino Craxi ci lasciò. Politicanti, giornalisti, fasciocomunisti con o senza toga, concorsero nell’omicidio, prima politico-giudiziario, infine fisico. Non mi soffermerò sui meriti dello statista e non spenderò alcun elogio sul patriota di Sigonella – Bettino, prendendosi del fascista, fu l’unico a chiamare l’Italia non Paese, bensì Patria – Ai manipulitisti pentiti, ai Paolo Mieli rinsaviti dalla sbornia forcaiola, ai Giuliano Amato, ai Claudio Martelli e ai troppi socialisti che lo tradirono lascio il compito di magnificare in ritardo il leader e il capo di Stato. A me basta raccontare una vicenda di vita vissuta accanto a lui.
A pochi chilometri da Hammamet, vicino alla battigia si trova un bunker, già batteria costiera nazista, dove viveva un povero pescatore con una nidiata di figli, moglie, genitori, suoceri. Difficile capire come entrassero dentro quella grotta di cemento armato, sfidando il cartesiano rapporto “metri quadri-corpi umani”. Bettino era solito, per dare una mano a quella famiglia, chiedermi di guidare fin là, per acquistare del pesce. Ovviamente, trattandosi di solidarietà camuffata, pagava quel pesce azzurro come fosse pregiato tonno rosso di Sardegna. Un giorno, facendo colazione, Bettino mi disse: “Ho sbagliato tutto. Non è con l’elemosina che posso aiutare quella famiglia. Andiamo a comprare sale grosso e barattoli”. Sorpreso, chiesi lumi e lui mi spiegò: “Vedi, quello alle volte pesca tanto pesce, ma non avendo come conservarlo – non ha elettricità, ergo è inutile comprargli un frigidaire – consuma il possibile e il resto è costretto a gettarlo via. Ergo, non più aiuto umanitario, ma fargli un po’ di scuola su come conservare il pescato”.
Rimasi dubbioso, perplesso e preoccupato per la gamba squarciata sino al piede di Bettino, che varie volte al giorno doveva essere curata con creme cicatrizzanti. Ebbene, nulla, neanche il diabete, avrebbe fermato il socialista umanitario uscito direttamente da Cuore e Critica di Arcangelo Ghisleri e Filippo Turati. Da quel giorno cominciarono le lezioni sugli strati di sale e pesce da accumulare nei barattoli. Il tunisino non era particolarmente ricettivo e continuava a sbagliare le dosi, tanto che Bettino – quando s’incazzava, s’incazzava di brutto – passò dalla didattica dolce all’insegnamento severo e gridato. Alla fine, il pescatore apprese l’arte, con mia piena soddisfazione, visto che mi avrebbe evitato i quotidiani raid sulla strada sconnessa e sulla sabbia prigioniera di pneumatici.
Mi sbagliavo, dopo una settimana, Bettino ne pensò una nuova: “I bambini non possono mangiare solo pane e pesce. Servono le verdure, i sali minerali, le vitamine, serve un orto”. Io obiettai: “Mi pare impossibile coltivare cicoria sulla sabbia”. E Bettino: “Ci penso io”. E ci pensò: fece arrivare camion colmi di buona terra rossa, cioè ferrosa, più rastrelli, vanghe, zappe. Io dovevo tornare in Italia da Arturo Diaconale e da L’Opinione delle libertà. Bettino mi diede un incarico strategico: acquistare semenza di varie verdure commestibili. Tornai dopo un mese con una valigia piena di semi. Alla dogana, infatti, stavano per arrestarmi, credendo che fossi uno spacciatore di altre erbe, quelle che si fumano. Spiegai in francese che si trattava di semi di lattuga, cappuccina, cicoria, bieta, eccetera. Non fui creduto. Alla fine, supplicai un ufficiale tunisino di telefonare a casa del presidente Craxi e chiedere se era vera la mia versione. Fui io stesso a dargli il numero telefonico, tanto per comprovare che non baravo.
Insomma, grazie a quella telefonata, evitai le carceri tunisine per fattispecie di reato di insalate. Bettino mi accolse, abbracciandomi e scusandosi per avermi creato quel problema, ma sotto sotto era divertito. Anzi, prese a chiamarmi per scherzo pusher internazionale di puntarelle. Ad Hammamet ritrovai il mago degli orti, il pugliese Nicola Mansi, noto come fido autista di Craxi, pur essendo in realtà un agronomo capace di far nascere il frumento pure sulle rocce. Da allora, altre puntate verso il bunker, altre gettate e spianate di terra rossa, alcune autobotti piene d’acqua. Cominciarono le semine e le magistrali lezioni dell’indimenticabile Nicola Mansi. E orto fu per un futuro migliore della famiglia del pescatore. Sembra una favola bella, ma è soltanto la pura verità su un uomo del fare. Questo e molto altro ancora era Bettino Craxi.
Aggiornato il 19 gennaio 2026 alle ore 09:56
